E’ caccia agli yuppies dagli occhi a mandorla! Quelli della “Pechino da bere”! Importanti corrispondenti dalla Cina, infatti, raccontano di un “furore” popolare (censurato dai media) che reclama: “Ridateci i nostri soldi”, “la ricchezza non può sparire: trovatela e restituitela al popolo”!

Come se ciò possa davvero accadere! Certo che il risveglio dal sogno di diventare “ricchi” in fretta e senza fatica perseguito con l’indebitamento personale praticato da oltre 90 milioni di neo investitori cinesi è amaro! Ma è la regola del “gioco” …della Borsa, signori! E come ogni altro “gioco” d’azzardo (perché le borse non sono che degli enormi Casinò) anche in questo si perde e di brutto, specie i neofiti. A guadagnarci è solo e sempre chi il gioco d’azzardo lo inventa (nelle tante fantasiose varianti) e lo gestisce, molto bravo a dare l’illusione dell’arricchimento facile per poi spennare i polli!

Fanno ridere (se non ci fosse del tragico) i toni entusiastici e/o funebri dei media quando annunciano quotidianamente (come le previsioni del tempo)  i rialzi o i ribassi delle Borse. Come se fossero eventi straordinari, e non fosse normale questa oscillazione perpetua essendo essa la linfa della “speculazione”. Ma quando le cose vanno male, quando scoppiano le “bolle” create artificiosamente, le perdite vengono scaricate a massa sull’economia reale, sulle casse degli Stati e, quindi, sulle tasche dei cittadini ignari.

E’ la conseguenza della trasformazione del “mercato” e della “moneta” da strumenti al servizio delle economie e dei popoli a “religioni” sul cui altare immortalare le sorti di milioni di persone , di Stati interi.

L’illusione che la crescita possa essere trainata più dai “traders” che dagli “operai”, l’economia di carta che sostituisce quella reale. Una economia fondata sull’indebitamento di massa.

Ed ecco così scoppiare rumorosamente ancora una gigantesca bolla gonfiata da milioni di micro-debiti privati fuori controllo che fa il paio con il fallimento del modello “made in China” fondato essenzialmente sull’export. Perché la voragine che si è creata non drena solo la panna montata della speculazione  ma morde anche la carne viva dei patrimoni economici e quindi la stessa stabilità politica del gigante cinese.

Siamo al terzo remake della crisi del 2008, con le Banche centrali ad interpretare il ruolo di “arrivano i nostri” con la immissione in circolo di dosi massicce di liquidità (la FED stampò e mise in circolo 4.500 miliardi di “nuovi dollari”, un esempio poi seguito dalle omologhe inglese, svizzera giapponese e dalla stessa BCE).

Sembrava che tutto andasse bene, che si fosse trovato l’uovo di Colombo! Ma la bestia-speculativa mai domata scalcia e così il circolo vizioso delle masse monetarie generato dalle banche centrali, ora in cerca di rendimento, rischia di provocare una “superbubble”.

Il clima è da caos perché non vi è paragone storico a cui far riferimento in quanto per lo mezzo c’è  l’opacità e la complessità dell’universo Cina (con un debito pubblico di 28 mila miliardi di dollari pari al 282% del PIL, con gigantesche riserve valutarie accumulate con il commercio estero e il possesso di grosse quote del debito USA).

Con l’avvento della globalizzazione ci è stata raccontata la teoria del battito d’ali della farfalla “americana” capace di far franare tutto dall’altra parte del mondo. Ora che la farfalla è “cinese” e l’effetto domino riguarda i paesi più globalizzati tra cui l’Europa (contrariamente a quello che si può immaginare l’America e l’India lo sono molto di meno) chissà cosa accadrà, magari uno stop ai recenti trattati ultrasegreti di libero scambio Tpp e Ttip approvati a scatola chiusa dai politici europei. Magari, verrebbe da dire.

Perché, se è vero come sostengono economisti del calibro di Paul  Krugman che siamo infilati in una “stagnazione secolare” e dopo questo shock cinese che affossa del tutto l’illusione di una fuoruscita dalla crisi del 2008, forse sarebbe la volta buona per cominciare a mettere in discussione una cambio radicale di questo sistema. Invece che cincischiare sulla grexit.

Con una regolamentazione del mercato e, quantomeno la separazione del “gioco” di Borsa dall’economia reale. Giocate ma a spese vostre.

E se non ora, quando?