Mentre il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tira fuori dazi per fronteggiare la crisi produttiva interna reintroducendo dazi per arginare le importazioni di prodotti provenienti dalla Repubblica Popolare Cinese, dove i costi della manodopera e quindi dei manufatti sono largamente inferiori a quelli americani, l’Unione europea sta alla finestra e attendi di vedere come va a finire.Del resto è come un vaso di porcellana tra quelli…da facce di bronzo, che si lamentano degli effetti della globalizzazione. L’Occidente ha investito e prodotto in Asia, e non solo in Cina, investendo miliardi di dollari e di euro e il Dragone cinese ha finito con l’incendiare i mercati mondiali. Ci lamentiamo se la bilancia dei pagamenti è saldamente inclinata verso il basso. Lo studio che ci propone il nostro esperto in dinamiche del pianeta Marco Delli Noci, che cita gli amari dati di Eurostat, confermano che brilliamo per assenza, incompetenza e inconcludenza. Servono una ciotola di riso, sakè e una canna da pesca per tornare con umiltà a formare i pesci nei nostri aridi fiumi, a corto di acqua, dell’economia reale. L’esempio del grande timoniere, Mao Tse Tung adattato alle contrade di Bruxelles ci sta tutto

 

L’ANALISI DI MARCO DELLI NOCI

Unione europea, aumenta il deficit commerciale con la Cina
Raggiunta quota -176 miliardi di euro nel 2017 secondo i dati Eurostat

Venti di guerre commerciali sono ormai all’ordine del giorno, soprattutto in merito all’asse Usa-Cina di cui gli ultimi sviluppi segnalano una tregua temporanea con la sospensione dei dazi, imposti da Washington sull’import di 1300 prodotti cinesi.

Nel mezzo di queste tensioni si colloca l’Unione europea che gioca un ruolo centrale negli scambi commerciali mondiali, considerando il gran “peso” economico dei 28 membri. Sul fronte della bilancia dei pagamenti, preoccupano gli ultimi dati Eurostat che attestano un aumento del deficit commerciale dell’Ue con la Cina: nel 2017 ha raggiunto quota -176 miliardi di euro con un trend in aumento dal 2008, come mostra il grafico seguente.

Entrando nel merito, le importazioni cinesi superano di gran lunga le esportazioni europee: quasi tutte le Nazioni europee acquistano beni e servizi in misura maggiore rispetto a quanti ne vendono in Cina. Infatti nel 2017 solo 3 Stati membri Ue hanno conseguito un avanzo commerciale con Pechino: la solita Germania con un surplus da 15 miliardi di euro, Finlandia e Irlanda (entrambi 1,4 miliardi di euro). Invece gli altri 25 Paesi Ue hanno registrato disavanzi commerciali cospicui, come quello dei Paesi Bassi (-71 miliardi di euro) e il Regno Unito (-33 miliardi di euro). Al contempo, deficit commerciali sono stati rilevati anche nei due principali Paesi euro-mediterranei, Spagna e Italia (entrambi -15 miliardi di euro).

L’aspetto più preoccupante del deficit commerciale è il finanziamento per acquistare i prodotti importati. Gli Stati importatori, spesso, ricorrono a prestiti dall’estero, emettendo titoli che si configurano come debito. E, dunque, nel caso di rilevante deficit commerciale si constata un crescente afflusso di capitali esteri per finanziare investimenti e consumi interni, ma anche rischiose esposizioni finanziare e peggioramenti sul versante del debito con l’estero.

Per i Paesi Ue l’allarme potrebbe scattare se il trend continuerà ad essere negativo, in particolar modo se gli Stati Uniti riuscissero a ridurre l’enorme deficit commerciale con la Cina tramite un accordo quadro definitivo, oltre alla recente sospensione dei dazi. Immaginando questo scenario, Pechino potrebbe aumentare le proprie esportazioni, compresi gli investimenti, nel Vecchio continente, il quale diventerebbe un hub compensativo dei mancati flussi commerciali cinesi.

La risposta dell’attuale Europa – che appare sin troppo debole e divisa anche in ambito commerciale, come mostra il gap tra Germania e il resto dei Paesi membri – risulta non pervenuta.