POMARICO – L’arte contemporanea di Caggiani ricorderà per sempre il suo autore nel Palazzo Marchesale.

Il 27 dicembre del funesto 2020, a Milano, è morto il generale in congedo dell’Aeronautica Militare Italiana, Giuseppe Caggiani, fortemente legato a Pomarico per tradizione famigliare e amore per la comunità; tanto da aver acquistato anni or sono qui una casa per le vacanze e aver donato molti suoi quadri alla fruizione della stessa comunità. Opere che possono esser apprezzate in una della ampie stanze del Palazzo Marchesale che fu dei Donnaperna.

Nato a Messina nel ’34, artista sempre in fermento e uomo d’eleganza e quindi maniere d’altri tempi, Caggiani era spesso ospite pomaricano con sua moglie. Nel corso dell’estate 2019, inoltre, aveva allestito una propria personale nella Galleria d’Arte “Casa Cava” complesso adiacente alla chiesa rupestre di San Pietro Barisano a Matera. Durante l’anno di Matera Capitale della Cultura Europea. Quasi a suggello d’una carriera che l’aveva visto esporre anche in Spagna, Belgio, Olanda, Inghilterra, Canada e Usa.

Caggiani ha firmato oltre 1500 opere. “Opere quiete, severe, libere”, le definisce col solito acume la critica d’arte Milena Ferrandina. “La tela – aggiunge Ferrandina, alla quale abbiamo chiesto un parere d’esperta – per Caggiani era luogo di lenta sedimentazione del pensiero, un pensiero che si traduceva in gesto necessario, autentico che costruiva, nell’attimo cruciale della formulazione dell’immagine, tragitti e luoghi nel limpido ordine di una spazialità geometrizzante. La progettazione analitica dello spazio viene caparbiamente perseguita e le linee, sembrano dolci ferite inferte alla griglia di una superficie sempre più volutamente segmentata”.

Un’analisi dell’arte che è poi messa in stretta relazione con la conoscenza diretta dell’artista: “A distoglierci tuttavia dal rigore geometrico, anche se più libero nella composizione, ci giunge, per chi lo ha conosciuto, sempre viva la sua naturalezza, e la dolcezza incantata, nascosta, ma assolutamente indiscussa dell’animo di Caggiani, espressa attraverso il colore”, ragiona infatti la critica. Un percorso di costruzione d’immagini inedite: “In questa sorta di aporia tra la geometrizzazione degli spazi ingannati però dall’audacia dei colori puri, forti e risonanti, tra verdi, blu e viola, prende forma un’opera tra tempo della progettazione e tempo dell’esecuzione”. Milena Ferrandina inoltre riflette sulle somiglianze con la pittura di Veronesi, Reggiani e Soldati, però sottolineando come Caggiani, già agli esordi, “seguì comunque una strada in parallelo, più autonoma, priva di dipendenze e derivazioni, ben consapevole di pagare lo scotto di un grado minore di riconoscibilità stilistica, in un clima in cui la logica delle adesioni a dei brand formali, si andava facendo sempre più insistente”.

Nella sua vastissima produzione artistica, “in una logica di precisione e rigore, dove regnano l’ordine – ci spiega ancora, infatti, Ferrandina – e i rapporti armoniosi della geometria, dove la chiarezza compositiva titola la quasi totalità delle sue opere, vi si inseriscono suggestioni derivate da paesaggi e orizzonti lucani. Colline, marine, vedute notturne e tramonti della sua amata Sicilia. Campi di grano e primavere che si susseguono”. La sua intelligenza critica lo ha portato ad aprire nuove strade e a riprendere in chiave diversa riflessioni già svolte, aggiungendo però particolari anche tridimensionali alle sue opere, quasi un collage materico, tra la corposità pura non diluita del colore, anche se steso uniformemente e l’applicazione di parti di tela di juta che rendeva l’opera consistente, dinamica e riconoscibile”. Ogni creazione dialoga con la successiva, “ma in una sorta di sospensione cronologica”. Come dimostra anche la mostra permanente al Palazzo Marchesale di Pomarico.