Riceviamo e pubblichiamo un nuovo intervento dell’ingegnere Antonio Di Giulio in cui sviluppa una serie di riflessioni a margine della conferenza tenutasi il 7 febbraio scorso a Matera (Palazzo Viceconte) sulla traccia: “Europa economica in Matera Capitale della Cultura 2019″ e relatore l’economista Giulio Sapelli– consigliere di amministrazione della Fondazione Eni Enrico Mattei.

Una iniziativa in cui -secondo Di Giulio- è emersa “una immagine svilita della società in genere e di Matera…. senza soluzioni possibili nel breve tempo…. “.

Ed ecco a seguire le sue riflessioni:

“È vero che il quadro di riferimento economico e politico non dà risposte alla realtà di tutti i giorni. Ma quotidianamente la maggioranza degli uomini silenziosa consuma il suo tempo per costruire un proprio reddito basato su di un lavoro svolto educatamente e cercando di rispettare le regole che la propria dignità pretende e che ascolta condividendo concetti e finalità rispettose delle leggi.

L’individuo quindi, ha ancora un grande coraggio ed una grande abnegazione ed allora occorre dargli rispetto e considerazione.

Ecco allora il nuovo modo di leggere l’uomo moderno da un punto di vista economico: risorsa positiva e primaria nello sviluppo di ogni azienda impegnata a realizzare un qualsiasi prodotto utile alla società. L’individuo in genere, non ha grandi conoscenze del stato di diritto, ma è sicuramente onesto ed educato ed è questo che assicura una maggioranza silenziosa di cittadini rispettosa della legalità.

Semplificando, esistono tre macro aree differenti con cui l’individuo impatta giornalmente: il lavoro, la famiglia e l’agorà o gli ambiti pubblici. Sono tre periodi della giornata che sempre più frequentemente vivono senza avere zone comuni, sono camere stagne, e come tali può succedere invece che tra loro ci sia un inconscio trasferimento di frustrazioni che a volte sfocia in comportamenti irriverenti, anche violenti e di grave irresponsabilità.

È utopia fare la Città di Dio sulla terra, ma credo si è ancora in tempo per provarci.

La nostra Regione, la nostra Città di Matera può generare sviluppo se proviamo a cortocircuitare le tra macro aree: famiglia, lavoro e agorà. Non occorre aspettare di modificare la politica economica nazionale ed europea, o aspettare nuove leggi che modifichino la burocrazia.

A pensarci bene occorre che gli individui siano coerenti sempre a sé stessi in qualunque delle tre macro aree temporali di cui si compone il quotidiano. Per far questo non occorre altro tempo! Si può fare da subito.. ora!!

Occorre mescolare le aree, renderle trasversali e sinergiche tra loro. Il benessere familiare contribuisce al miglioramento produttivo in azienda e l’agorà diventa il luogo del racconto positivo dove i sani principi finalmente possono esaltarsi e contagiare gli uni e agli altri, risvegliando i sopiti bagliori della umanità più sincera e leale.

L’Azienda deve interessarsi della famiglia e viceversa così come la famiglia e l’azienda devono poter esser trasparenti agli occhi dell’agorà. Investire e produrre facendo bene all’ambiente ed alla società, dichiarando i processi produttivi e la pratica di lavoro.

L’individuo, spesso dimostra di aver smarrito il senso del pudore, il valore della stima riposta sull’individuo, l’educazione nei rapporti umani e soprattutto non vive i sentimenti come espressioni di visioni invisibili determinanti a che “l’io” abbracci l’universo e parli con sé stesso in un rapporto non più conflittuale teso alla ricerca del proprio bene, ma semmai orientato alla cultura del dono.

Frequentarsi nel rispetto del prossimo e senza pretendere ma offrire i propri modi e le proprie abitudini in un reciproco scambio di esperienze positive ma anche negative nelle quali l’aiuto è il primo passo per poter ricevere l’umiltà dell’ascolto.

Nei rapporti tra gli individui deve essere recuperato l’aspetto umano sempre più soffocato dal tifo o rabbia politica, dai miraggi economici che diventano espressioni di invidia, dalle delusioni alla solitudine passando per un tempo ritenuto paladino di successo.

Ogni rivoluzione economica ha prodotto un diverso rapporto tra le macro aree: lavoro, famiglia e agorà. Oggi, è il digitale con tutte le sue diverse forme applicative a modificare non solo il rapporto fra le tre macro aree ma a modificare le tre macro aree al proprio interno, potendo far leva sulla rapidità della comunicazione. Un tempo appena trascorso, il prodotto era un oggetto fatto di materia, dimensioni e colori: progettato, realizzato, commercializzato e poi usato, il tutto secondo tempi che si misuravano in giorni.

Oggi il prodotto è l’immagine acquistata, letta e archiviata senza occupare spazi fisici in un tempo misurato ben che vada in ore.
Le informazioni sovrastano le capacità di analisi critica e l’individuo rischia l’isolamento forzoso, necessario per leggere e apprendere da uno strumento “tutor” per poi metabolizzare l’insegnamento ricevuto oppure applicare meccanicamente le operazioni digitali acquisite in un rapporto umano “uno con sé stesso”.

Fondamentale diventa l’interazione umana che deve avere l’opportunità innanzitutto di conoscere l’altro per vederne il profilo fisico, sentire la sua stretta di mano, leggere i suoi occhi. L’esatto contrario della vignetta pubblicitaria ENI che afferma: ENI + Marco (nome a caso che poi diventa Luca, Silvia) è meglio di ENI… ma chi è Marco? Personificare l’immagine senza interazione fisica dimostra che in questo caso l’azienda vuole cercare il coinvolgimento umano ma è un tentativo timido esplorativo non ancora maturo per essere coinvolgente.

L’individuo nelle tre macro aree deve mostrandosi nella sua veste originale fatta di storie, di sentimenti, di fatiche, di economia e di rispetto per l’ambiente: mostrarsi capace di risolvere problematiche ambientali nel rispetto dei suoi profitti e delle necessità sociali.

Orientare la politica industriale sui binari della sostenibilità contribuendo a formare giovani imprenditori capaci di sostenere il reddito dei suoi dipendenti, a realizzare le condizioni per lo sviluppo di attività produttive artigianali ed a favorire la crescita culturale.

Il progresso economica delle aziende che applicano criteri etici con politiche di sviluppo sostenibili raggiunge risultati positivi con percentuali di crescita a due cifre negli ultimi anni confermando così una visione futura dove l’uomo è l’artefice degli equilibri tra natura, economia e welfare e il digitale deve essere lo strumento per regalarci più tempo da dedicare ai nostri affetti ed interessi.”

MT 14.02.2020 –

F.to Antonio Di Giulio