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Per non tassare gli extraprofitti, governo utilizza “il credito d’imposta”, quello demonizzato per il bonus 110%

Pur di non tassare gli extraprofitti delle compagnie petrolifere che stanno lucrando in modo esponenziale sui carburanti, non per meriti o capacità proprie, ma “grazie” alle disgrazie apportate all’umanità dai potenti del mondo che hanno deciso di fare guerre ovunque, il governo ha chiesto cortesemente una anticipazione di fondi alle stesse. Fondi che le stesse non pagheranno ovviamente l’anno prossimo. Insomma soldi che dovrebbero servire alle spese di bilancio del prossimo anno ma che di fatto si utilizzano ora. Tecnicamente si chiama “credito d’imposta”, quel meccanismo che stava alla base di bonus tipo quello edilizio del 110% che non erano però a perdere. Quelli come quello che ricordavamo hanno lo scopo di rilanciare l’economia e contemplano il rientro nelle casse dello stato di larga parte di quelle risorse (con iva e irpef sui lavori promossi). Cosa che è puntualmente accaduta, ma tenuta nascosta dai detrattori. Quì siamo, invece alla spesa pura! Ci si è mangiati in anticipo un pezzo di risorse future. A rilevarlo è l’associazione CANDE (Class Action Nazionale dell’Edilizia) nella nota che segue:

𝗖𝗔𝗥𝗕𝗨𝗥𝗔𝗡𝗧𝗜: 𝗚𝗜𝗢𝗥𝗚𝗘𝗧𝗧𝗜 𝗦𝗖𝗢𝗣𝗥𝗘 𝗟𝗔 𝗠𝗢𝗡𝗘𝗧𝗔 𝗙𝗜𝗦𝗖𝗔𝗟𝗘, 𝗗𝗢𝗣𝗢 𝗔𝗩𝗘𝗥𝗟𝗔 𝗩𝗜𝗢𝗟𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗔 𝗣𝗘𝗥 𝗔𝗡𝗡𝗜
C’è qualcosa di politicamente straordinario nell’operazione escogitata dal Governo per finanziare gli interventi contro il caro carburanti.
Per reperire circa 130 milioni di euro si chiede ai grandi gruppi energetici di anticipare oggi imposte che sarebbero dovute successivamente, riconoscendo loro un corrispondente credito fiscale da recuperare.
Tradotto dal burocratese: lo Stato prende oggi risorse facendo leva sulla propria capacità fiscale futura.
Benvenuto, Ministro Giorgetti, nel meraviglioso mondo della 𝗺𝗼𝗻𝗲𝘁𝗮 𝗳𝗶𝘀𝗰𝗮𝗹𝗲.
Sì, proprio quel meccanismo fondato sui crediti d’imposta che per anni è stato raccontato agli italiani quasi come il male assoluto.
Ma è lo stesso Giorgetti che parlava dei bonus edilizi come di una “droga”, di un “effetto allucinogeno” per il mercato e che arrivò persino a evocare la tragedia del Vajont e che oggi scopre che un credito fiscale può essere uno strumento utile di politica economica??? Ma dai!
Naturalmente Superbonus e operazione Eni-Enel non sono la stessa misura. Cambiano soggetti, finalità, dimensioni e disciplina contabile.
Ma il principio economico che CANDE vuole mettere sotto i riflettori è un altro.
Lo Stato può utilizzare la leva fiscale nel tempo per mobilitare risorse nell’economia reale. Ed ecco tutta la contraddizione.
Oggi la capacità fiscale futura viene utilizzata per reperire liquidità e tamponare temporaneamente il prezzo del carburante. Una 𝗦𝗣𝗘𝗦𝗔 insomma!
Con il Superbonus invece, quella stessa capacità fiscale veniva trasformata in 𝗜𝗡𝗩𝗘𝗦𝗧𝗜𝗠𝗘𝗡𝗧𝗢: riqualificazione energetica, sicurezza degli edifici, cantieri, occupazione, acquisto di materiali, professionisti, imprese, produzione industriale e PIL.
Un credito fiscale non è necessariamente una “droga”, caro ministro.
Dipende da come lo costruisci, da quanto vale, da dove lo indirizzi, da quali controlli introduci e soprattutto da quale economia vuoi mettere in movimento.
Perché riconoscere apertamente che il credito d’imposta può essere uno strumento di politica economica avrebbe reso molto più difficile sostenere, contemporaneamente, che il problema del Superbonus fosse quello strumento in sé. Bisognava invece giustificare la distruzione del mercato della cessione dei crediti e il blocco improvviso della loro circolazione, lasciando imprese e famiglie con miliardi già maturati e intrappolati nei cassetti fiscali.
𝗢𝗴𝗴𝗶 𝘀𝗰𝗼𝗽𝗿𝗶𝗮𝗺𝗼 𝗰𝗵𝗲 𝗶𝗹 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗱’𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗻𝗼𝗻 𝗲𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗱𝗲𝗺𝗼𝗻𝗶𝗼: 𝘀𝗲 𝘀𝗲𝗿𝘃𝗲 𝗮𝗹 𝗚𝗼𝘃𝗲𝗿𝗻𝗼, 𝘁𝗼𝗿𝗻𝗮 𝗮𝗱 𝗲𝘀𝘀𝗲𝗿𝗲 𝘂𝗻𝗼 𝘀𝘁𝗿𝘂𝗺𝗲𝗻𝘁𝗼 𝘂𝘁𝗶𝗹𝗲.
Ma non finisce qui!
Per fronteggiare il caro gasolio, lo stesso Governo ha prorogato anche il credito d’imposta per l’autotrasporto.
Quindi il credito fiscale che ieri “drogava” l’economia, oggi viene utilizzato per sostenerla.
La domanda allora sorge spontanea:
𝗶𝗹 𝗽𝗿𝗼𝗯𝗹𝗲𝗺𝗮 𝗲𝗿𝗮 𝗱𝗮𝘃𝘃𝗲𝗿𝗼 𝗶𝗹 𝗰𝗿𝗲𝗱𝗶𝘁𝗼 𝗱’𝗶𝗺𝗽𝗼𝘀𝘁𝗮 𝗼𝗽𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗲𝗿𝗮 𝗶𝗹 𝗦𝘂𝗽𝗲𝗿𝗯𝗼𝗻𝘂𝘀?
Per CANDE questa vicenda dimostra ancora una volta perché l’Italia dovrebbe smettere di affrontare la moneta fiscale come un tabù ideologico e cominciare finalmente a studiarla come strumento strutturale di politica economica, con limiti, programmazione, controlli e coperture certe.
Utilizzare capacità fiscale futura non significa necessariamente fare debito cattivo. Viceversa, può significare anticipare investimenti, generare produzione, aumentare occupazione e creare quella stessa base imponibile dalla quale lo Stato recupererà domani parte delle risorse mobilitate oggi.
𝗜𝗟 𝗖𝗥𝗘𝗗𝗜𝗧𝗢 𝗗’𝗜𝗠𝗣𝗢𝗦𝗧𝗔 𝗡𝗢𝗡 È 𝗗𝗜𝗩𝗘𝗡𝗧𝗔𝗧𝗢 𝗜𝗠𝗣𝗥𝗢𝗩𝗩𝗜𝗦𝗔𝗠𝗘𝗡𝗧𝗘 𝗕𝗨𝗢𝗡𝗢.
È semplicemente diventato utile a chi, per anni, lo ha indicato come una delle sciagure dei conti pubblici.
Caro ministro, cari lettori, questa non è coerenza economica, é solo opportunismo politico.”
𝘾𝘼𝙉𝘿𝙀 – 𝘾𝙡𝙖𝙨𝙨 𝘼𝙘𝙩𝙞𝙤𝙣 𝙉𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙀𝙙𝙞𝙡𝙞𝙯𝙞𝙖

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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