lunedì, 4 Marzo , 2024
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Caro vecchio Inpgi finito nell’Inps. Ma la Corte dei Conti osserva…

L’argomento è ancora caldo, nonostante le attività di gestione previdenziale e pensionistica dei giornalisti contrattualizzati sia passata dall’Inpgi nell’Inps, con buona pace di quanti sanno e sapevano che i miracoli – con un mercato dell’editoria cambiato- non li può fare nessuno. A meno che, come ripete un antico luogo comune non sia Pantalone, lo Stato a pagare. E questo non è possibile. Ci ha pensato la Corte dei conti, come riporta il servizio di Nino Sangerardi, a passare ai raggi X le voci di bilancio fissate al 2020. E il vecchio Istituto di Previdenza dei giornalisti da solo non avrebbe potuto farcelo, mettendo in discussione tutta l’impalcatura delle garanzie e le coperture degli iscritti e di quanti, in un precariato diffuso, si erano iscritti. L’Inps è stata la soluzione migliore. Ma è opportuno che editori e legislatori rivedono regole di mercato, soprattutto pubblicitario, che hanno spostato- è il caso delle testate cartacee- l’attenzione verso tv o verso il web. Ma non è tutto oro quello che luccica. La comunicazione diretta, affidata ai social, ha alimentato il deficit di democrazia e di garanzia di una corretta informazione che ‘’salta’’ le regole deontologiche affidate fino a ieri ai giornalisti. E su questo la Corte dei Conti…della corretta informazione non potrebbe che tirar fuori un bilancio in rosso.

Corte dei Conti, report sul bilancio dell’Istituto previdenza giornalisti italiani

Nino Sangerardi

“Nel 2020 i costi complessivi per gli organi sociali gravanti sulla Gestione sostitutiva si attestano, inclusi oneri previdenziali e assistenziali, a 1,320 milioni euro(1,123 nel 2019), un incremento dovuto a spese sostenute per lo svolgimento delle elezioni statutarie. La Corte osserva che la complessa articolazione degli organi sociali non appare funzionale ad assicurare l’efficacia dell’azione e, comunque, comporta costi elevati confermando l’andamento negativo degli ultimi anni. I limiti introdotti alle spese di missione trasporto e soggiorno non sono stati sufficienti a contenere i cosi, tuttora elevati, dei rimborsi spese”.
E’ quanto scrive la Corte dei Conti, Sezione controllo sugli Enti, nella relazione sulla gestione finanziaria, anno 2020, dell’Istituto nazionale di previdenza dei giornalisti italiani “Giovanni Amendola”(INPGI).
Quest’ultimo riconosciuto con Regio provvedimento del 25 marzo 1926 e trasformato in fondazione di diritto privato con decreto Legge n. 509/1994, fino al 1° luglio 2022 ha svolto previdenza e assistenza a favore degli iscritti all’Albo dei Giornalisti e Registro dei praticanti tenuti dall’Ordine nazionale dei giornalisti.
In merito alla Gestione principale sono stati, negli anni, approvati numerosi atti volti a ristabilire un equilibrio previdenziale “gravemente compromesso in ragione, principalmente, della crisi settoriale dell’editoria”.
A fronte della mancata realizzazione di tali tentativi la Legge n.234/2021 ha previsto che allo scopo di garantire la tutela delle prestazioni previdenziali dei giornalisti titolari di un rapporto di lavoro dipendente, con effetto dal 1° luglio 2022, l’INPS acquisisca la competenza assicurativa previdenziale degli stessi lavoratori e subentri all’INPGI.
La Gestione separata(INPGI 2) finalizzata alla liquidazione pro iscritti, con il metodo del calcolo contributivo, della pensione di invalidità, di vecchiaia e ai superstiti non pone problemi di sostenibilità , tenuto conto che il rapporto tra obbligati e pensionati è di 21,63( il numero dei contribuenti è di circa 22 volte superiore a quello dei pensionati) e l’ammontare medio delle pensioni erogate di 1914 euro ogni mese.
Il Direttore generale in carica è stato nominato con delibera del Consiglio di amministrazione n.25 del 22 aprile 2013. I Magistrati contabili “invitano l’INPGI a valutare l’introduzione, nella regolamentazione interna, di meccanismi che assicurano il rispetto dei principi di trasparenza e rotazione nell’assegnazione degli incarichi dirigenziali di vertice. Si segnala l’elevato costo medio del personale dirigenziale e non dirigenziale che nel 2020 risulta aumentato nonostante la diminuzione dei dipendenti”.
Per quanto riguarda la Gestione sostitutiva si evidenzia la progressiva e costante riduzione degli iscritti attivi, a partire dal 2015, che, stante la necessità di sostenere trattamenti pensionistici obbligatori IVS, determina un “saldo in progressivo peggioramento, con un allargamento significativo della forbice che è passata da –186,82 milioni del 2019 a –211,58 milioni del 2020”.

Nell’anno esaminato dalla Corte il risultato complessivo di esercizio registra un disavanzo pari a 242,17 milioni, con dato negativo sia del disavanzo della gestione previdenziale e assistenziale, passato a 188,41 milioni, sia della gestione patrimoniale, in diminuzione del 17,26% rispetto all’anno precedente.
Il conto economico del 2020 ha chiuso con un avanzo di gestione di 26,12 milioni dovuto al saldo positivo della gestione previdenziale per 39,62 milioni e all’avanzo di 1,316 milioni della gestione patrimoniale.
A fine anno 2020 il patrimonio netto è di 735,9 milioni , destinato al fondo di riserva. Il flusso finanziario dell’attività di finanziamento positivo per 450 euro( era negativo per 53.971 euro nel 2019).
Tra i crediti dell’attivo circolante, la voce più significativa è rappresentata dai crediti verso aziende editoriali, che al 31 dicembre 2020 ammontano a 276 milioni, di cui 227,7 milioni per contributi e 49,03 milioni per sanzioni e interessi.
Con atto del 28 marzo 2019 il Consiglio di amministrazione ha ratificato un nuovo bilancio tecnico, con base al 31 dicembre 2017, e riferito al periodo 2018-2067. Il documento mette in luce un saldo previdenziale negativo fino al 2046 e positivo dal 2047 a fine periodo, mentre il saldo totale è negativo fino al 2048 e positivo dal 2049 al 2067, crescendo fino a 384 milioni.
Il rapporto della Corte dei Conti è stato inoltrato ai presidenti del Senato e della Camera dei Deputati.

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