Musica ribelle e non solo tra progressive, blues, jazz  con sonorità, parole e temi che spaziano dall’amore ai temi del sociale. Questo è stato Eugenio Finardi a Matera, nella giornata dell’addio a Pino Mango, in un concerto del Consorzio Teatri Uniti di Basilicata inserito nell’ambito della rassegna “Solchi”, la rassegna artistica autunno-invernale del Movimento Culturale Spiragli.

Un evento ( peccato!) per pochi  appassionati, che si sono scaldati le mani nel freddo cineteatro Duni, lungo il tour nel tempo che li ha portati a intonare vecchi e nuovi successi.

E così “Come Savonarola’’, “Diesel’’, “Nuovo Umanesimo’’, che lo ha portato a citare Papa Francesco e la necessità di uscire dagli effetti negativi della globalizzazione. E poi da “Dolce Italia’’ dedicato a Matera 2019, a “Cadere e Sognare’’ sulle tante storie degli italiani e delle italiane che perdono il lavoro.

Interessanti  due pezzi di puro rock come “ 14 gocce di valium’’ ed “F104’’, quindi l’omaggio ad Alice con ‘’ Laura degli specchi’’, il romanticissimo ‘’ Le ragazze di Osaka’, l’intenso ‘’ Forte , Fragile’’, l’evergreen “Extraterrestre’’ e il simbolo di libertà di comunicare delle radio libere di “Musica Ribelle’’.

Tanti i brani tratti dall’ultimo lavoro ‘’ Fibrillante’’, inciso dopo l’esperienza che lo ha ricaricato dopo un intervento di fibrillazione atriale.

Finardi ha aperto anche le pagine della sua storia e di quella del Bel Paese, parlando senza peli sulla lingua, da poeta – cantautore della provocazione con una capacità di sentire, improvvisare e comporre fuori dal comune.

Eugenio  tra gli ultimi di una nidiata di musicisti degli anni Sessanta e Settanta che con una chitarra partiva con un accordo,una frase, una emozione per tirare fuori canzoni senza epoca. Un esempio di creatività che la civiltà 2.0 della multimedialità amorfa e ripetitiva non è riuscita a rimpiazzare,  avara come è  di armonia e di emotività.