HomeCulturaVietato l’ingresso (In Paradiso)alle donne come Iris…non resuscitate

Vietato l’ingresso (In Paradiso)alle donne come Iris…non resuscitate

Paradossi? Mah San Pietro su mandato dell’Altissimo non sente ragioni, quando capitano al cospetto donne come quelle narrate e descritte nel monologo di Teodosio Saluzzi, allievo di Eduardo De Filippo, che a Bari per la ricorrenza dell’8 marzo, ha presentato l’atto unico ‘’E venne una donna…’’. Si è riso,sorriso e riflettuto lungo un canovaccio – come racconta Gianni Maragno nella recensione- passando dalla Terra al Pianeta rosso, il colore della paura, della vergogna con tanta ipocrisia di mettersi a nudo tra anima e corpo, salvo a mimetizzarsi sul classico candore come un giglio…Inutile nascondersi dietro alla classifica foglia di fico e una telecamera interplanetaria che campeggia nella scenografia , con quell’ occhio di Magritte che riporta la scritta AMBIENTI CELESTI – vietato l’ingresso ai non resuscitati”. Ci vorrebbe un miracolo come quello, rimasto unico, del quale beneficiò Lazzaro con quell’ invito da eletto tra i pochi eletti: Alzati e cammina! Sul palco del teatro ‘’La dolcevita’’ tanti Lazzaroni… in cerca di un biglietto di sola andata per il successo. Lo meritano. E chissà che non li si possa ammirare anche a Matera e dintorni.

RECENSIONE
di Gianni Maragno
“E venne una donna”, in scena l’8 marzo al Teatro La dolce vita di Bari per il Borgo delle Arti, è un monologo che affonda nel teatro dell’assurdo per raccontare un’umanità allo stremo. Iris, figura‑simbolo e corpo parlante di un mondo esausto, attraversa un viaggio che è insieme fuga, denuncia e specchio deformante della nostra epoca. Il suo spogliarsi progressivo, dal casual iniziale al bianco quasi liturgico, diventa gesto scenico potente: un percorso dalla confusione alla nudità essenziale, dal caos al desiderio di rinascita. Ma la rinascita non arriva. L’umanità che Iris rappresenta ha sedotto e snaturato il creato, e ora non sa più dove rivolgere la propria distruzione. Chiede al Creatore ciò che non vuole assumersi, e il Padreterno la respinge: il cielo non è luogo per viventi. Una condanna che suona come resa. Il viaggio su Marte, governato dal grottesco Martino, spalanca un universo dove l’assurdo diventa sistema: truppe mercenarie, riproduzione forzata, giornate scandite da funzioni biologiche e divieto assoluto di pensiero. Un mondo che riduce l’essere umano a ingranaggio, senza interiorità né memoria. Per Iris non c’è ritorno: la seduzione diventa trappola, la fuga un eterno inganno. Saluzzi costruisce un testo che usa l’assurdo come lente d’ingrandimento, interrogando responsabilità, desiderio e smarrimento collettivo. Il tono oscilla con precisione tra comico e tragico, tra grottesco e metafisico, restituendo un monologo che è insieme confessione e parabola. La regia di Pino Cacace amplifica questa scrittura con intelligenza, trasformando il monologo in un piccolo coro: l’apparizione angelica che canta e danza accanto a Iris aggiunge una vibrazione ulteriore, mentre “L’Occhio di Magritte” domina la scena con la sua enigmatica scritta: “AMBIENTI CELESTI – vietato l’ingresso ai non resuscitati”. Un colpo d’occhio che sintetizza ironia e inquietudine. Anna Rita Elia è il motore dello spettacolo: un’attrice che corre, scava, rigenera il personaggio ogni sera senza mai forzarlo. Lavora nei dettagli, negli interstizi, e proprio lì trova la verità del testo. Accanto a lei, la vocalist Sarah Pofi e il Maestro Cosimo Ventrella intrecciano parola, canto e suono in una contaminazione che dà respiro all’intero impianto. Ne nasce uno spettacolo che sorprende e interroga, capace di lasciare un segno. Un tassello importante per un teatro che non rinuncia a pensare, né a far pensare.

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