…E poi pagare” recita un antico adagio tra mercanti delle tante sponde del Mediterraneo e che tra Matera, Santeramo in Colle e Roma, sede del Ministero dell’Industria e del Made in Italy. Ed è il senso della concretezza che caratterizza l’intervento del consigliere regionale materano Roberto Cifarelli, dopo l’annuncio della proprietà Natuzzi di procedere a chiusura di stabilimenti e a trasferire parte della produzione all’estero, e del ministro Adolfo Urso per valutare l’ingresso di Invitalia( la ricordate? E quella dei cantieri dai diversi risultati per Matera 2019) nell’azienda produttrice del mobile imbottito. E se dovesse accadere occorre la svolta dell’innovazione e del rilancio. Siamo come san Tommaso. L’I.R.I l’azienda di Stato per la ricostruzione industriale non c’è più tempo e il Belpaese è privo da un trentennio di una politica industriale degna di tal nome. Il caso dell’Ilva di Taranto è esemplare, senza dimenticare la campagna acquisti di aziende straniere del nostro made in Italy. Divano scomodo…

COMUNICATO STAMPA
Vertenza Natuzzi, Cifarelli: “Le minacce di chiusura confermano la crisi di sistema. L’intervento di Invitalia sia la svolta per la partecipazione dei lavoratori e la tutela del distretto, non l’ennesimo paracadute senza garanzie”
“Gli esiti dell’ultimo tavolo convocato al MIMIT sulla vertenza Natuzzi confermano purtroppo tutte le preoccupazioni che avevo sollevato lo scorso 30 aprile, all’indomani del Consiglio comunale congiunto di Santeramo, Altamura e Matera. Lo scenario prospettato dall’azienda — che ipotizza la chiusura di tre stabilimenti, lo stop di un anno per i siti di Santeramo PS e Graviscella e il contestuale trasferimento dei volumi produttivi all’estero — è semplicemente irricevibile. Siamo di fronte all’ennesimo, inaccettabile tentativo di scaricare le difficoltà industriali interamente sulle spalle dei lavoratori e sul perimetro produttivo italiano del nostro distretto”.

Lo dichiara il Consigliere regionale della Basilicata, Roberto Cifarelli.
“Già settimane fa avevo denunciato i ritardi ingiustificabili con cui le istituzioni locali, a partire dal Comune di Matera, sono arrivate a farsi carico della vertenza, ignorando per mesi i gridi d’allarme delle opposizioni e dei sindacati. Oggi quei nodi vengono al pettine. Non siamo di fronte alla crisi di una singola azienda, ma a una vera e propria crisi di sistema che minaccia un patrimonio strategico di 9.000 lavoratori e 600 imprese tra Puglia e Basilicata. Un distretto che rischia la desertificazione se non si mette un freno immediato a qualsiasi ipotesi di delocalizzazione”.
In questo contesto — continua Cifarelli — l’annuncio del Ministro Urso circa l’avvio di una due diligence per valutare l’ingresso dello Stato nel capitale sociale di Natuzzi attraverso Invitalia rappresenta un fatto positivo, ma a una condizione chiara: la mano pubblica non deve servire a finanziare l’ennesimo ammortizzatore sociale a fondo perduto per coprire disimpegni industriali. Natuzzi ha beneficiato per oltre vent’anni di ingenti risorse pubbliche e, come ho già sostenuto, non può più essere considerata un soggetto esclusivamente privato. È un bene di interesse collettivo.

“Se lo Stato entra nel capitale, lo faccia per imporre una governance innovativa. È il momento di applicare coraggiosamente la legge 76/2025, dando concreta attuazione all’articolo 46 della Costituzione per la partecipazione diretta delle lavoratrici e dei lavoratori alla gestione e al controllo dell’impresa. Solo così potremo garantire trasparenza sulle scelte strategiche, investimenti reali nel reshoring e la salvaguardia dei livelli occupazionali”.
“In vista dei due cruciali appuntamenti di giugno — l’incontro in Regione Puglia il 4 giugno e il tavolo decisivo al MIMIT l’11 giugno — chiedo alle Regioni Basilicata e Puglia di muoversi in totale sincronia e con la massima fermezza. È necessario sostenere in ogni sede la richiesta di riconoscimento dello stato di area di crisi complessa per l’intero distretto murgiano. Serve un fronte istituzionale unito e rigoroso per bloccare i piani di ridimensionamento di Natuzzi e pretendere un piano industriale che rimetta al centro il lavoro, il territorio e la dignità del nostro sistema produttivo”, conclude Cifarelli.
Matera, 28 maggio 2026
