HomeEconomiaCANDE-Class Action Nazionale dell'Edilizia: Ecco perchè Giorgetti è anti-partita Iva

CANDE-Class Action Nazionale dell’Edilizia: Ecco perchè Giorgetti è anti-partita Iva

L’organizzazione No Profit CANDE- Class Action Nazionale dell’Edilizia lancia una accusa precisa all’attuale ministro leghista dell’economia Giancarlo Giorgetti: quella di avere un atteggiamento poco intelligente e per giunta ostile alle partite iva impedendo loro di utilizzare il credito d’imposta per compensare debiti nei confronti dello Stato. Una possibilità per altro prevista dalla vigente legislazione e voluta da un ex ministro, Giulio Tremonti. Ecco come lo spiegano: “Lo facciamo con un esempio talmente semplice che dovrebbe capirlo chiunque.
Io sono un’impresa.
Ho un debito verso lo Stato, già iscritto a ruolo e inserito in una definizione agevolata. Quindi quel debito non lo sto nascondendo: lo sto pagando, a rate.
Contemporaneamente, però, lo Stato è debitore verso di me, perché possiedo crediti d’imposta maturati attraverso lavori edilizi realmente eseguiti.
Debitore io.
Debitore lo Stato.
La soluzione più logica quale sarebbe?
𝗖𝗢𝗠𝗣𝗘𝗡𝗦𝗜𝗔𝗠𝗢.
Tu Stato devi avere 100 da me e io devo avere 100 da te? Chiudiamo le rispettive posizioni, totalmente o parzialmente, e riduciamo contemporaneamente il debito dell’impresa, il credito a carico dello Stato e il monte dei carichi affidati alla riscossione.
Troppo semplice?
Per Giorgetti evidentemente sì.
Perché il paradosso è questo: lo Stato mi impedisce di utilizzare liberamente quei crediti per abbattere il mio debito verso lo Stato e così mi costringe, se ho bisogno di liquidità, a cercare di venderli sul mercato.
E cosa succede?
Che un credito fiscale da 100, che per me rappresenta corrispettivo di lavori, materiali, stipendi, contributi e imposte già sostenuti, devo magari cederlo a 70, 75 o 80.
Io perdo una parte enorme del valore.
Ma attenzione alla mandrakata:
l’impresa che compra quel credito potrà poi utilizzarlo, nei limiti consentiti dalla legge, proprio per compensare i SUOI debiti fiscali.
Quindi ricapitoliamo.
Io ho un credito verso lo Stato. Io ho un debito verso lo Stato. Non posso farli incontrare come sarebbe logico. Devo vendere il credito a un terzo, rimettendoci soldi. E quel terzo utilizzerà quello stesso credito nei confronti dello Stato.
𝗚𝗘𝗡𝗜𝗔𝗟𝗘 𝗘’!!!
E la cosa ancora più assurda è che il principio di utilizzare la compensazione per far incontrare crediti verso la Pubblica Amministrazione e somme iscritte a ruolo non lo stiamo inventando oggi.
Con #𝗚𝗶𝘂𝗹𝗶𝗼𝗧𝗿𝗲𝗺𝗼𝗻𝘁𝗶 al Ministero dell’Economia, l’art. 31 del DL 78/2010 introdusse nel DPR 602/1973 l’art. 28-quater, prevedendo, sia pure per una diversa categoria di crediti e con precise condizioni, la compensazione di crediti certi, liquidi ed esigibili verso la PA con somme dovute a seguito di iscrizione a ruolo.
Perché il principio economico era elementare:
ridurre il debito dell’impresa, ridurre contemporaneamente il credito che quella stessa impresa vantava verso la PA e abbattere il monte dei debiti iscritti a ruolo.
E attenzione: CANDE questa soluzione l’ha già proposta.
L’abbiamo portata ai parlamentari della maggioranza in occasione della Legge di Bilancio 2026, chiedendo proprio di consentire alle imprese titolari di crediti d’imposta di utilizzarli per abbattere i propri debiti iscritti a ruolo, compresi quelli oggetto di definizione agevolata.
Niente. Non c’è verso.
𝗟𝗲 𝗣𝗠𝗜 𝗽𝗼𝘀𝘀𝗼𝗻𝗼 𝗽𝘂𝗿𝗲 𝗺𝗼𝗿𝗶𝗿𝗲.
Tra gli interlocutori incontrati, il Senatore Claudio Borghi fu uno dei pochi a considerare intelligente e razionale la proposta. Ma la risposta che ci diede, e che ricordiamo molto bene, fu sostanzialmente questa:
«𝙉𝙤𝙣 𝙡𝙤 𝙛𝙖𝙧𝙖𝙣𝙣𝙤 𝙢𝙖𝙞. 𝙄𝙡 𝙈𝙀𝙁 𝙫𝙪𝙤𝙡𝙚 𝙞 𝙘𝙖𝙨𝙝»
E questa frase spiega forse meglio di cento relazioni tecniche il problema.
Il MEF vuole cassa.
Quindi l’impresa deve trovare denaro vero per pagare allo Stato un debito, mentre nel proprio cassetto fiscale possiede un credito riconosciuto dallo stesso Stato.
Se per trovare quella liquidità deve svendere il credito fiscale, perdere il 20%, il 25% o il 30% del suo valore e magari consegnarlo a un soggetto finanziariamente più forte che successivamente lo utilizzerà in compensazione, pazienza.
L’importante è che la PMI tiri fuori i cash.
Quello si chiamava Giulio Tremonti.
Questo si chiama Giancarlo Giorgetti.
Evidentemente non basta occupare la stessa poltrona per avere la stessa visione.
Per questo diciamo che Giorgetti è stupido e anti-Partita IVA.
Non perché ci stia antipatico, nooo!
Ma perché consideriamo stupida una politica che, potendo far incontrare direttamente un credito e un debito verso lo stesso sistema pubblico, preferisce costringere un’impresa a svendere il proprio credito a un intermediario, impoverendola, per consentire poi a qualcun altro di utilizzare fiscalmente quello stesso credito.
Nel frattempo l’impresa continua a pagare le rate della riscossione.
Povere imprese.”
𝘾𝘼𝙉𝘿𝙀 – 𝘾𝙡𝙖𝙨𝙨 𝘼𝙘𝙩𝙞𝙤𝙣 𝙉𝙖𝙯𝙞𝙤𝙣𝙖𝙡𝙚 𝙙𝙚𝙡𝙡’𝙀𝙙𝙞𝙡𝙞𝙯𝙞𝙖

Vito Bubbico
Vito Bubbico
Iscritto all'albo dei giornalisti della Basilicata.
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