Non è la prima volta che ritorniamo sulle opportunità della Zes unica e su quanto ne potrebbe venire alla provincia di Matera, a ridosso dei porti di Bari, Taranto e Brindisi e al resto della Basilicata con particolare riferimento all’area industriale di Melfi e dintorni. Ma finora stiamo a vedere, a osservare quanto accade nel capoluogo della Puglia e nella Città dei due mari, dove incontri e verifiche sul campo si susseguono e con dati alla mano incoraggianti. A parlarcene è Giampiero Demeo, della zona Franca Matera, giramondo di eventi che guardano all’economia con la partecipazione di politici e amministratori locali. Contano i fatti e i dati davvero interessanti dalla Puglia. Per Matera e dintorni si attendono che qualcuno faccia il miracolo. Leggete e commentate…

LA NOTA DI DEMEO
Resoconto di Giampiero De Meo Zona Franca Matera degli incontri del fine settimana dedicati agli strumenti per lo sviluppo in tempi di guerra al centro della due giorni alla Camera di Commercio di Taranto e Brindisi sul futuro dei porti che si è incrociata con l’altro incontro presso Confindustria Bari Bat alla presenza del sottosegretario per il sud Luigi Sbarra per la presentazione dell’illuminante manuale sulle Zes e Zone Franche del prof Ugo Patroni Griffi. Intanto al porto di Taranto si rivedono i container
Quattro sono stati gli approfondimenti nei talk della due giorni tarantina: evoluzione normativa dei porti, digitalizzazione, retroportualità e intermodalità, che hanno fornito un orientamento ai presenti e ai collegati in streaming alle politiche governative ed europee in corso. Infatti sono intervenuti tra gli altri il Consigliere economico del Presidente del Consiglio Renato Loriero, che ha sottolineato la centralità degli investimenti per la digitalizzazione per l’intermodalità, inclusa la navigazione aerea a bassa quota, e l’ing Ettore Incalza già consigliere del già Ministro dei Trasporti Claudio Signorile, nella sua qualità di esperto dei trasporti che ha rimarcato il ruolo del porto di Taranto come Singapore porti di transhipment insieme con Cagliari, Augusta e Gioia Tauro. Inoltre da vero meridionalista ha evidenziato il gap che emerge dagli ultimi dati sull’apporto occupazionale della logistica che su un totale di 120 miliardi di fatturato generati con 720.000 addetti, 40 miliardi vengono prodotti tra Puglia Campania e Basilicata (pari al 30%del fatturato totale) con una occupazione di solo 150.000 addetti (pari al 21%).

Nuova centralità viene attribuita al ruolo dei porti del sud e di Taranto in particolare per l’attrazione di grandi investimenti nella Zes Unica a vantaggio delle imprese già insediate e che si localizzeranno nelle aree retroportuali secondo la nuova strategia dei Porti dell’Unione Europea. A tal riguardo è intervenuto con un video messaggio il Vice Presidente esecutivo Raffaele Fitto che ha evidenziato come “la nuova strategia non introduce obblighi legislativi, ma punta su semplificazione e investimenti privati”, articolandosi in cinque priorità. “Competitività e digitalizzazione, transizione energetica, sicurezza, accesso ai finanziamenti e qualità del lavoro”, “I porti devono diventare hub dell’energia pulita”, ha rimarcato, citando “elettrificazione delle banchine e infrastrutture per carburanti alternativi, compreso l’idrogeno..I porti europei sono snodi vitali”, ha sottolineato Fitto, ricordando che “movimentano il 74% del commercio esterno dell’Unione, oltre 3 miliardi di tonnellate di merci e quasi 400 milioni di passeggeri”. Numeri che, ha aggiunto, “dimostrano quanto siano infrastrutture critiche per sicurezza, energia e coesione territoriale”.
I porti del sud Italia (tra cui ha incluso Taranto e Brindisi) non sono periferia ma fronte strategico per l’Europa nel mediterraneo, per far crescere occupazione qualificata, sviluppo industriale e sicurezza. I porti non sono nodi isolati, quindi, ma devono essere raccordati a strade ferrovie e aeroporti. Fitto ha rimarcato quindi il ruolo europeo dell’Italia nel Mediterraneo, il quale non rappresenta un confine ma una opportunità. Infatti la strategia europea sui porti si collega direttamente con la strategia industriale marittima che tende a traguardare la riduzione degli Ets, per attenuare la fuga delle merci verso la sponda sud del mediterraneo. Ora le imprese hanno a disposizione un quadro strategico definito in un momento di incertezza, insicurezza e rischio globale, con una strumentazione normativa e finanziaria nazionale unica nel suo genere che le deve mettere in condizioni di investire in innovazione e trasferimento tecnologico.
Matera e la Valbasento non possono restare fuori da questo processo, svendendo le loro risorse naturali umane e finanziarie ma deve valorizzare, contenendo le speculazioni con il miglior utilizzo delle risorse pubbliche, il proprio patrimonio immobiliare e infrastrutturale, per giocare da protagonisti il ruolo che gli compete di inland terminal, di porto secco che in triangolazione con i porti di Taranto e Brindisi la pone al centro del Mediterraneo.

