E ne abbiamo avuto conferma, qualora ce ne fosse stato bisogno, nel ”creativo” e ”coinvolgente” concerto ”con Enzo” che Paolo Jannacci e la sua band hanno tenuto all’Auditorium ” Gervasio” https://giornalemio.it/eventi/si-potrebbe-andare-tutti-a-sentire-jannacci-a-matera/ per la stagione eventi musicali dell’Orchestra Ico della Magna Grecia, lasciando spazio a ricordi, riflessioni e improvvisazioni che hanno tenuta desta l’attenzione del pubblico, che ha ripagato i musicisti con applausi e un sentito coro di ”Bravi”. Paolo Jannacci, piano e voce, Marco Ricci, al basso, Roberto Gualdi alla batteria e Daniele Moretto,alla tromba, hanno fatto divertire e si sono divertiti, segno di una amicizia, e di una continuità con quanto papà Enzo faceva in maniera scanzonata ma professionale con gli amici del Derby e altri.

La scaletta della serata, cominciata con ”cosa c’era aldilà dell’Arcobaleno” e ”Latinamente”, è passata via via – come ha ricordato Paolo- tra le storie jannacciane…ricordando l’esperienza di ” Ci vuole orecchio”, composta poi accantonata e poi ripresa dallo stesso Paolo con i complimenti del papà. Giusto per tenere il ritmo in crescendo, passando per ”Musical” e sulla squinternata ” Banda dell’Ortica” che pareva muoversi a ritmo di fox trot. Milano come New York? Fate voi. La band ci è andata dentro, facendo tambureggiare dita e piedi tra le fila dell’Auditorium. Il concerto,e non poteva essere diversamente, ha reso omaggio a due grandi della poesia e della musica senza tempo, come Paolo Conte con ”Parigi” (davvero struggente nella interpretazione di Paolo Jannacci) e di Fabrizio ” Faber” De Andrè per quel ” Via del Campo” e musicata da Enzo Jannacci. Dalla Poesia ( la P maiuscola ci sta, eccome) alle tragedie comiche, a giudicare dal tema, con l’Armando, riferita alla storia di due gemelli che si volevano troppo bene, finchè non si è aperta la portiera dell’auto e Amen…per Armando. Storie come ” Vincenzina” dedicata a tutte le donne, che si fanno in quattro per salvare famiglie e recuperare uomini persi o che hanno sbagliato.

Bene si piange ma si ride, come accadeva nelle osterie jannacciane, e una medley (come ripete una felice denominazione statunitense) ha coinvolto il pubblico con ”E La vita, la vita l’è bella” cantata anche da Cochi e Renato, ”Perché ci vuole Orecchio” e ”Silvano”. Trascinante, e con un simpatico siparietto dal pubblico per una citazione in inglese, ” Vengo anch’io, no tu no”. Per passare, prima del bis finale, alla ballata ”El purtava le scarpe de tennis” dedicata a un momento d’amore di un barbone. Storia di stretta attualità per quanto oggi accade o passa inosservato in strada o è ignorato nella alienante dimensione social. Scarpe da tennis (i puristi diranno da Jogging come la J di Jannacci) e Paolo ne ha indossate un paio con striscia rossa dopo aver raccolto, con la band, gli applausi finali sulle note di ”Chissa se è vero…Che insieme agli anni va via anche l’amor?” Una canzone del 66 che celebra 60 anni e passa di amore per un concerto che per Paolo e papà Enzo continuerà nella stima per quanti apprezzano musica, poesia in un concerto eseguito con passione.



