HomeEconomiaParlamenti esautorati.La Polonia denuncia accordo Mercosur a Corte Giustizia

Parlamenti esautorati.La Polonia denuncia accordo Mercosur a Corte Giustizia

C’è chi non è ”allineato e coperto” e vuol vederci chiaro da quel ”pacco” come l’accordo Mercosur-Unione Europea che finirà con il danneggiare l’agroalimentare di casa propria, penalizzando produttori e consumatori, e denuncia la cosa davanti alla Corte di Giustizia europea. Lo ha fatto la Polonia evidenziando una lacuna (o omissione se preferite) che è la mancata ratifica da parte dei parlamenti dei singoli Paesi. Come e quando finirà non lo sappiamo. A Bruxelles sono ottimisti e confidano che la Corte non potrà concedere la sospensiva in 72 ore. Sull’altra piatto della bilancia della Giustizia ci sono Francia, Austria per esempio e movimenti, associazioni come Altragricoltura che hanno sentito puzza di bruciato da subito…

UE-Mercosur. Anche la Polonia denuncia la Commissione Europea alla Corte di Giustizia.
L𝐚 𝐏𝐨𝐥𝐨𝐧𝐢𝐚 𝐭𝐫𝐚𝐬𝐜𝐢𝐧𝐚 𝐥’𝐚𝐜𝐜𝐨𝐫𝐝𝐨 𝐌𝐞𝐫𝐜𝐨𝐬𝐮𝐫 𝐝𝐚𝐯𝐚𝐧𝐭𝐢 𝐚𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐫𝐭𝐞 𝐝𝐢 𝐆𝐢𝐮𝐬𝐭𝐢𝐳𝐢𝐚
NON SIAMO PIÙ I SOLI A DENUNCIARE LA COMMISSIONE
PER IL COLPO DI MANO SULL’ACCORDO UE-MERCOSUR
Mentre a Bruxelles si prepara il colpo di mano per far scattare il trattato il 1° maggio, il Ministro polacco Krajewski rompe gli indugi e chiede la sospensiva urgente. Dopo la nostra diffida, un nuovo fronte legale si apre per difendere la sovranità alimentare.
𝐃𝐢 𝐑𝐞𝐝𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐀𝐥𝐭𝐫𝐚𝐠𝐫𝐢𝐜𝐨𝐥𝐭𝐮𝐫𝐚 – 𝟐𝟖 𝐀𝐩𝐫𝐢𝐥𝐞 𝟐𝟎𝟐𝟔
La resistenza contro il trattato UE-Mercosur segna oggi un punto a capo fondamentale. Mentre Ursula von der Leyen e i burocrati di Bruxelles contano i giorni che mancano al 1° maggio — data fissata per l’entrata in vigore provvisoria dell’accordo commerciale con i paesi del Sud America — da Varsavia arriva la notizia che gela i mercatisti: la Polonia ha presentato ricorso formale alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea (CGUE).
𝐈𝐥 𝐫𝐢𝐜𝐨𝐫𝐬𝐨: “𝐃𝐚𝐧𝐧𝐢 𝐢𝐫𝐫𝐞𝐯𝐞𝐫𝐬𝐢𝐛𝐢𝐥𝐢 𝐩𝐞𝐫 𝐢 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐚𝐝𝐢𝐧𝐢”
Il Ministro dell’Agricoltura polacco, Stefan Krajewski, non ha usato giri di parole. Insieme al ricorso nel merito contro la legittimità del trattato, ha depositato un’istanza di sospensiva urgente. La motivazione è la stessa che Altragricoltura e i movimenti contadini europei denunciano da mesi: l’entrata in vigore dell’accordo provocherebbe danni “non reversibili e non compensabili”.
Permettere l’invasione di carne bovina, pollame e zucchero a dazio zero, prodotti con standard sociali e ambientali che in Europa sono giustamente vietati, significa condannare a morte migliaia di aziende agricole multifunzionali e territoriali. Una volta che il mercato sarà inondato, nessuna sentenza futura potrà riparare al fallimento dei nostri produttori.

𝐈𝐥 “𝐭𝐫𝐮𝐜𝐜𝐨” 𝐝𝐞𝐥𝐥𝐚 𝐂𝐨𝐦𝐦𝐢𝐬𝐬𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐬𝐨𝐭𝐭𝐨 𝐚𝐜𝐜𝐮𝐬𝐚
Il cuore della battaglia legale riguarda lo “splitting”, il cinico escamotage tecnico con cui la Commissione ha diviso l’accordo in due parti per evitare il voto all’unanimità degli Stati membri e il passaggio nei Parlamenti nazionali. Un vero e proprio aggiramento della democrazia che la Polonia contesta come violazione dei Trattati europei.
“È un segnale di enorme importanza,” commentano dai coordinamenti di Altragricoltura. “Dopo la nostra diffida presentata a Bruxelles, il fatto che uno Stato membro passi alle vie legali istituzionali dimostra che la narrazione del ‘trattato inevitabile’ è falsa. C’è una crepa nel muro, e noi dobbiamo spingere.”

𝐂𝐨𝐬𝐚 𝐬𝐮𝐜𝐜𝐞𝐝𝐞 𝐨𝐫𝐚?
A Bruxelles i diplomatici ostentano sicurezza, sostenendo che la Corte difficilmente concederà la sospensiva in sole 72 ore. Ma il valore politico è già un terremoto. Il fronte dei contrari — che vede la Polonia schierata con Francia, Austria, Ungheria e i movimenti sociali di tutto il continente — non è mai stato così compatto.
L’azione polacca toglie la maschera alla Commissione: non si tratta di “libero scambio”, ma di un attacco frontale alla sovranità alimentare europea in favore degli interessi della grande industria estrattivista e dell’agrobusiness globale.
𝐋𝐚 𝐧𝐨𝐬𝐭𝐫𝐚 𝐦𝐨𝐛𝐢𝐥𝐢𝐭𝐚𝐳𝐢𝐨𝐧𝐞 𝐜𝐨𝐧𝐭𝐢𝐧𝐮𝐚. Non accetteremo fatti compiuti sulla pelle di chi lavora la terra. La diffida di Altragricoltura e il ricorso polacco sono due facce della stessa medaglia: la difesa del diritto a produrre cibo sano per territori vivi.

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