E’ bastata una apparizione, vista di sfuggita sabato 8 gennaio su Rai Uno, nel corso della trasmissione ”Italia Sì” , perchè si riaccendesse il ricordo di un loro concerto al Teatro Duni con lo spettacolo ” Non ce ne importa niente”, inserito nella stagione teatrale 2009-2010. Era il 29 gennaio 2010 e quel simpatico trio di voci radiofoniche e movenze ,ispirate al fascinoso ”Trio Lescano” conquistò il pubblico della Città dei Sassi. Anche perchè una delle ”Sorelle Marinetti” era e continua a esserlo il materano Nicola Olivieri, attore e corista lirico. E con lui Andrea Allione (sostituito dal 2015 da Matteo Minerva) , attore, cantante e coreografo e Marco Lugli, cantante e attore. I tre, Turbina, Mercuria e Scintilla Marinetti, truccati e travestiti da signorine, si esibirono in uno spettacolo esilarante , accompagnati dall’orchestra Maniscalchi, in una ambientazione d’epoca . E riproducendo canti in falsetto e corali sulle note di celebri successi come “Il pinguino innamorato, Ma le gambe, Tulipan e La gelosia non è più di moda”
Applausi e risate, con sketch esilaranti che ad alcuni accostarono, ma con grazia diversa, al trio delle “Sorelle Bandiera” della trasmissione di Renzo Arbore ”L’altra Domenica” e note per il brano ” Fatti più in là…”. Altra storia, altro contesto visto che l’autore e produttore Giorgio Bozzo per le sorelle ”Marinetti” (dal nome del noto maestro futurista Filippo Tommaso Marinetti”, aveva armonizzato epoca e canzoni con un percorso di ricordi che hanno finito con il celebrare la radio, strumento importante di propaganda durante il ventennio fascista, insieme al ”cinematografo”. La radio è andata avanti e continua ad essere ascoltata, anche sul web. Preferiamo il romantico apparecchio con manopole in bachelite, avendo avuto modo di apprezzare in casa modelli dalla cassa lignea, a valvole e sormontate da un giradischi di marca Geloso. Marchi scomparsi, finiti al museo. Ma che le sorelle Marinetti, che abbiamo apprezzato anche a Sanremo nel febbraio 2010 con la nostra Arisa in ”Malamorenò”, tirano fuori con bravura canzoni d’epoca senza tempo, diffuse in monofonia da quelle ingombranti radio del passato.