C’è chi si balocca sui ritardi del 4.0 dell’industria a tecnologia avanzata, con la multinazionale Stellantis che tirerà dritto per la sua strada, chi è in panchina con la banda larga del 5G tra i cantieri del rupestre e quelli virtuali benedetti da San Rocco, ma in Cina sono già al 6 al 7 e in Corea brevettano altro, chi si trastulla sui concetti di turismo sostenibile con spot e pagine su riviste patinate ma senza certificare, organizzare nella necessaria filiera di sicurezza da virus a corona e quanti si guardano intorno con preoccupazione per il precariato che avanza. Il 1 maggio, ricorrenza del lavoro che si riduce, della emigrazione giovanile che continua e del sommerso che resta tale fino ad affogare. E nè ci rassicurano i ricorrenti accordi con le società petrolifere o la marea di bandi a fondo perduto per creare ”nuova occupazione”. I conti non tornano, come sta accadendo per le vaccinazioni, con la Basilicata che era e resta terz’ultima nerl rapporto tra forniture di dosi e somministrazione. Siamo nelle mani della Provvidenza e di ”opportunisti sprovveduti” che stanno mandando alla deriva un patrimonio di risorse, che vanno valorizzate con progetti illuminati che leghino impresa e territorio, comunità e servizi. E,a proposito di Provvidenza, servirebbero eccome imprenditori come Adriano Olivetti che investi nel dopoguerra nella sua Ivrea, con una fabbrica modello e servizi per i lavoratori, poi a Pomigliano D’Arco ( Napoli) e a Matera in quel borgo La Martella dalle mille potenzialità. A ricordarcelo con una provocazione lungimirante Antonio Serravezza, che invita a guardarsi intorno e a fare poche cose ma buone. Il 1 Maggio riparta da qui.

AAA CERCASI IDEA, PROGETTO O PROPOSTA PER IL PRIMO MAGGIO.

Adriano Olivetti quando è venuto nel profondo sud Italia secondo me non pensava a dare lavoro attraverso le fabbriche. Il suo pensiero era che la fabbrica dovesse diffondere intorno a sé bellezza. Alla vista delle nostre zone rurali ha visto la vera bellezza e non ha mai pensato di sostituire i muli con le auto, era tutto bello così com’era.
Oggi è la giornata in cui noi tutti pensiamo alla parola ‘lavoro’ come un salvavita, il futuro, la famiglia ma, a prescindere dai tempi che stiamo vivendo a causa della pandemia, non possiamo parlare di lavoro nel vero senso della parola.
I giovani, che proprio in questo giorno, dovrebbero fare festa sono disoccupati o precari. C’è stata una fiammata per Matera Capitale Europea della Cultura e non si sa se è rimasto un cerino che possa far riaccendere la speranza con l’arrivo dell’estate, il raggiungimento dell’immunità di gregge e il ritorno dei turisti. E’ necessario creare lavoro per creare domanda che generi la crescita. Ritenere che debba venire prima la crescita e poi l’occupazione è come correre con l’auto in retromarcia.

Nel frattempo si ricorre costantemente alla parola crisi. Anche la nuova Stellantis fa paura, sembra che punti ad una industrializzazione di vecchio tipo. Dove le tecnologie tolgono posti ai lavoratori. Si dovrebbe invece puntare su quei settori ad alta intensità di lavoro, dai beni culturali ai beni comuni. Solo con questo tipo di scelte e più specifiche si creerebbero migliaia di posti di lavoro, dove le braccia e le teste contano più delle macchine.

Antonio Serravezza