Nightmare show, una notte da incubo -per quanti non conoscono l’inglese- con due protagonisti del ”classic-progressive” ( e l’accostamento ci sta tutto) con il violinista russso Aleksey Igudesman e il pianista coreano Hyung-ki Joo, che hanno inaugurato il cartellone di ”Matera in musica” con uno spettacolo che ha contagiato l’orchestra Ico della Magna Grecia e coinvolto il pubblico alle prese con un evento fuori dagli schemi. E l’Auditorium ” Raffaele Gervasio” è venuto giù (è il caso di dire) lungo un percorso musicale creativo, frizzante, irriverente ma ottimamente gestito da due professionisti davvero sorprendenti, per la capacità di stare sul palco e di spaziare senza steccare…da un genere all’altro. I puristi seriosi o gli accademici della musica, in frac o in tubino nero, li avrebbero cacciati a pedate dal palco rispendendoli agli angoli delle strade, nelle piazze o nelle subway delle grandi metropoli per il loro modo spensierato e dissacrante di reinterpretare musicisti, compositori e arie famose, che alla fine conquistano il pubblico per la loro originalità.E, aggiungiamo, per la loro voglia giocosa di divertirsi, a cominciare dai toni e dalle fantasie dei colori di vestiti e copricapo o delle pavane bicolori ai piedi dell’epoca del Charleston o del Cotton Club. Ed è stato il maestro, nonchè direttore artistico di ”Matera in musica” a dare il ”La” a una serata sorprendente per le esecuzioni e le gags, alternate da applausi e risate. E così il noto ”Per Elisa” di Chopin è stato eseguito da Hyung-ki Joo sdraiato sotto la tastiera con un acuto per un ”ronfo e russato”, che è stato un omaggio alla città del divano. Da fondo scala e fondo schiena le esecuzioni per Mozart e Rachmanikov intervallati da squilli di sottofondo di suonerie polifoniche al telefonino fino al romantico Morris Albert per ritornare sui virtuosismi di Chopin e Liszt che conquistano i cuori…ma non quelli del poliziotto Aleksey Igudesman vestito di scuro e con le insegne della MPS…la Militar Police Sound o Song…che ha tartassato il povero HyungKi Joo, tra cambi di ritmi e sonori scapaccioni, per un limite di velocità di 98 battute rispetto alle 78 consentite. La multa è stata poi convertita sulle note del ‘Bel Danubio blu” di Strauss sfociate nella baia di Rio de Janeiro con i ritmi della samba e della street dance. Finità? Macchè. La pausa ha riportato sul palco i duelli delle musiche di ”Mezzogiorno di fuoco” di Sergio Leone con le caccole nasali lanciate come un guanto di sfida, finite nell’occhio del violinista russo, e con un musicista che ha cavalcato un violoncello per raggiungere l’Ok Corral a ridosso del piano di Joo. Gli indiani li avrebbero sterminati con le maledizioni di Manitou, spronati dai ritmi dei Led Zeppelin con l’arcinoto ” Song remains the same” e le ballate irlandesi dei Padri Pellegrini . Più coinvolgente di così…E con tanto di omaggio alla dance con un brano di 40 anni fa, ”Y Wille Survive” di Gloria Gaynor e all’italico francese ”Chiaro di luna”. Notte da incubo. Chi c’era ha apprezzato un modo divertente e intelligente di fare musica. Chi non c’era…si attacchi a ”You tube” in attesa che il maestro Romano provi a fare il bis nella prossima estate,magari con un calice di vino sotto le stelle.