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Vive e lotta insieme a noi..IL NULLA

Scrivere del NULLA è come promettere l’anima al diavolo, e poi rivolerla indietro.
Dire che esiste stride con la semantica della lingua.
Dire che non esiste apre una crepa nel nostro pensiero. Provate a pensare senza il Nulla, e a far di conto senza lo 0.
L’indovinello del Nulla/Vuoto un giorno potrebbe aprirsi alla comprensione. (Per un breve résumé della parte scientifica, si veda l’articolo in calce).
Perché dire che nel vuoto non ci sia nulla, sarebbe come dire che nel silenzio non si comunica. Mirabile la nuova visione – ancora in progress – di fisica della materia ed energia, che batte ogni opera di fantascienza.
Il Nulla\VUOTO COSMICO, percorso da aleatorii quanta, e neutrini senza (forse) massa né carica elettrica, et alia, – di cui non si sospettava l’esistenza -, potrebbe essere all’origine del mistero della “CREAZIONE”.
Per intenderci, si tratta di “visitare” lo stato dell'”ante-cosa”, l’enigma da cui è scaturito il Big Bang.
Occorrerà abituarsi ad un assetto cosmico che esula dalla percezione comune.
Mentre pensiamo ancora con le categorie della filosofia classica, che si è tolta d’impaccio riservando al Nulla una grama condizione.
PARMENIDE e LUCREZIO decretarono senza compromessi: “Ex nihilo nihil fit”, nulla viene dal nulla, ciò che non è non è, altro che sofismi.
Alcuni talebani dell’ermeneutica vorrebbero addirittura cancellare il sostantivo Nulla dal dizionario; residuerebbero per la negazione solo gli avverbi NON e NO.
A voler udire una diversa campana, dovremmo inoltrarci nella selva oscura di HEIDEGGER.
In sintesi, vi si sbircia la nozione che l’uomo avverte la presenza del Nulla, in quanto affetto da ANGST, che in tedesco può significare sia paura che angoscia.
E così l’ESSERCI (= noi stessi), per rapportarsi al mondo, è esposto al Nulla, o meglio si tiene (stretto) ad esso. (Libera interpretazione da “Wegmarken”).
Esserci e Nulla intrecciano una DIALETTICA.
Rinfrancato da tali lucine nel bosco, direi temerariamente che, se da Cartesio in poi citiamo il principio “Cogito ergo sum”, potremmo ora anche estenderlo a “ALIQUID COGITO, ERGO EST”, penso a qualcosa, quindi esiste.
Quindi anche al NULLA, che continua a godere di pessima stampa: ci serve colloquiamente per denunciare en bloc le nostre paure esistenziali.
Svegliarsi dopo una operazione: lo iato temporale ti fa arrovellare su come è possibile che il mondo produceva eventi, e la tua mente no.
Vorresti reclamare l’esperienza sensoriale che il Nulla narcotico ti ha obliterato. Ma non c’è un metafisico ufficio reclami a cui rivolgersi (comunque una utopia nei nostri ospedali..).
Temiamo tutti LA MORTE, tetra, arcigna, inesorabile.
La morte di un individuo è un evento straziante, ma nell’ordine naturale delle cose, se non dovuto a guerre o altri crimini.
Di quale abiezione deve quindi essere L’ESTINZIONE anche solo di una, ma ormai di migliaia di specie. Un insulto alla creazione. Un futuricidio. Il Nulla in drammatica azione. L’armageddon a puntate. Per altri teorici versi, enti del Nihil possono essere gli ENTI IN POTENZA mai avveratisi: i quasi infiniti individui potenziali che potrebbero essere stati concepiti al nostro posto, per minuscole varianti, p.es., pochi secondi di ritardo, nelle combinazioni tra idem geni e idem ambiente che ci hanno generato.
Non sono, ma avrebbero potuto essere. Con gli stessi “ingredienti” che ci hanno costituito.
Non esistono, ma possiamo concepirli ad libitum nel pensiero.
Sul piano psicologico, come definire il “GHOSTING”, l’interrompere improvviso dei contatti. Sparire, che in dialetto si dice “scriors”, S-CREARSI.
Si tronca una relazione – niente di più facile nei vari social -, senza assumersi nemmeno la responsabilità di una scusa.  Lasciando il vuoto/nix/nada che proietta un monte di interrogativi insolvibili, tutti sull’altro. Una mascalzonata.
Siamo partiti dalle nuove frontiere della scienza e dal riscatto di un parente povero della conoscenza: il Nulla.
Siamo però mestamente approdati all’esperienza della negazione del tempo, dei sensi, della relazione, di un futuro.
Mai concetto fu più contraddittorio.
Mai meditazioni furono più deprimenti.
Ma una ciambella di salvataggio ce la lancia L’UMORISMO.
Dal guru indiano che, alla domanda cosa succederebbe se il mondo non esistesse, diede la più candida delle risposte: “SAREBBE UN BEL GUAIO”.
Alle strofe di Paolo Conte:
Se non avessi questa vita morirei ogni mattina questo sole non avrei (..)
Se non avessi questa vita morirei
tutto il mio cielo in questo sonno spenderei (..)
Ogni volta mi ritrovo sempre qui
a far trottare sotto il sole e la notte questa sporca vita
che non ha mai pietà e non è mai finita”.
La prendiamo in parola, “it’s wonderful“, e come trotta questa sporca vita!

N come Nulla

Stefano Matera
Stefano Matera
La mia fatica di Sisifo è stata occuparmi da sempre del fenomeno lingue. Le ho studiate in Germania e Irlanda, per poi lavorare come traduttore. Con tutta l'ammirazione per le virtù del medium, non sarò mai un giornalista, di quelli che dicono della loro professione: "Meglio che lavorare". Non fa per me la separazione ipocrita di fatti e opinioni. Credo nella dialettica e nei dialetti, nella laboriosità del pensiero lento. La forma è contenuto, e si lascia cesellare fino a dare il più grande risalto alle idee che, si spera, hanno in sé la verve per salvarci. Ci vorrà del lavoro a riempire il baratro di apatia in cui è precipitato il pensiero.
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