Il Fai torna al rione Castello di Pomarico. Il 17 e 18 ottobre anche in terra pomaricana, possiamo sottolineare magari accennando allo stile linguistico di tempi che vedremo, le visite guidate organizzate dai gruppi Fai (Fondo ambiente italiano), con referenti, aderenti e volontari all’opera, saranno riproposte le giornate di valorizzazione di storie e luoghi di pregio dell’ex Belpaese. “Vogliamo continuare – s’apprende dalla presentazione degli appuntamenti – il percorso di ricostruzione della memoria storica pomaricana, che abbiamo avviato lo scorso anno, focalizzando il nostro interesse sulle origini di Pomarico”. Questa volta, insomma, si punterà su un racconto di personaggi, marcando le figure d’alcune personalità di riferimento della passato pomaricano; ovviamente per valorizzare aspetti qualificanti da donare alla volontà di progresso di Pomarico: “Vogliamo raccontarvi – è spiegato ancora nelle righe d’accoglienza – di alcuni concittadini che, nell’arto temporale che abbraccia la seconda metà del 1700 e la metà del 1900, si sono distinti in vari ambiti, dando un contributo notevole alla scienza, alla matematica, alla filosofia, alla letteratura. Personaggi che sono purtroppo, immeritatamente – è perfino sottolineato -, rimasti nell’oblio e di cui a stento conosciamo i nomi”. Eppure, per esempio, all’intellettuale Niccola Fiorentino è stato abbastanza recentemente dedicato una appuntamento specifico d’approfondimento; oltre all’attenzione riservata allo stesso dallo storiografo locale, Pietro Varuolo; senza dimenticare le diverse pubblicazioni dedicate da Altrimedia Edizioni. Fiorentino, potremmo aggiungere in questa sede, fu anche patriota. Nel senso che dalla parte della Rivoluzione partenopea, ci passò solamente quando gli “alberi della libertà” erano stati abbattuti dalla restaurazione borbonica. Aspetto che comunque non gli salvò la vita. Niccola Fiorentino, insomma, non fu Eleonora de Fonseca Pimentel e neppure Rachele Cassano. Ma è da ricordare soprattutto, appunto, per alcune opere da lui scritte: “Le Riflessioni sul Regno di Napoli” su tutte. Seppure la sua adesione alla “rivoluzione napoletana” è da far risalire alla redazione dell’”Inno a San Gennaro”, pubblicato proprio nel 1799. Fiorentino, tra le altre cose, scrisse un libretto definito da alcuni come “il documento che testimonia le direttive culturali del governo repubblicano” e, addirittura, “il manifesto di formazione della propaganda repubblicana”. Dal titolo emblematico “A’ giovani cittadini studiosi”.