Ambiente, salute e sviluppo sostenibile, dopo Expo 2015 e con Matera capitale europea della cultura 2019, opportunità per tutto il Mezzogiorno e per il Paese, sono priorità che vanno difese contro i rischi legati alle autorizzazioni per le perforazione petrolifere in mare.
A ribadirlo è la Conferenza delle Regioni che ha approvato all’unanimità, il documento sottoscritto il 24 luglio scorso a Termoli dai rappresentanti di Molise, Abruzzo, Basilicata, Calabria, Marche e Puglia, insieme per condividere una posizione comune sul tema della ricerca e coltivazione di idrocarburi in mare.
Ora il governo nazionale non potrà non tenerne conto, senza dimenticare l’iniziativa referendaria e le impugnative davanti alla Corte costituzionale avviate. E’ una decisione importante,che coinvolge regioni di diversa coalizione politica. A luglio, ricordiamo, venne elaborato un documento articolato su sette punti che sollecitava l’urgenza di una Cabina di Regia nazionale fra Regioni costiere e competenti organi dello Stato; la centralità della via della condivisione e del dialogo con l’amministrazione centrale e richiesta al Governo dell’immediata apertura di un tavolo di confronto di caratura stabile e duratura; ricorso a tutti i mezzi previsti dall’ordinamento italiano, europeo ed internazionale.
Le Regioni avevano condiviso la preoccupazione per lo sviluppo incontrollato di attività estrattive in zone costiere, oltre che di pregio storico e naturalistico; il mantenimento in capo alle Comunità regionali della prerogativa di elaborare le scelte di protezione e valorizzazione delle proprie coste e del mare. Si ribadiva,i noltre, la necessità del graduale superamento della attività di ricerca e coltivazione di idrocarburi in quanto basata sul consumo difonti energetiche fossili, e contestuale progressivo ricorso a fonti energetiche alternative e rinnovabili; ineludibilità della concertazione con le Comunità regionali del mantenimento di attività estrattive nei tratti di mare prospicienti le coste.
La Basilicata, alle prese con gli effetti procurati dallo sviluppo delle estrazioni su terra dalla Val d’Agri in altre zone dell’appennino lucano fino alle porte di Matera…,ha ribadito in più occasioni contrarietà assoluta alle estrazioni in mare. Lo hanno i presidenti della giunta regionale Marcello Pittella e del consiglio Pietro Lacorazza, l’intero consiglio ma il governo tira dritto e i permessi alla Shell nel golfo di Taranto e quindi sulla costa metapontina( dove agricoltura e turismo son il perno dell’economia locale) lo confermano. Sembra un impegno, o una cambiale, che i governi succedutisi finora debbano pagare alla lobbye dei petrolieri o delle finanziarie dell’energia, pur in presenza di un calo dei consumi petroliferi e dei prezzi.
La Basilicata continua a valutare costi e benefici, sul piano ambientale, della salute e dello sviluppo, senza dimenticare che quest’anno le royalties subiranno un drastico calo del 30 per cento e ci saranno ridimensionamenti per l’ultima card carburanti natalizia. Ma ci sono altri interrogativi. Pressioni inevitabili per svuotare il Texas d’Italia e a vantaggio di chi? Trasversalismi, connivenze, visto che ci sono state già due inchieste giudiziarie sulla vicenda petrolio? La concessione autorizzativa del Ministero dell’Ambiente alla Shell ha procurato, per protesta, le dimissioni dalla IV commissione del consigliere regionale Luigi Bradascio (PD) . Il capogruppo del partito democratico, Roberto Cifarelli e il segretario regionale Antonio Luongo gli hanno chiesto di ripensarci ma Bradascio è stato coerente fino in fondo. E le polemiche non si fermano visto che i consiglieri Nicola Benedetto (centro democratico) ribadisce che ‘’ Matera 2019 è incompatibile con le trivelle in mare’’ e Gianni Rosa (Fratelli d’Italia) ha avanzato sospetti sulla coincidenza tra l’annuncio della concessione di 28 milioni di euro in in quadriennio per Matera 2019 e l’autorizzazione alle perforazioni data alla Shell.
C’e’ spazio per un ripensamento e un confronto istituzionale come chiede il presidente della giunta regionale Marcello Pittella? Vedremo. Le prese di posizione di associazioni ambientali dalla Ola a No Triv a Legambiente, dal Comune di Policoro ai Verdi, dal Pd a Forza Italia al Movimento cinque stelle si susseguono senza posa, ricordando cosa accadde nel 2003 con la protesta di Scanzano Jonico (No Scorie è ancora operativa) contro il deposito unico di scorie nucleari, ipotesi non ancora accantonata In mezzo ci sono le imprese dell’indotto a terra, in parte lucane, che temono il fermo delle attività con conseguenze sull’occupazione.
E sui temi dell’energia si legano quelli degli impianti territoriali di trasformazione e combustione di rifiuti di diversa tipologia da Italcementi Matera (Il Comune di Matera ha chiesto un monitoraggio di tre mesi) alla Fenice di Melfi. Una ‘’croce’’ ulteriore sul groppone della Regione, tra discariche chiuse e bassi livelli di raccolta differenziata a causa di scelte non compiute negli anni scorsi nonostante i progetti gratuiti regionali e comprensoriali di Conai e di quello commissionato all’Università Basilicata,mentre la soppressione delle Province obbligava a rivedere quanto ipotizzato e progettato sul sistema raccolta e smaltimento rifiuti e recupero energetico.
Tutto questo senza che la Società energetica regionale andasse oltre la materia dell’impiantistica dei pannelli solari. Dimenticavamo i megaimpianti delle fattorie del vento, dal forte impatto ambientale e con ritorni sempre meno redditizi visto che il consumo di energia è calato. Serve un modello credibile di sviluppo anche in questo settore e la doverosa recita di un ‘’mea culpa’’ distribuito negli anni e magari con l’aiuto di Eolo…
