HomeCulturaIl meticciato musicale si chiama Pasticcio Meticcio

Il meticciato musicale si chiama Pasticcio Meticcio

IL METICCIATO, in tempi di odio razziale e colonizzazione degli istinti di disumanità del popolino da parte del potere, è l’unica risposta possibile. Sempre. Ovunque. E comunque.

Allora, l’anno scorso, quando per la primissima volta in assoluto abbiamo incontrato la musica dei Pasticcio Meticcio a Pomarico (MT), prima insomma d’incontrarla nuovamente ad Aliano al tempo delle lune e dei calanchi d’Arminio ’18, abbiamo provato un’irrefrenabile gioia; oltre che, di certo, una bella curiosità.

Allora, grazie alle mosse dei social, una settimana fa circa o poco più, vedevamo che ad Alessandria il 17 marzo scorso andava in scena un altro appuntamento dei Pasticcio, con loro “Diaspora aLive Tour”. Che bellezza, il meticciato. Ché la musica dei Pasticcio Meticcio è contaminazione e sensibilizzazione, non per l’integrazione ma con l’integrazione.

I “ricongiungimenti musicali tra Albani e Arberia”, dove sentiamo insomma il nostro Pollino e i suoi limiti sensoriali di prossimità, con un appuntamento questa volta promosso dall’associazione alessandrina ‘sin.tonia’, parlano la lingua delle scoperte etno-musicologiche: “5000 km percorsi da sette musicisti che suonano quattordici strumenti, (…), per un viaggio visuale e musicale attraverso la musica popolare arbereshe (italiana) e albanese”.

Elisa Guarraggi è voce e chitarra, maestria del canto e voglia della danza, il contaminante tormento del passato che si fa presenza presente in termini di vitale tonalità e cifra dell’amore per tradizione e innovazione, sentimento e sensazione; l’albanese Kujtim Kola fa brillare il buzuki, il bilbil e il riey, ricordando che diversi e bellissimi strumenti li crea lui stesso; Marco Tosto muove con la stessa competenza e passione sia mandola napoletana che lira calabrese, come tamburi a cornice e il darbuqa, e la fisarmonica; Francesca Ospovat incanta col clarinetto; Flavio Bertuccio alimenta il sogno con suo contrabbasso.

I concerti dei Pasticcio Meticcio sono la dimostrazione, appunto, tornando appunto al cominciamento, che il meticciato è più che un termine da esibire invece un canto umano da sperimentare con costanza. Mentre ben sappiamo quanto sia meglio per tutte e tutti, come saremmo migliori essendo meno noi stessi.

Nunzio Festa
Nunzio Festa

BREVE NOTA BIOGRAFICA

Nunzio Festa è nato a Matera, ha vissuto in Lucania, a Pomarico, poi in Lunigiana e Liguria, adesso vive in Romagna.

Giornalista, poeta, scrittore.

Collabora con LiguriaDay, L'Eco della Lunigiana, Città della Spezia, La Voce Apuana e d'altri spazi cartacei e telematici, tra i quali Books and other sorrows di Francesca Mazzucato, RadioA, RadioPoetanza e il Bollettino del Centro Lunigianese di Studi Danteschi; tra le altre cose, ha pubblicato articoli, poesie e racconti su diverse giornali, riviste e in varie antologie fra le quali: Focus-In, Liberazione, Mondo Basilicata, Civiltà Appennino, Liberalia, Il Quotidiano del Sud, Il Resto.

Per i Quaderni del Bardo ha pubblicato “Matera dei margini. Capitale Europea della Cultura 2019” e “Lucania senza santi. Poesia e narrativa dalla Basilicata”, oltre agli e-book su Scotellaro, Infantino e Mazzarone e sulle origini lucane di Lucio Antonio Vivaldi; più la raccolta poetica “Spariamo ai mandanti”, contenenti note di lettura d'Alessandra Peluso, Giovanna Giolla e Daìta Martinez e la raccolta poetica “Anatomia dello strazzo. D'inciampi e altri sospiri”, prefazione di Francesco Forlani, postfazione di Gisella Blanco e nota di Chiara Evangelista.

Ha dato alle stampe per Historica Edizioni “Matera. Vite scavate nella roccia” e “Matera Capitale. Vite scavate nella roccia”; come il saggio pubblicato prima per Malatempora e poi per Terra d'Ulivi “Basilicata. Lucania: terra dei boschi bruciati. Guida critica.”. Più i romanzi brevi, per esempio, “Farina di sole” (Senzapatria) e “Frutta, verdura e anime bollite” (Besa), con prefazione di Marino Magliani e “Il crepuscolo degli idioti (Besa).

Per le edizioni Il Foglio letterario, i racconti “Sempre dipingo e mi dipingo” e l'antologia poetica “Biamonti. La felicità dei margini. Dalla Lunigiana più grande del mondo”.

Per Arduino Sacco Editore “L'amore ai tempi dell'alta velocità”.

Per LietoColle, “Dieci brevissime apparizioni (brevi prose poetiche)”.

Tra le altre cose, la poesia per Altrimedia Edizioni del libro “Quello che non vedo” (con note critiche di Franco Arminio, Plinio Perilli, Francesco Forlani, Ivan Fedeli, Giuseppe Panella e Massimo Consoli) e il saggio breve “Dalla terra di Pomarico alla Rivoluzione. Vita di Niccola Fiorentino”.

Per Edizioni Efesto, “Chiarimenti della gioia”, libro di poesie con illustrazioni di Pietro Gurrado, note critiche di Gisella Blanco e Davide Pugnana.

Per WritersEditor, la biografia romanzata “Le strade della lingua. Vita e mente di Nunzio Gregorio Corso”.

Per le Edizioni Ensemble, il libro di poesie “L'impianto stellare dei paesi solari”, con prefazione di Gisella Blanco, postfazione di Davide Pugnana e fotografie di Maria Montano.

Per Bertoni Editore, il libro di poesie “Semplificazioni dai transiti sotto la coda di Trieste”.

Per Tarka Edizioni, il saggio narrativo “Ai piedi del mondo. Lunigiana e Basilicata sulle corde degli Appennini”.

Per BookTribu, il romanzo breve “Io devo andare, io devo restare”.

nunziofesta81@gmail.com.

RELATED ARTICLES

Rispondi

I più letti