Da lunedì 30 giugno per un importo non inferiore a 30 euro scatta l’obbligo di pagare solo con moneta elettronica (bancomat, carta di credito, prepagata). Anzi no. Perché? Anche questa si è rivelata essere una delle solite cose all’italiana. Fatta la legge, trovato l’inganno. Anzi l’inganno era già incorporato nella legge in quanto non prevede alcuna sanzione nel caso si continui a far pagare in contanti. E un obbligo senza sanzione, lo sappiamo tutti, equivale a un non obbligo. E poi c’è ancora chi si meraviglia che la lotta all’evasione sia solo una declamazione rituale ed inutile che ogni governo fa ciclicamente. Pensate che questa norma è figlia nientepocodimenochè del governo dei super tecnici di Mario Monti. Quelli che i tecnici sono migliori dei politici. Si saranno distratti, dai. E’ troppo sperare che l’attuale governo ci metta una toppa? Anche perché da quanto essa è stata emanata di tempo ce ne è stato per imprese,  lavoratori autonomi, e professionisti vari di dotarsi di Pos e permettere così ai clienti e cittadini di pagare sempre con moneta elettronica.

Quindi, quisquiglie a parte, nella logica del provvedimento il cash dovrebbe valere solo per i pagamenti minuti, inferiori ai 30 euro e, dal 30 giugno si sarebbe potuto pretendere quindi di pagare solo con moneta elettronica: il conto del ristorante, la parcella del dentista, quella del notaio,  la fattura dell’idraulico piuttosto quella del falegname o la messa in piega dal parrucchiere. Ma, purtroppo, nessuna sanzione è stata prevista per chi deciderà di non adeguarsi, tranne quella del cliente che dovesse decidere di rivolgersi altrove.

Come ogni volta che interviene una norma che potrebbe far da argine all’evasione fiscale scattano subito le critiche delle associazioni di categoria, come la Confesercenti per cui  la misura  rappresenta ”un intervento pesante che si trasformerà in un costo aggiuntivo di circa 5 miliardi l’anno per le imprese (per canoni, commissioni, costi di installazione e di utilizzo)”. Mentre quelle dei consumatori (Federconsumatori e Adusbef) salutano positivamente l’obbligo di accettare pagamenti con moneta elettronica perché “rappresenta un grande passo avanti in termini di tracciabilità dei pagamenti e lotta all’evasione“, nonchè “un ampliamento ed un’agevolazione a favore del cittadino, che disporrà di un ulteriore metodo di pagamento“. Aggiungendo che “la circolazione di meno contanti rappresenta un elemento di maggiore sicurezza, sia per il cittadino che per l’esercente“. Il Codacons critica invece proprio l’assenza di sanzione e dice che: “Ciò significa che, nonostante vi sia un obbligo, lo Stato non e’ in grado di farlo rispettare. Il solito pasticcio all’italiana“.

L’utilizzo di minore contante è una questione dunque culturale e di abitudini che ci vede ancora lontani  dagli altri paesi europei. La novità, comunque, si spera che possa portare ad un significativo incremento del numero di imprese che utilizzano pagamenti con moneta elettronica.