L’affascinante signora qui ritratta è Lee Remick, coprotagonista con Montgomery Clift, nel 1960, del film di Elia Kazan “Fango sulle stelle” il cui titolo originale, Wild river, era senz’altro più appropriato; per altro Google categorizza il film come “drammatico/romantico” mentre qualcuno sul sito MyMovies ne sconsiglia nettamente la visione.

Limitativa la definizione di Google che sembra concentrare l’attenzione sulla vicenda amorosa che pure sussiste nella trama e inspiegabile il giudizio negativo dell’altro sito, non si trovano invece commenti sulla denuncia, che compare netta nel film, di quello che c’è dietro il razzismo in USA e nel mondo: lo sfruttamento delle persone.

Nel film, una grande Azienda, per imbrigliare il fiume Tennessee in una poderosa diga, deve convincere gli abitanti di un isolotto nel fiume ad abbandonare quella terra che sarà sommersa dal nuovo corso del fiume. La nonna della Remick si oppone sino alla morte, ma gli altri, pian piano, cedono e vanno via. Per vincere le resistenze diffuse, il funzionario protagonista, Clift, prende a lavorare per la diga tutti gli uomini validi offrendo una paga di 5 dollari al giorno senza distinzioni di razza.

Così, il sindaco, lo sceriffo, il presidente della banca, il becchino (!) e un raffinato “uomo d’affari” vanno negli uffici di Clift e si presentano come i “notabili” della città e con fare minaccioso gli ingiungono di modificare le regole di ingaggio: se 5 dollari al giorno vanno bene per un bianco, non è per loro ammissibile che si paghi altrettanto un nero. Clift fa capire che tocca solo a lui decidere in quanto è lui solo a pagare, ma le pressioni dei notabili sono forti, non solo perché negri e bianchi lavorino separati, ma soprattutto:

Non vorrete mica dare a questi scimpanzè la stessa paga dei bianchi?

I negri prendono solo 2 dollari al giorno, non 5 – precisa l’uomo d’affari.

Quando voi avrete finito – dice il banchiere – noi non potremo continuare a dare ai negri la stessa paga dei bianchi.

Sarebbe compromessa tutta la nostra economia – precisa l’uomo d’affari.

Ecco ben dichiarate le ragioni dei “notabili” della città: sfruttare le persone sottopagandone il lavoro con la scusa della razza. Le minacce lanciate lì per lì trovano ben presto attuazione con pressioni e atti che culminano in una spedizione punitiva in notte di paura. Non svelo il resto, qualcuno potrebbe ancora cercare su internet questo terribile film.

Si capisce quindi che il colore della pelle e la “necessaria” segregazione razziale sono solamente il paludamento ideologico di quella che è molla primaria e reale motivazione del razzismo: sfruttare, sottopagare o addirittura tenere in condizioni di schiavitù i lavoratori di colore per realizzare maggiori profitti.

Si capisce anche perché Elia Kazan fu inquisito dal maccartismo americano per le sue idee “pericolose” per il sistema capitalistico.

Il razzismo come paravento per lo sfruttamento trova nel tempo importanti convalidazioni storiche e letterarie. La maledizione di Noè del figlio Cam e della di lui discendenza che abitava le zone dell’attuale Etiopia, Egitto, Arabia, consisteva proprio nel decretare che la schiatta di Canaan figlio di Cam – di pelle nera – dovesse essere per sempre schiava dei discendenti degli altri due fratelli ritenuti invece probi e quindi padroni dei territori e padroni anche di quegli esseri umani la cui inettitudine e conseguente sottomissione, questa volta, non si teorizza per via di una inferiorità sub umana, ma, come sovente accade in certe scritture, a cagione di una “colpa” commessa.

Negli anni della scoperta dell’America si teorizzava strumentalmente la non umanità dei nativi americani considerati dai conquistadores “otros” cioè altri, altro dall’uomo cristiano europeo, non esseri umani, ma oggetti e bestie da soma e quindi giustamente da sfruttare come tali, dopo averli derubati di ogni loro bene. Tanto in coerenza con lo spirito della bolla di Papa Niccolò V che, nel 1454, aveva dato ad Alfonso re di Portogallo facoltà di sottomettere in schiavitù gli abitanti dei conquistati territori di Marocco e Guinea e che, inviandolo alla conquista di Gerusalemme occupata dai Turchi “infedeli”, altresì gli conferiva:

completa facoltà di invadere, ricercare, catturare, conquistare e soggiogare tutti i Saraceni e qualsiasi pagano e gli altri nemici di Cristo, ovunque essi vivano, insieme ai loro regni, ducati, principati, signorie, possedimenti e qualsiasi bene, mobile ed immobile, che sia di loro proprietà, e di gettarli in schiavitù perpetua e di occupare, appropriarsi e volgere ad uso e profitto proprio e dei loro successori tali regni, ducati, contee, principati, signorie, possedimenti e beni”.

In seguito, quando le navi negriere razziavano esseri umani dall’Africa per venderli come schiavi ai signori della Libertà e della Democrazia USA, tornò ancora utile la visione aristotelica dell’umanità secondo la quale certi uomini sono naturalmente predisposti a essere schiavi mentre altri lo sono per essere padroni.

Tristi pezze di falsificazione ideologica per giustificare lo sfruttamento degli uomini e mascherare l’avidità di profitto che da sempre è il fondamento stesso del capitalismo, pronto a sfruttare esseri viventi, esseri umani, e il pianeta stesso che oggi, infatti, presenta forti sintomi di dissesto a causa dell’enorme depauperamento delle risorse che porta a tenere nella ricchezza più sfrenata una piccola parte del genere umano e nella miseria e alla fame una enorme fetta di popolazione.

La ricchezza posseduta dall’1% della popolazione mondiale ha superato quella del restante 99%. Pochi miliardari posseggono un patrimonio maggiore di quello della metà più povera della popolazione mondiale: 42 persone, quasi tutti uomini, posseggono lo stesso ammontare di ricchezza dei 4 miliardi di individui più poveri”. (Chiara Volpato su dati Oxam ne: “Le radici psicologiche della disuguaglianza”, Editori Laterza, Bari, 2020)

Gli “uomini d’affari” tratteggiati nelle linee fondamentali nel film Fango sulle stelle, a quanto pare, a forza di sottopagare, sfruttare e ad-profittare, hanno fatto molta strada: a spese del restante genere umano e delle risorse del pianeta.

L’era industriale con l’imperativo di far crescere i fatturati trimestre dopo trimestre, all’infinito, è responsabile del surriscaldamento dell’atmosfera, degli oceani e della Terra, e dei cambiamenti irreversibili provocati al clima e tutto il pianeta.

L’economia finanziaria si presenta quale eredità naturale della rivoluzione industriale del XIX secolo e l’era della schiavitù e dello sfruttamento estremo non è mai cessata.

L’impazzimento del clima, la pandemia, l’innalzamento dei mari, lo scioglimento dei ghiacciai, la desertificazione progressiva delle terre emerse, la plastica che ormai ha invasi gli oceani, le sostanze chimiche presenti massicciamente nei terreni, nelle colture, nell’acqua, nei cibi sono le battute di inizio di una crisi prossima che nessuno vuole fermare.