Prima o poi arriva il momento di dover cessare l’impegno istituzionale nella società e di dover andare in pensione in modo che – ed è questo l’auspicio in una regione come la Basilicata, dove l’emigrazione dei giovani continua- le nuove generazioni possano prendere il nostro posto e, chissà, avere un futuro migliore. E’ quanto farà a fine mese il dottore, nonchè giornalista e agricoltore quando ha tempo, Filippo Mele, che conosciamo dalla prima Repubblica. Quando collaborava anche per il settimanale Città domani e tirava fuori servizi interessanti dal Metapontino, con la sua terra nel cuore e nell’impegno politico per una alternativa, con un mandato da sindaco socialista alla guida del comune di Scanzano Jonico. E quel doppio impegno, tra terra, politica, con tanto di basco nero ”nenniano”, ne ha fatto uno dei testimoni identitari di quella terra divisi tra impegni ambulatoriali e giornalistici, che lo hanno visto in prima linea proprio come i protagonisti de il ”Quarto Stato”. Il quadro del proletariato italiano, noto come ”la fiumana” dipinta, tra il 1898 e il 1901 da Giuseppe Pelizza da Volpedo visitabile al Museo del Novecento di Milano,e che campeggia anche sul blog di Filippo. Non è un caso a leggere la nota di commiato, pubblicata sulla sua pagina social, il ricordo dei sacrifici dei suoi genitori per far studiare lui e i suoi fratelli. E ancora oggi, ricordando quegli anni Filippo non può che esprimere gratitudine . Il dottore non dimentica e, dopo aver appeso il camice a chiodo, ma che terrà sempre a portata di stetoscopio…, non se ne starà con le mani in mano. Del resto non è mai stato un ‘pantofolaio’. Scanzano, Policoro dove risiede, e il Metapontino sono la sua terra. Magari un filmato, riflessioni per fornire utili spunti per quanti saranno chiamati ad amministrare quelle comunità. A cominciare dai giovani, che lo hanno invitato nelle scorse settimane a ricandidarsi dopo 30 anni buoni da quella prima esperienza in trincea. Altri tempi. Largo ai giovani. Ed è giusto che sia così. Se il buon esempio lo dessero anche tanti marpioni e ipocriti che, con coerenza, passano da una lista a uno schieramento politico all’altro, pur di ”stare in mezzo al gioco”, la Basilicata avrebbe messo da parte comparizi e comarizi da familismo immorale. Ma tant’è.

Il dottor Mele, naturalmente, festeggerà con una vacanza la meritata pensione con un tour in auto con la sua compagna prima a Recanati, città Leopardiana, poi al Santuario di Loreto e via via nelle capitali della cultura Roma, Firenze e chissà dove. Tappe che avrebbe voluto fare a suo tempo, ma lavoro, impegni e limitazioni imposti dal confinamento domiciliare ( usiamo i termini italiani che sono chiari ed efficaci) causati dalla pandemia da virus a corona covid 19 e derivati. A Filippo gli auguri di una serena pensione che, conoscendone le abitudini, sarà improntata a impegnarsi per la sua terra ma senza affanni. Del resto uno che porta un cognome che dà frutti, Mele, non può che essere intorno all’albero della vita sociale, medica, giornalistica, politica. Ci sarà spazio, dopo gli opportuni aggiustamenti, anche per un libro. Lo attendiamo, anche perchè il ”Quarto Stato” con le tensioni che ribollono nel mondo, è di stretta attualità.

LA NOTA PUBBLICATA DA FILIPPO MELE SUL BLOG
https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=297455152385066&id=100063617498276&sfnsn=scwspwa
Carissimi,

il 30 novembre prossimo sarà il mio ultimo giorno di lavoro di medico di medicina generale. A 68 anni e 8 mesi ho deciso di staccare la spina dall’impegno professionale. Sono stati 41 anni di lavoro più 6 di laurea. In totale si tratta di 47 anni di medicina. Tutta esercitata nell’ambito territoriale: medico di base o di famiglia o di medicina generale che dir si voglia. Una scelta obbligata, allora, dalla necessità di lavorare, sposato con una figlia. La mia sede sempre Policoro con una dipendenza a Scanzano Jonico, per qualche tempo. Sono stati 47 anni di lavoro intenso, duro, sempre dalla parte dei pazienti. Certo, non credo di aver accontentato tutti. Ma, credetemi, io ho fatto del mio meglio per tutelare la salute di chi me l’aveva affidata. Qualche volta scontrandomi con loro stessi e dicendo anche “no”. Ma a fin di bene. Ho sempre combattuto i contrasti con gli altri “fronti” del Sistema sanitario nazionale che avevano scarsa considerazione del mio lavoro e di quello dei miei colleghi. Ho sempre difeso la parte impegnata della mia categoria sia a livello scientifico sia sindacale sia, soprattutto, giornalistico. Già, spesso ho mescolato le due attività: medico e giornalista. Che, altrettanto spesso, confliggevano e creavano problemi. Ma sempre, ripeto, nell’interesse delle parti più deboli in causa. Una volta dissi, invitato ad un convegno della Asl: Se il cittadino è in lotta col Comune o con l’Azienda sanitaria ha ragione il primo. Se il Comune è in conflitto con la Regione ha ragione il Comune. Se la Regione è in lite col Governo nazionale ha ragione la prima. Per me è così. Magari non al 100% ma nella stragrande maggioranza dei casi gli ultimi hanno sempre ragione. E La Asl non mi invitò più come relatore ai convegni. Ma, cari pazienti, amici e lettori, mio padre era coltivatore diretto, quarta elementare; mia madre, coadiuvante agricola, analfabeta. Hanno voluto, però, un figlio medico, uno avvocato, uno dottore in agraria e alla figlia hanno aperto una libreria. La cultura e il lavoro, duro, prima di tutto. L’onore, la serietà, la professionalità, prima di tutto. E’ valso e vale anche per me. Ma c’è un tempo per ogni cosa. Così, dal 1 dicembre non sarò più nel mio ambulatorio di via Caltanissetta 49 dove, qualche giorno, sono stato ininterrottamente per 20 ore. Così, dal 1 dicembre non avrò più l’assillo dei problemi dei miei pazienti. Non avrò più i patemi per quelli più fragili, allettati, in terapia domiciliare. Almeno formalmente. Perchè tutti rimarranno nei miei pensieri. Nessuno escluso. Dal 1980 in poi. E piango per i tanti scomparsi e per le vittime del Covid-19, amici e pazienti portati via dal nemico invisibile. Così, vi abbraccio virtualmente salutando ogni persona che mi legge con il mio classico augurio: Ad maiora semper!!!

LA MEDICINA DI GRUPPO “MEDGROUP”
PS. Ovviamente non posso chiudere questo post senza ringraziare tutti i colleghi e personale del Servizio sanitario, ad ogni livello, con cui ho stabilito, al meglio, un rapporto di collaborazione in tutti questi lunghi anni. Consentitemi, però, di ringraziare, in particolare, la segretaria della medicina di gruppo di cui ho fatto parte, la Medgroup, Sonia Antonicelli, preziosa; le infermiere Rosanna Castronuovo prima e ora Zuccarella Katya, eccellenti e indispensabili; e i miei grandissimi colleghi-amici Rocco Nino Stoja e Carla Zuccarella. Ad maiora semper a tutti!!!