Fuori dai rapporti pagati e strapagati che continuano a restare nel cassetto di incaricati e convenzionati o di organismi istituzionali, che portano avanti un lavoro egregio ottimo per la convegnistica delle riflessioni, vengono fuori – finalmente- un luogo e un metodo che indica da dove cominciare per far funzionare logistica, infrastrutture materiali e immateriali ed economia. E in questo contesto si inserisce in maniera concreta, con la politica dei piccoli passi che ne contraddistingue l’operato, l’azione del Comitato Zes Lucana 2017, con un ciclo di incontri informativi e formativi destinati a mettere insieme proposte e percorsi sulle cose da fare. Un piccolo ateneo dinamico, senza pagamento di tasse universitarie, per offrire qualcosa di concreto per il porto di Taranto sul da dove, cosa portare e chi la porterà alle banchine e alle gru di Mar Grande. Per farla i containers vanno riempiti di merci e allora il nodo è rappresentato dal punto più vicino di riferimento che non può essere la pompa di carburante di Gualdo di Lauria ma la piattaforma logistica e il centro intermodale di Ferrandina sui quali siamo fermi alla stima di finanziamento. E poi le infrastrutture. E ancora l’analisi dei costi altrimenti le nostre aziende, quelle attive nel settore del mobile imbottito o dell’alimentare per esempio, continuerà a utilizzare Napoli o Gioia Tauro. Qui il coordinatore del comitato Zes, Pierluigi Diso, ricorda la necessità di rapportarsi con il ministro per il Sud, Barbara Lezzi, e su questo occorre un raccordo politico che al momento è limitato dai contrasti su Matera 2019 e sul clima da campagna elettorale che arrovella le diverse anime del Pd, Partito di maggioranza alla regione ma con una crisi di identità e di rappresentanza a tutti noto. “Occorre una nuova visione delle politiche per il Sud, con piena responsabilità dello Stato centrale – afferma Pierluigi Diso, di origine salentine- specie adesso che il Ministro per il mezzogiorno è una leccese – per una visone programmatica che possa imprimere una spinta sempre più forte e rimuovere definitivamente i fattori di svantaggio con nuove politiche di sviluppo industriale e di occupazione. Insomma, sfruttando la nascitura ZES jonica si possono attrarre importanti investimenti di logistica e industriali nei porti e retroporti, così da renderli snodi importanti per i traffici nel Mediterraneo, magari sviluppando subito delle zone franche doganali

LA NOTA DEL COMITATO ZES LUCANA 2017

Le previsioni della SVIMEZ nel 2018 hanno evidenziato un PIL del Centro-Nord che dovrebbe crescere dell’1,4%, in misura maggiore di quello delle regioni del Sud +1%. Nel 2019 si rischia un forte rallentamento dell’economia meridionale e la crescita del prodotto sarà pari a +1,2% nel Centro-Nord e +0,7% al Sud, con un sostanziale dimezzamento del tasso di sviluppo in poco più di due anni, anche se la SVIMEZ va calma nell’esaminare il rallentamento dell’economia meridionale nel 2019; però in assenza di una politica adeguata, anche l’anno prossimo il livello degli investimenti pubblici al Sud dovrebbe essere inferiore di circa 4,5 miliardi se raffrontato al picco più recente (nel 2010). Almeno per il 2019 occorre recuperare per intero questo gap, favorendo in misura maggiore gli investimenti infrastrutturali di cui il Sud ha grande bisogno. Eppure il Mezzogiorno ha partecipato, dall’Unità d’Italia ad oggi, al generale processo di sviluppo economico e sociale di cui il paese è stato protagonista, ma al tempo stesso la sua posizione relativa rispetto al Centro-Nord permane di forte svantaggio. In altri termini esiste ancora una “Questione Meridionale” che interroga tutto il nostro Paese. E’ sicuramente questo dualismo che limita la capacità di crescita dell’insieme dell’economia italiana. Il Mezzogiorno è decisamente meno sviluppato rispetto al resto del Paese, presentandosi come periferico e diviso, anche rispetto alle opportunità del Mediterraneo del quale è cerniera con l’Italia e porta d’ingresso per l’Europa. Il Sud Italia è caratterizzato da carenza di collegamenti per la mobilità interregionale e per la logistica territoriale e dall’assenza di nodi di scambio tra le principali modalità di trasporto. Tra le regioni del Mezzogiorno che soffrono maggiormente questo divario c’è la Basilicata, dove il complesso sistema dei trasporti e dei collegamenti con il resto del Paese sconta un pesantissimo quadro di ritardi e di inefficienze nell’ammodernamento e sviluppo della rete regionale. L’attuale assetto del sistema viario lucano si presenta con molte carenze e limiti, strutturali, funzionali e organizzativi, che generano situazioni di estrema urgenza, specialmente per quanto riguarda i principali assi viari che collegano i maggiori punti di interesse della regione. La situazione delle reti infrastrutturali del trasporto in Basilicata rimane precaria, provocando notevoli disagi sia ai residenti sia ai turisti, nonché a tutti coloro che si trovano a transitare in regione. Da questi dati si è partiti qualche giorno fa in un incontro fra varie associazioni tenutosi presso la sede della Associazione Zona Franca Matera e del Comitato ZES Lucana 2017. In quella sede vari professionisti hanno calendarizzato una serie di incontri per analizzare le criticità ancora da studiare, proprio adesso che Matera ha un grande eco internazionale perché capitale europea della cultura 2019 e proprio adesso che l’intera regione, sia pure a macchia di leopardo, diventerà retroporto di Taranto e quindi sarà presto una Zona Economica Speciale. E’ necessario inquadrare il ruolo e la missione di una regione che è area di collegamento e non solo di transito fra regioni caratterizzate da addensamenti urbani e problematiche di sviluppo. Occorre investire sulle dorsali interne, sui corridoi che collegano il Tirreno allo Jonio, che da Salerno portano a Potenza fino al metapontino e a Taranto, attraversando la maggiore area destinata ZES lucana e cioè la piana di Ferrandina e Pisticci. In questo scenario un particolare rilievo assume l’asse basentano per la sua vocazione a saldare i “punti di forza” dei territori interni alla portualità ionica, ma va recuperata la tratta Ferrandina-Matera anche per rispondere alla nuova Capitale della Cultura, ancora esclusa dai collegamenti ferroviari statali, anche se le FAL hanno già visto in Matera 2019 il grande attrattore e da pugliesi si sono già mossi per tempo. Eppure la rilevanza strategica di Matera adesso non ha bisogno di commenti. Né va sottaciuto che la zona economica speciale lucana rispetto all’area tarantina va governata con gli strumenti della razionalità politica, poiché Taranto è adesso ancor più collegata a Matera Capitale non solo per le affinità magno-greche, ma anche per gli investimenti che possono essere finanziati dall’Europa, sperando nella celere realizzazione della piattaforma logistica agroalimentare che collegherebbe maggiormente i due territori. Insomma, un risveglio del Mezzogiorno, soprattutto infrastrutturale, deve partire dalla Capitale europea della cultura e dalla Basilicata intera ed ecco che bisogna professare la nuova politica della proposta e non più solo della protesta, perché negli ultimi anni il Mezzogiorno ha ripreso a crescere e segnali di ottimismo emergono dal suo tessuto imprenditoriale. Siamo oggi di fronte a un mezzogiorno che presenta nuovi problemi e nuove potenzialità che caratterizza una nuova questione meridionale, la cui soluzione dev’essere rilevante per l’intero Paese. La politica e le istituzioni devono costruire un disegno e mettere e a sistema le potenzialità del Mezzogiorno per farle diventare trinanti, cioè massa critica per far ripartire il Mezzogiorno. Occorre una nuova visione delle politiche per il Sud, con piena responsabilità dello Stato centrale – specie adesso che il Ministro per il mezzogiorno è una leccese – per una visone programmatica che possa imprimere una spinta sempre più forte e rimuovere definitivamente i fattori di svantaggio con nuove politiche di sviluppo industriale e di occupazione. Insomma, sfruttando la nascitura ZES jonica si possono attrarre importanti investimenti di logistica e industriali nei porti e retroporti, così da renderli snodi importanti per i traffici nel Mediterraneo, magari sviluppando subito delle zone franche doganali.
Pierluigi Diso – ZES Lucana 2017