Quel libro di dieci anni fa ” Aspettando al semaforo” , vera biografia di Enzo Jannacci scritta dal figlio Paolo , è rimasto nello scaffale dei ricordi e delle cose buone scritte da uomini che dicono quello che pensano, anche in dialetto, come quello milanese poco comprensibile (per quanti non si sforzano di capire) come quelle materano. Ma in mezzo ci sono la musica e l’orchestra della Magna Grecia per una seduta di prove prima del concerto di Matera all’auditorium della Cava del Sole. E la domanda, visto che abbiamo imparato ad apprezzare l’ottima musica di famiglia, sorge spontanea :..” Siamo ancora fermi al semaforo?”. Risposta sul pentagramma della certezza. ” Siamo sempre fermi al semaforo – dice Paolo Jannacci. Ci facciamo sempre domande. Cerchiamo di darci delle risposte e ci interroghiamo su cosa ci riserva la vita…Il semaforo è vivo può essere giallo, rosso, verde dipende da te, da lui, non si puo’ mai sapere”.

Ed è quello che capitò alla fine degli anni Settanta, durante il periodo delle Radio libere, a un amico, gran lavoratore e tennista dilettante che avevamo ribattezzato ” Bertolucci” per somiglianza e stazza. Ma che non aveva la professionalità dell’originale che aveva vinto nel 1976 la Coppa Davis in Cile con Adriano Panatta, in una squadra guidata dal capitano non giocatore Nicola Pietrangeli, e composta anche da Corrado Barazzutti. Il ”nostro” che pensava di far carriera con le griffe dell’epoca aveva scommesso che avrebbe battuto un ” seconda categoria” e che da lì sarebbe cominciata la scalata alle classifiche nazionali. Scommessa che fece al microfono di Radio Castelvecchio, che trasmetteva in Fm sui 102 megahertz.Sicuro di vincere… Ma se avesse perso pretendemmo che gli sarebbe toccato di dover cantare alla radio, e in ”milanese”, il famoso brano di Enzo Jannacci ” el purtava i scarp de tennis, el parlava de per lü,El purtava i scarp de tennis, perché l’era un barbun…”

Altra storia. Ma il trait d’union con le scarpette da tennis, griffate, ci stava. Per il volenteroso Barazzutti nostrano, che aveva azzeccato anche un paio di volèe da tennista domenicale, la sfida con il ”seconda categoria” finì in meno di un’ora con un doppio secco 6-0, 6-0. Dovette pagar pegno cantando in diretta quel brano in milanese. Fu, naturalmente, una debacle radiofonica finita a risate fino alle lacrime, che chiudemmo con una doppia riproduzione sul piatto anche di altri brani di Jannacci, come ” Silvano”, ” Giovanni telegrafista” (dedicato a un ascoltatore della vecchia Sip) e il devastante ” Vengo anch’io no, tu no” che aveva spopolato nella hit di Lelio Luttazzi e nella nostra. Era la Prima Repubblica dove occorreva metterci la faccia, senza barare con gli artifizi social o del web senza ”nè amore e nè sapore” di oggi. E i brani erano originali, eccome. Come quelli di Enzo Jannacci e oggi di Paolo.

Naturalmente, a questo punto, gli chiediamo quale sia il brano a cui è più affezionato. Ci risponde che è Musical, lo stesso con il quale ha aperto il concerto con l’Orchestra della Magna Grecia.” E’ del 1980 e fa parte dell’album ‘Ci vuole orecchio’ -dice Paolo – che avrebbe dovuto chiamarsi Musical , poi è venuto fuori ‘Ci vuole orecchio’ e aveva una dirompenza assoluta, quindi hanno cambiato tutto”. Del resto la creatività, la voglia di provare, mescolare, sentire e risentirsi porta a fare quello che ci piace veramente e se si è tenaci, si studia con passione, umiltà e professionalità, i risultati vengono ma senza bruciare le tappe. ” La gavetta serve a maturare – dice Paolo Jannacci- a migliorarsi e a dare il meglio di sè. Me lo diceva papà ed è un invito che rivolgo ai giovani e in giro ce ne sono di bravi”.

Al piano Paolo ricorda papà Enzo e la scaletta ” l’è bella e pronta” traducendo dal milanese all’italiano. Successi noti, che il pubblico canta volentieri. ”Faccio – dice il cantautore- anche un brano di Sanremo, “Voglio parlarti adesso”, tra l’altro un’idea di Piero Romano, ed è inserito dopo “Io e te” un altro brano d’amore scritto in un periodo difficile, negli anni di piombo. Un brano duro, una storia d’amore abbastanza dura e poi c’è un’altra storia d’amore, quella degli anni Duemila del terzo millennio”. Milano, Matera Musica, Magna Grecia, 4 ”M” di successo, e con l’orchestra della Magna Grecia che ha colpito non poco il cantautore. ” E’ una splendida realtà – dice. Mi ha anche impressionato per ”la gentilezza” dei partecipanti. Gentilezza anche da punto di vista estetico musicale. Loro suonano in maniera professionale, ma hanno anche questa gentilezza non solo visiva ma anche del tratto musicale”. Per il maestro Piero Romano che l’ha plasmata, sostenuta stagione dopo stagione è una bella soddisfazione. Jannacci al lavoro, comunque, per una produzione in corso d’opera. E chissà che un giorno non venga fuori una produzione nel solco delle ” 4M” dette sopra.

Naturalmente ci vuole orecchio e Paolo Jannacci fa riferimento alle sue preferenze, che l’hanno formato e poi a casa e nei locali dove si esibiva papà Enzo non mancavano le sorprese. ” Sul piano internazionale – conclude- mi sono sempre bilanciato tra la West Coast, quindi un elemento d’arrangiamento principe come quello di Quincy Jones e un altro grande produttore-arrangiatore come David Foster. Quanto al jazz sento tutt’ora Bill Evans, mentre una volta sentivo Joey Calderazzo. Poi sono tornato a Bill, perchè come mette giù le mani Bill Evans non c’è nessuno.

Poi ascoltavo anche Chick Corea prima che diventasse un po’ troppo ‘articolato’. Ricordo di averlo ascoltato per la prima volta al Teatro Smeraldo con la Electric Band ed è stato eccezionale. con Frank Gambale, Eric Marienthal e Scott Henderson. Per quanto riguarda gli italiani Paolo Conte e Giorgia”.

Un altro Paolo…e deò resto l’immarcescibile pianista e chansonnier della ” Topolino amaranto” e ” Via con me” non poteva che essere tra i preferiti.

Stessa considerazione per Giorgia, autrice di brani ‘forti’ come ‘Gocce di memoria”, che spazia dal jazz al soul, dal pop al rhytm and blues. Naturalmente attendiamo Paolo con una nuova incisione e,chissà, a Sanremo 2022…Glielo auguriamo.
IL CONCERTO DI MATERA NEL SERVIZIO DEL 1 DICEMBRE 2021

Jannacci canta Jannacci con l’Orchestra della Magna Grecia