Non sappiamo se ci sono ancora margini di recupero. In settimana un incontro a Bari in Confindustria, forse per ricucire lo strappo da muro contro muro avvenuto nella Capitale al Mimit… Ma resta l’interrogativo. Quanti soldi pubblici hanno ottenuto negli anni la Fiat degli Agnelli, e non è stata la sola, e la Natuzzi la più grande azienda del mobile imbottito del Mezzogiorno? Domanda ricorrente, accanto ai commenti di ingratitudine se vanno all’estero, delocalizzano o, come accade, per aziende di Stato ma a vocazione private dall’energia alle telecomunicazioni hanno sede amministrativa all’estero, dove si pagano meno tasse? Una sconfitta per il Sud, per restare alla vicenda Natuzzi dopo la rottura del confronto con Regioni Puglia e Basilicata e sindacati, al ministero dell’industria e del made in Italy, come osserva nella nota che segue il segretario provinciale dell’Ugl Pino Giordano. E che, allo stesso tempo, sostiene gli auspici di ripresa del neo presidente di Confindustria di Basilicata Francesco D’Alema. Servono fatti aldilà delle affermazioni, che lasciano il tempo che trovano, ieri come oggi, di amministratori locali che ”quanti ricevono fondi pubblici, non possono lasciare tutto e andar via” fregandosene di territori e famiglie di operai. L’appello al senso di responsabilità serva a poco o nulla se non si mette mano a strumenti di controllo, obblighi con relative penali, e a percorsi per definire un piano industriale del Belpaese che continua a mancare da 30 anni. Cominciato con le dismissioni dei grandi gruppi di Stato e che continua con la vendita di tanti pezzi del Made in Italy, ma senza garanzie che gli imprenditori restino e rispettino piani di riqualificazione e di rilancio. In Francia e in Germania piani industriali e vincoli ci sono eccome. Tant’è che il Governo, in qualche modo è dentro o controlla, i grandi marchi e gruppi nazionali. In Italia si continua a parlare a vuoto di tutela del made in Italy, ma di fatto non si fa tutelare per mantenere quello che abbiamo. Il governo Meloni riparta da qui nell’ultimo anno di mandato si impegni su questo tema, anzicchè andare avanti con le prove di forza sulla nuova legge elettorale con un premio di maggioranza spropositato e senza che la gente possa scegliere e votare chi merita.

Comunicato stampa.
UGL Matera: “Basta con la Basilicata dei finanziamenti senza controlli. La politica impari dagli errori del passato e resti unita per salvare lavoro e industria”.
“La vicenda Natuzzi rappresenta l’ennesimo duro colpo al tessuto produttivo della Basilicata e della Puglia. La mancata sottoscrizione del protocollo presso il Ministero delle Imprese e del Made in Italy apre uno scenario estremamente preoccupante. Chiusure, sospensioni produttive e ipotesi di delocalizzazione mettono a rischio centinaia di posti di lavoro e uno dei simboli dell’industria del Mezzogiorno.”
Lo dichiara Pino Giordano, Segretario Provinciale dell’UGL Matera.

“Condividiamo pienamente la visione espressa dal neo presidente di Confindustria Basilicata, Francesco D’Alema: la Basilicata deve tornare a crescere puntando su industria, investimenti, infrastrutture, innovazione e capitale umano. È questa la strada per creare sviluppo e occupazione stabile. La crisi Natuzzi, però, affonda le sue radici in decenni di politiche industriali sbagliate. Per troppo tempo sono stati distribuiti finanziamenti pubblici senza pretendere garanzie sul mantenimento delle produzioni e dei livelli occupazionali. Troppe aziende, una volta esauriti gli incentivi, hanno chiuso i battenti o trasferito le attività, lasciando soltanto disoccupazione, capannoni vuoti e desertificazione industriale.ù


La provincia di Matera è tra i territori che hanno pagato il prezzo più alto. Alla vertenza Natuzzi si sommano la crisi CallMat, le difficoltà dell’indotto e le criticità della Val Basento. Dietro questi numeri – prosegue Giordano – ci sono famiglie, lavoratori e giovani che vedono ridursi ogni giorno le prospettive di futuro. L’UGL dice basta alla stagione dell’assistenzialismo senza controlli. Chi riceve risorse pubbliche deve rispettare gli impegni assunti con il territorio. Chi delocalizza dopo aver beneficiato di fondi pubblici deve restituire fino all’ultimo euro. Va riconosciuto che l’attuale Governo regionale, guidato dal Presidente Vito Bardi, insieme agli Assessori Francesco Cupparo e Cosimo Latronico, sta cercando di invertire una rotta segnata da errori accumulati negli anni, utilizzando in maniera strategica le risorse del Fondo di Coesione e del PNRR per rafforzare competitività, investimenti e occupazione.


È un percorso che merita il sostegno di tutte le istituzioni. Ora serve unità. Le crisi industriali non hanno colore politico e i lavoratori non appartengono a nessuna bandiera. Parlamento, Regione, enti locali, organizzazioni sindacali e imprenditoriali devono presentarsi uniti ai tavoli nazionali per difendere il sistema produttivo lucano. L’UGL chiede un piano straordinario per la reindustrializzazione della provincia di Matera e della Val Basento, il rafforzamento delle politiche attive del lavoro, il riconoscimento delle aree più colpite come aree di crisi industriale complessa e regole che impediscano di finanziare con denaro pubblico chi poi abbandona il territorio. Continueremo a difendere ogni posto di lavoro e a sostenere una politica industriale fondata su responsabilità, investimenti e occupazione stabile. La Basilicata – conclude Giordano – non può più permettersi gli errori del passato: è il momento di costruire, insieme, un futuro fatto di lavoro, sviluppo e dignità per i lavoratori e per le nuove generazioni.”
Potenza, 28 giugno 2026
