Maurizio Baccaro segretario provinciale di Sinistra Italiana di Taranto non gira intorno ai problema dell’ex Italsider, Ilva, Acciaiere italiane e, allo stesso tempo a un disastro, per gli aspetti giudiziari, i quattrini pubblici dilapidati, le tante morti causate da cicli produttivi inquinanti, e ai paradossi degli annunci del governo Meloni sull’acciaio nazionale con la consueta riproposizione di scarsamente affidabili cordate imprenditoriali straniere. E dice chiaro e tondo, dopo lo sciopero dei lavoratori e con il sostegno delle loro famiglie, che deve essere il Governo a gestire le produzioni strategiche del Paese, come era ai tempi dell’I.R.I quando lo Stato aveva il polso della sostituzione sull’economia italiana. Con le privatizzazione , gli spezzatini, i commissariamenti e i soldi sprecati si sono ridotte competitività, occupazione e il ”Made in Italy” è diventata una scatola vuota: dall’alimentare al manifatturiero. Senza senso di responsabilità, garanzie e impegno dello Stato si fanno altri passi indietro. E il Governo Meloni, con tutto lo stuolo di ministri, non faccia l’indiano…

L’INTERVENTO DEL SEGRETARIO DI SINISTRA ITALIANA TARANTO
La vicenda dell’ex Ilva di Taranto è il drammatico prodotto dell’assenza di politiche industriali in questo Paese, soppiantate da decenni di liberismo e di rassegnazione all’idea che la politica debba abdicare al proprio ruolo, lasciando che le scelte industriali siano indirizzate esclusivamente dal mercato e dal profitto. Ci troviamo di fronte al paradosso inaccettabile di aver dichiarato la produzione di acciaio “di interesse strategico nazionale”e, contemporaneamente, di continuare a voler consegnare i destini produttivi, l’ambiente e la salute dei cittadini a multinazionali straniere o a cordate private. È necessario un forte e definitivo intervento pubblico per riportare sotto il controllo dello Stato tutta l’attività e garantire l’equilibrio tra i diritti costituzionali.

Lo sciopero proclamato dai sindacati è il termometro di una tensione e di una preoccupazione sacrosanta dei lavoratori e dell’intero territorio. Le maestranze, l’indotto e i cittadini di Taranto non possono continuare a pagare il prezzo dell’incertezza e dell’irresponsabilità politica. Siamo al loro fianco.
La magistratura ha sancito lo stop dell’area a caldo entro il 28 ottobre. Di fronte a questo quadro, il Governo Meloni risponde riproponendo la solita sfilata di multinazionali straniere, come Jindal e Flacks, o di cordate di avventurieri privati nazionali a caccia di soldi pubblici.

Ribadiamo che, per noi, l’unica strada realmente fondata sul rispetto dei principi costituzionali è quella che rimette al centro l’interesse pubblico attraverso la scienza. L’area a caldo deve essere chiusa, in coerenza con quanto disposto dalla magistratura e con la necessità di superare definitivamente il modello produttivo che ha messo in conflitto lavoro, salute e ambiente.
Contestualmente, il Ministero deve avviare senza ulteriori ritardi la revisione dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) e procedere con la Valutazione preventiva dell’Impatto e del Rischio Sanitario (VIIAS). È necessario un deciso intervento pubblico nella governance dello stabilimento, capace di guidare una riconversione industriale che salvaguardi l’occupazione e garantisca il diritto alla salute. Solo i dati scientifici possono stabilire se, in quali condizioni e con quali tecnologie sia possibile mantenere attività produttive compatibili con la tutela della vita dei cittadini e dei lavoratori.

In assenza di queste garanzie per la vita dei cittadini e dei lavoratori, l’unica alternativa sarà la chiusura definitiva dello stabilimento, con il rischio di lasciare un’intera area nelle mani di interessi economici legati esclusivamente al business delle bonifiche e dello smaltimento dei rifiuti, senza alcun progetto di riconversione capace di garantire continuità occupazionale.
Il presente e il futuro del Paese si difendono restituendo allo Stato la sovranità sulle scelte industriali ed energetiche, chiudendo definitivamente l’area a caldo, assicurando un forte intervento pubblico nella gestione dell’ex Ilva e avviando una vera riconversione ecologica, capace di garantire lavoro, salute e ambiente. Non si difende l’interesse nazionale assecondando interessi speculativi privati o strategie finanziarie di multinazionali straniere, ma assumendo fino in fondo la responsabilità pubblica di una delle più importanti vertenze industriali del Paese.

Maurizio Baccaro
Segretario provinciale
Sinistra Italiana – Taranto

