…Con Mario Draghi alla guida del Governo e di ministri, di diversa impostazione ed esperienza sul campo, impegnati a non rimediare figuracce con l’Unione Europea con la nomea consolidata che “non sappiano spendere’’ o “dilapidiamo risorse’’, l’ingente flusso di quattrini legati al Recovery Plan e Pnrr per la ripresa, non è il caso di lamentarsi o di gridare alla “sottrazione’’ di autonomia. Perché questa volta, come ricorda Pierluigi Diso, cresciuto a pane, pianificazione e scommesse (finora rimaste al palo) per la filiera della Zes, ci sarà una struttura di coordinamento centrale a monitorare quello che si farà in periferia. E la Basilicata che ha fatto oggettivi passi indietro nella programmazione e nella spesa, a causa di mediocrità, miopie e politiche accentratrici che ci hanno fatto accumulare non pochi ritardi, dovrà compiere uno sforzo in più per tirar fuori una struttura locale “lungimirante’’ e “competente’’, che guardi a priorità e investimenti fuori dalle logiche da collegio o parentela elettorale. Naturalmente attendiamo fatti in questa direzione, che ancora non ci sono, ovviamente perché – siamo onesti e concreti- non vediamo ancora quella cultura di impresa istituzionale che investa sulle priorità e non sulla demagogia. Se per la Zes, per esempio, è fondamentale far decollare infrastrutture e piattaforme logistiche in Valbasento, immediato e naturale retroporto di Taranto, e allora che alla Regione si diano una mossa. Anche perchè le direttive nazionali danno un ruolo ai Comuni e i nostri, ricordiamolo, hanno risorse umane e finanziarie davvero limitate e carenze oggettive. Per Galdo di Lauria e dintorni, più vicini alla Campania come l’aeroporto di Pontecagnano, si lavori dopo quando il rapporto tra Porto di Taranto e Retroporto immediato di Basilicata sarà avviato. Per il Sud e la Basilicata è l’ultima occasione. Il Governo, se non sarà strattonato per la giacca, con le immaginabili pressioni da realtà locali “eterodirette’’, e manterrà la barra dritta, verificherà sul campo – e senza sconti per nessuno- se il meccanismo a livello locale funziona. Altrimenti è bene che resti confinato negli inconcludenti webinar dell’economia dalle mani libere.

Le osservazioni di Pierluigi Diso
Il presidente del Consiglio, durante l’incontro con le Regioni, ha parlato tra le altre cose della struttura della governance e del coordinamento con gli enti locali per la gestione dei soldi del Recovery plan e ha detto: “Noi italiani abbiamo perso credibilità per la capacità di investire”. Il governo costituirà delle task force locali che aiuteranno le amministrazioni territoriali nella gestione dei fondi del Recovery plan che sarà consegnato il 30 aprile. Ma questo coordinamento sarà necessario davvero? Il Presidente del Consiglio ha detto di sì ed ha previsto un Pnrr su due livelli: una struttura di coordinamento centrale che supervisionerà l’attuazione del piano e relazionerà alla Commissione Europea, a seguito del raggiungimento degli obiettivi previsti. Accanto a questa struttura di coordinamento è stata prevista una struttura di valutazione e una struttura di controllo. Le amministrazioni locali saranno invece responsabili dei singoli investimenti e delle singole riforme. Ciò ha portato i sindaci a storcere il naso, perché volevano più autonomia di spesa in materia di infrastrutture sociali, mobilità, rigenerazione, efficientamento energetico. I comuni temono un lunghissimo iter per l’assegnazione delle risorse, per questo chiedono finanziamenti diretti e non intermediati, norme di semplificazione specifiche per la realizzazione delle opere previste nel Piano, riduzione dei passaggi formali. Attendiamo di leggere il Piano che sarà inviato a Bruxelles, in particolare gli effettivi progetti individuati e la loro localizzazione e possibile realizzazione. Così conterà non solo quanto si spenderà, ma gli effettivi miglioramenti che si determineranno, definiti con indicatori quantificati e misurabili. Il Piano sembra instaurare un rapporto diretto fra le strutture centrali e i soggetti esecutori, i comuni, tagliando fuori le regioni, dopo venti anni di riforma costituzionale. Forse questo potrebbe portare in tutto il Paese, e in particolare nel Mezzogiorno, ad accrescere l’efficacia di quel che si farà. Forse il governo centrale riuscirà a garantire politiche per l’intero paese e l’eguaglianza nei diritti di cittadinanza. Ad oggi c’è però da dubitare che i Comuni siano in grado di essere gli unici referenti periferici e attuatori dei programmi. Il Piano potrà raggiungere i suoi obiettivi solo se determinerà parallelamente un loro potenziamento, a partire dalle amministrazioni comunali in termini di validi funzionari. . Oggi epidemia e politiche per il rilancio creano un’occasione per un ripensamento dell’Italia, riportando al centro dell’attenzione e della concreta azione delle politiche, il ruolo del Mezzogiorno nella società e nell’economia nazionale. Nonostante le devastanti conseguenze della pandemia sulla nostra economia il Governo Draghi tenterà in qualche maniera di riparare, anche se non sappiamo ancora con quali risultati. E’ innegabile che l’opportunità di interventi straordinari dettati dai Recovery Fund si presenta ora come non mai. Gli attori istituzionali, i corpi intermedi, le classi dirigenti ed imprenditoriali sono dunque chiamati a dare prova, questa volta, di saper guardare oltre gli interessi di parte. Senza voler entrare nel merito dell’elenco delle priorità che è lunghissimo, credo che la grande scommessa, quella vera, riguardi il piano delle infrastrutture, materiali ed immateriali di cui il Mezzogiorno, ma soprattutto la Provincia di Matera ha bisogno come il pane. Si torna a parlare di infrastrutture e tra qualche giorno l’attenzione sarà posta sull’aviosuperficie di Pisticci, ritenuta di interesse rilevante dalla Regione Basilicata che farà intervenire al webinar tre assessori. Ma torniamo alle priorità. L’assetto viario della provincia è uno dei temi da prendere in esame senza mezzi termini. Serve accelerare il percorso della piattaforma logistica di Ferrandina, senza dimenticare le aree artigianali. Poi ci sono le infrastrutture, dalle zone Zes di Matera e Val Basento con l’utilizzo intelligente delle aree retroportuali. Servono grandi opere per lo sviluppo industriale della nostra provincia. Riuscirà chi governa questo pezzo del Mezzogiorno a capire l’importanza della posta in gioco? Serve, insomma, un cambio di passo per considerare il rilancio del Sud una priorità del Paese e uno dei punti principali del Recovery Plan. Tra Recovery Plan e Zes il Mezzogiorno ha forse l’ultima occasione per rinascere: la volontà del Governo è questa, ma bisogna passare dalle parole ai fatti in tempi celeri.
Pierluigi Diso