Loro, quelli dell’Associazione Zes Lucana, ci stanno e vogliono contare con proposte e presenze al confronto e alla collaborazione promosso dalla ministra per il Sud Mara Carfagna per il rilancio del Sud e della Basilicata e insistono su strumenti e possibili “volani’’ di sviluppo come ZES e il PNRR possono essere il volano di sviluppo da cui ripartire. Il “Next Generation EU”. Naturalmente occorrerà fare i conti con il filtro politico della maggioranza trasversale del governo guidato da Mario Draghi e con i protagonismi del governo regionale che finora non ha fatto vedere una programmazione credibile e di largo respiro per risollevare le sorti dell’economia. L’Associazione Zes Lucana, che non esclude di poter incontrare la ministra Mara Carfagna, naturalmente pone tutti gli interrogativi su quanto non è stato fatto per smuovere le acque stagnanti delle manche scelte su questo o quel settore, con una sequenza di “ Chissa se…” che mostrano tutti i limiti della Basilicata.

LA NOTA DELLA ZES
L’Associazione ZES LUCANA ha seguito con interesse il dibattito che la Ministra Carfagna ha promosso a fine marzo per far ripartire il Sud, perché al Mezzogiorno serve una strategia complessiva di politica economica e sociale, che attivi tutti gli strumenti a disposizione, perché di ritardi ne abbiamo già accumulato tanti. E’ di questo che si è discusso venerdì in un webinar promosso dall’associazione e allargato ad alcuni ospiti. Il ritardo del Mezzogiorno non può essere riassorbito solo con un Piano di sei anni, perché servono strategie e nuove politiche di sviluppo, ma le ZES e il PNRR possono essere il volano di sviluppo da cui ripartire. Il “Next Generation EU” prevede per l’Italia parecchi miliardi da spendere entro il 2026, che si aggiungono agli ulteriori programmi europei e ai fondi per la coesione. Bisogna partire dalle opere pubbliche per il territorio che, per essere strategiche, devono essere completate nel breve periodo. Bene gli ulteriori 600 milioni che saranno destinati alle infrastrutture nelle ZES. Dal DPCM del 25 gennaio 2018 molto tempo si è perso. A giugno 2018 fu istituita la Zes Jonica e poco dopo il CIPE approvò finanziamenti e misure di grande rilevanza per le infrastrutture stradali e ferroviarie del Mezzogiorno, che potevano dare uno slancio e nuova linfa al Sud, insieme ai contratti di programma dell’ANAS e quelli con Rete Ferroviaria Italiana per l’efficientamento delle strade e delle linee ferroviarie meridionali. Anche il Decreto Semplificazioni diede il suo contributo con la possibilità per le imprese di sospendere l’IVA e i dazi doganali per le merci che sarebbero state stoccate nelle ZES. La misura più importate e ancora inattuata è però quella delle semplificazioni amministrative, perchè i tempi per le autorizzazioni, licenze, permessi o concessioni che richiedevano pareri, intese, e concerti di competenza di più Amministrazioni sono ancora lunghi. Emblematico è il Decreto Crescita che aveva previsto lo stanziamento di 300 milioni di euro per gli anni 2019-2020-2021, per rendere maggiormente attrattiva per le imprese l’insediamento nelle aree ZES. Sono stati previsti anche strumenti finanziari all’avanguardia per favorire gli investimenti diretti, in forma di debito o di capitale di rischio per attrarre soprattutto i grandi players internazionali, ma servono soprattutto le infrastrutture materiali e immateriali, cioè quelle che durano più a lungo rispetto agli incentivi fiscali, insieme alla legge regionale che ancora manca. Chissà se i commissari saranno dei facilitatori? Chissà se gli enti territoriali nomineranno esperti in materia? Dalla sua nascita la Zes Jonica non ha soddisfatto le aspettative. Per una risurrezione imprenditoriale e industriale del nostro territorio, specie post pandemia, dobbiamo concentrarci tutti insieme su cosa vogliamo far accadere, bisogna essere causa e non effetto.
Associazione ZES LUCANA