Tante chiacchiere, sotterfugi, sportelli non funzionanti (purtroppo) inevitabile inconcludenza e così la Zes apulo lucana, Porto di Taranto- Retroporto di Basilicata continua a restare al largo… E allora non resta che una ciambella di salvataggio ed è quella dell’associazione zes lucana che tira fuori l’asso. Il nome di un professionista, docente universitario barese, ferratissimo e con le idee chiare. Il ministro per il sud Mara Carfagna, che sarà domani a Potenza, all’iniziativa di Confindustria sul Pnrr con il presidente degli industriali Carlo Bonomi e il ministro per lo sviluppo economico Giancarlo Giorgetti,e i presidenti di Basilicata Vito Bardi e di Puglia Michele Emiliano possono cogliere al volo questa opportunità. Altrimenti si continuerà a riempire il progetto di Zes di tanti ‘’faremo, diremo, in attesa che arrivino i quattrini’’. Ma senza progetti per infrastrutture e senza cultura di impresa non si va da nessuna parte. Il presidente dell’associazione zes lucana,Pierluigi Diso, non demorde e lancia la sfida su professionalità, programmazione e concretezza. E gli altri? Fermi al palo…

LA NOTA DELL’ASSOCIAZIONE ZES LUCANA

A Bari dieci giorni fa è stato presentato il portale delle Zes pugliesi (Sezpuglia.com), che fornirà tutte le informazioni utili all’avvio di un’attività economica all’interno delle aree economiche speciali in Puglia, permettendo un’esperienza di navigazione e di ricerca basata su criteri di fruibilità, accessibilità e completezza. Serve anche alla Basilicata una vetrina on-line per diventare incubatore di nuove imprese, per favorire investimenti che ci aiutino ad effettuare la transizione energetica, ma anche per facilitare il ritorno nella nostra terra di aziende che avevano delocalizzato. Sono aumentati i fondi e le agevolazioni fiscali a favore dello sviluppo delle zone economiche speciali; previste, inoltre, procedure semplificate, l’autorizzazione unica, il silenzio assenso, nonché una maggiore autonomia e nuovi poteri d’azione per i commissari straordinari. Il tutto per rendere le ZES uno strumento attrattivo per grandi investitori nazionali e internazionali. In particolare, si punta a realizzare collegamenti tra le aree industriali e i porti, gli aeroporti, e i corridoi europei per ridurre i tempi e i costi di trasporto dalle ZES al cuore dell’Europa e il resto del mondo.

Tallone d’Achille, che ha frenato fino ad oggi lo sviluppo delle ZES, è senza dubbio la fragilità o assenza dei collegamenti infrastrutturali tra le zone interessate. Su questo punto si sono concentrati i maggiori sforzi di spesa del Recovery fund, per realizzare collegamenti tra le aree industriali e i porti, gli aeroporti, i corridoi europei per ridurre i tempi e i costi di trasporto dalle ZES al cuore dell’Europa e il resto del mondo. Tra le pagine del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza, emerge chiaramente l’intenzione di riparare a questa debolezza. Nell’ambito dei Piani strategici di sviluppo delle ZES coinvolte (Campania, Calabria, Ionica Interregionale Puglia e Basilicata, Adriatica Interregionale in Puglia e Molise, Sicilia occidentale e orientale, Abruzzo e Sardegna) sono previste diverse progettualità infrastrutturali: collegamenti di “ultimo miglio” tra le aree industriali e la rete SNIT e TEN-T; urbanizzazioni primarie; reti di trasporto resilienti ed efficienti con interventi locali mirati a rafforzare il livello di sicurezza delle opere d’arte serventi. La Basilicata è il retroporto del porto di Taranto, ma a quattro anni dalla legge sulle Zes non è ancora pronta ad ospitare i grandi players internazionali; né è nota una bozza di legge regionale in materia. Si continua a parlare di zona franca doganale, di infrastrutture necessarie a collegare le aree del territorio con il porto di Taranto, con le reti ferroviarie adriatica e tirrenica, di coinvolgere i due Consorzi Industriali lucani, posto che la nostra regione non ha un “Asset” di esperti ad hoc (come la Puglia) idoneo a riscrivere ed aggiornare dopo la pandemia il piano strategico così come previsto per utilizzare al meglio i fondi del Pnrr in generale e per le Zes in particolare.

Anche la scelta del Commissario straordinario, con la modifica soprattutto della governance e introducendo per il Commissario poteri reali ed estesi stenta a decollare, tanto che l’Associazione ZES LUCANA si è fatta promotrice suggerendo un nome per tale ruolo ai due presidenti della Puglia e della Basilicata e alla Ministra Carfagna, affinché siano velocizzate le pratiche burocratiche che ancora oggi rallentano l’iter attuativo, infatti il credito di imposta di 100M euro anche per gli immobili strumentali ancora non fa gola. Auspichiamo che con lo Sportello Unico Autorizzativo in capo al Commissario straordinario le ZES diventino competitive per l’attrazione degli investimenti.

Alla Ministra Carfagna l’Associazione ZES LUCANA ha già evidenziato che il Sud deve ripartire perché al Mezzogiorno serve una strategia complessiva di politica economica e sociale, che attivi tutti gli strumenti a disposizione, perché di ritardi ne abbiamo già accumulato tanti. Altri suggerimenti verranno fuori dall’incontro promosso dal presidente di Confindustria Basilicata Francesco Somma. La Regione Basilicata deve nominare un Commissario per la Zes Jonica, certo in condivisione con la Puglia, oltre a nominare subito un suo dirigente o anche un professionista esterno all’ente pubblico nella governance della Zes Jonica, per un bilanciamento tra realtà concorrenti e per decidere insieme al futuro Commissario straordinario e al Presidente dell’Adsp di Taranto gli insediamenti che verranno agevolati e ammessi alla zes jonica e quindi al retroporto lucano. La Regione Basilicata deve preparare la “cassetta degli attrezzi” per lavorare a un piano industriale veramente strategico: la pianificazione integrata è il volano per lo sviluppo, in maniera sostenibile, dell’industria e dell’imprenditorialità, in una moderna visione del territorio che, da terra dedita all’agricoltura, oggi ha una visione industriale tesa a favorire l’insediamento di nuovi investitori e la crescita del tessuto sociale, economico e produttivo lucano.