Tornateci di giorno nei giardini dell’Hotel del Campo per apprezzare quella sequenza di acquerelli, dedicati ai grandi interpreti del jazz, realizzati dal professore e artista Severino Salvemini per la mostra ”Jazz Frame”, allestita con gusto e passione da Enza Doria, responsabile fotografia dell’Onyx jazz club, per la rassegna Gezziamoci. Per un attimo ha lasciato le sue macchine fotografiche dal potente obiettivo, la ringraziamo per le immagini che periodicamente ci fornisce sulla manifestazione, e ha utilizzato al meglio prati, portici, sedute, piante del giardino per allestire una galleria naturale dove il jazz risuona tra colori, interpreti, strumenti e generi diversi. Se incrociate, per esempio Ray Charles, non potrete non pensare o accennare al notissimo ” Georgia on my mind” ascoltato in concerto a Matera 30 anni fa allo stadio ”XXI Settembre- Franco Salerno” su iniziativa di quel vulcano di idee che era e resta Angelo Tosto con ” Matera Viva” e non solo. Altri tempi. Un’altra Matera… E ” Ray” fa apripista per un tratto davvero efficace del maestro Salvemini, alla scoperta di una quarantina di artisti e interpreti, italiani e stranieri, che hanno fatto e continuano a fare la storia del blues, del jazz e di altre sonorità senza confini. Visitate la mostra. C’è tempo fino al 29 agosto.

DAL 24 AL 29 AGOSTO MATERA, Hotel del Campo
JAZZ FRAMES
Mostra di acquerelli sui personaggi del jazz realizzati da Saverio Salvemini,
Professore Senior dell’Università Bocconi di Milano.
Questa mostra è frutto di una triplice contaminazione: la musica jazz, l’acquerello e il framing. Tre ingredienti in parte tra loro anche contraddittori. Innanzitutto i miei musicisti preferiti – non certo la storia della musica jazz – incluso qualche artista eterodosso, che magari sarà arricciare il naso ai puristi (“Carosone, ma che c’entra?”).
Una musica imperfetta, un po’ sghemba e sporca, con scarti di lato e un mix di swing e di saudade.
Poi l’acquerello, con l’acqua che scivola da tutte le parti e i contorni che non trattengono ma con le tinte su tinte più dolci e aggraziate possibili. La terza dimensione è la prospettiva, il frame , l’inquadratura.
Un taglio fotografico che imbriglia i primi due aspetti, un po’ anarchici. Il frame che struttura, che spiazza, che rende i personaggi protagonisti unici.