Il Consiglio dei Ministri di venerdì 23 gennaio, riunitosi sotto la presidenza del Ministro dell’Economia e delle Finanze, Pietro Carlo Padoan, Segretario il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Graziano Delrio ha messo un’altra pezza all’assurda vicenda di fine anno sull’IMU agricola che ha fatto (e sta facendo) impazzire contribuenti e amministratori locali.

Il Consiglio ha così approvato il decreto legge contenente misure urgenti in materia di esenzione IMU che va a ridefinire i parametri precedentemente fissati, ampliandone la platea.

Il testo prevede che a decorrere dall’anno in corso, 2015, l’esenzione dall’imposta municipale propria (IMU) si applica:

  • ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, ubicati nei Comuni classificati come totalmente montani, come riportato dall’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’Istat;
  • ai terreni agricoli, nonché a quelli non coltivati, posseduti e condotti dai coltivatori diretti e dagli imprenditori agricoli professionali, di cui all’articolo 1 del decreto legislativo del 29 marzo 2004 n. 99, iscritti nella previdenza agricola, ubicati nei Comuni classificati come parzialmente montani, come riportato dall’elenco dei Comuni italiani predisposto dall’Istat.

Tali criteri si applicano anche all’anno di imposta 2014. Per l’anno 2014, non è inoltre dovuta l’Imu per quei terreni che erano esenti in virtù del precedente decreto del Ministro dell’Economia e delle Finanze del 28 novembre 2014 e che invece risultano imponibili per effetto dell’applicazione dei nuovi criteri sopra elencati.

I contribuenti, che non rientrano nei parametri per l’esenzione, sono tenuti a versare l’imposta entro il 10 febbraio 2015.

Quindi i cittadini di numerosi Comuni tornano ad essere esenti da questo ulteriore balzello nato per finanziare lo spot degli 80 euro e ai relativi municipi verranno versati i soldi tagliati a fine anno sui trasferimenti statali (come da allegato C al decreto).

Rimane invece in piedi la beffa per i tanti Comuni che si trovano ad essere stati privati a fine esercizio 2014 di risorse di bilancio che non sanno ora se incasseranno per davvero dai propri cittadini e quando, data la confusione.

E rimane ancora un altro dubbio: un Comune che si è visto tagliare dal proprio bilancio 872.000 mila euro dallo Stato (subendo l’azzerando il FSN), soldi che dovrebbe ricevere dalle tasche dei propri cittadini, avrà almeno come contropartita (in quanto comunità) che un numero di lavoratori residenti nel proprio territorio beneficino degli 80 euro in busta paga in misura almeno pari al danno subito ? Dovrebbero corrispondere, per questo esempio, all’incirca a 900 unità. E se è un Comune del Sud dove il lavoro langue? A voi l’ardua sentenza….. se oltre al danno c’è anche la beffa..

Ecco il link per chi vuole consultare il decreto 24 gennaio 2015 n.4 e i relativi allegati: A (variazioni compensative di risorse FSN del 2015 per i Comuni), B (Variazioni compensative di risorse FSN 2014 per i Comuni) e C (rimborsi ai Comuni a cui era stato ridotto il Fondo di Solidarietà Nazionale):

http://www.governo.it/Governo/Provvedimenti/dettaglio.asp?d=77754