…Ma a patto che hai capito che la vita è un gioco, tra gioia, rabbia, concentrazione, meditazione e voglia di capire quali sono i tuoi limiti, magari dopo aver giocato al biliardo o alla ”carambola” come ripetono le generazioni della Prima Repubblica, al poker o con le carte napoletane allo stoppa o al tresette, meglio ancora se hai scalato le vette dell’Himalaya o quelle del massiccio del Pollino. Tutto questo per entrare mani, piedi,mente, anima e cuore nel percorso guidato e narrato ” Saggi sullo Zen: con i tre capitoli su Lo Zen è il biliardo e Lo zen e il poker” di Giovanni ”Nunzio” Maria Paolicelli, l’architetto della dimensione catartica ( purificatrice, per quanti ignorano le delizie della lingua italiana con le matrice greche e latine) della vita e dell’armonia con la natura.

E per seguirlo nella descrizione di similitudini, che dall’esterno possono sembrare paradossali, ci siamo armati di pazienza ( è il limite degli e book che non favoriscono affatto la concentrazione di un documento cartaceo) come quella di Giobbe e abbiamo portato a termine la lettura di un lavoro datato dicembre 2012. Un anno bisestile come quello che ci sta lasciando tra malattie, lutti e crisi procurate dall’epidemia da virus a corona. Ma la vita è un gioco e bisogna mettersi in gioco e, ancora meglio, come si dice a Matera, avere con moderazione la ”cap o sciuch” la testa al gioco. Perchè se non c’è questa apertura, disponibilità non è facile capire quello che in maniera semplice, efficace e riflessiva narra e descrive il bravo Nunzio su Zen e dintorni.

E in proposito, per entrare nei primi tre capitoli dedicati al biliardo, non possiamo che citare quella ”gloriosa” mente di Albert Einstein, sì proprio quel grande matematico inventore della formula E=mC2, energia uguale massa per la velocità della luce al quadrato. ”Il biliardo- scrive Einstein – costituisce l’arte suprema della anticipazione. Non si tratta affatto di un gioco, ma di uno sport artistico, completo, che necessita, oltre che di una buona condizione fisica, del ragionamento logico del giocatore di scacchi e del tocco da pianista di concerto”. E allora, lasciando da parte protagonisti e tocchi d’alta scuola del film ” Lo Spaccone” con Paul Newman per esempio, concentrazione, riflessione, capacità di cogliere l’attimo, colpire e attendere con gli occhi che si illuminano, per gioire o aggrottare le sopraciglia se pallino o buca sono saltati, significa aver giocato fino in fondo una delle tante partite della vita. Per la vittoria chi ha vinto, ma chi perde cosa vince…la rivincita?

La vita è un gioco e gratta gratta il ” Bravo” Nunzio Paolicelli, come lo conosciamo da anni, e i suoi sodali, protagonisti in sequenza come le palle numerate del biliardo, tirano fuori che lo Zen è un incrocio tra il pensiero di Buddha e di Lao Tzu, con India e Cina che si incontrano. E non solo, vista l’evoluzione di quelle esperienze, con un apostolato itinerante che ha attraversato Oriente e Occidente, fino a Matera, terra di anacoreti di varie religioni che nei secoli sono giunti nell’habitat rupestre tra preghiera e natura fino a raggiungere i Sassi, quasi per gioco. Semplicistico, forzature? Pensateci bene e vedrete che il ”gioco” della vita ha avuto tracce e testimonianze anche qui. Prendete ” u’ strimm’l” , la trottola in legno, avvitata e lanciata con un fil di spago per ruotare, ruotare, procurando entusiasmo e a volte un pizzico di rabbia se interrompeva improvvisamente il suo giro. E allora viene fuori la contemplazione di quello che si ammira, passando dalla Murgia – con il gruppo di escursionisti del racconto – che raggiunge il Pollino, consapevole che dopo una impegnativa salita seguirà la scioltezza della discesa.

Un gruppo assortito, con esperienze diverse, ognuno pronto a dire la sua sullo zen e sul biliardo, magari ricordando – quando non c’erano internet, telefonini e altre alienazioni virtuali- le partite nelle ‘salette’ come quella dei tanti ” Zizi” che ne avevano una o quasi, in ogni quartiere. Stecca, gesso, triangolo, segnapunti, sigaretta, gazzosa, birra e in qualche caso un quarto di filone con mortadella per partite da seguire, se possibile, in assoluto silenzio. Tanta riflessione, colpo d’occhio, regolazione del respiro e la regola a non strafare all’insegna – come ricorda Nunzio- del ” Se capisci le cose come sono sono, se non capisci le cose come sono sono”. Una massima di vita che contiene uguali e contrari, dossi e paradossi e con tutte le varianti del gioco del biliardo (conoscete la variante all’inglese o l’ottanera, una partita che obbliga a mandare in buca solo un certo numero di palle numerate?) con i suoi ritmi e le sue pause ?E c’è, a ben vedere, come ricordano alcuni degli escursionisti del racconto, che hanno raggiunto i 2248 metri del monte Pollino, anche un mantra da ricordare e recitare come quello degli ”Hare Krishna” di tradizione indiana o cristiana con ”L’Ave Maria”. Uno spunto da approfondire contando i grani di un rosario, simbolo di preghiera che accomuna tante religioni del pianeta. Tutto torna? Parlando di rosario, zen ed esperienze religiose e filosofiche diverse. Stiamo al gioco, del resto è Natale, e le carte tornano a girare sul tavolo verde come nei film (citiamo Casino Royal della saga di James Bond) o su quelli da cucina, dove ci stanno anche pettole e fette di panettone e un bicchiere di Armagnac come ricorda il protagonista, per un giro di poker dove le parole chiave sono illuminanti: apro, chiamo, servito, vedo e via via con altre diciture ed esperienze sensoriali.

E lì si vede la ‘scaltrezza’, la capacità di trattenere il respiro o di interpretare i movimenti e le sensazioni altrui. Basta la corrugazione di ciglia e sopraciglio per capire a ‘che gioco si sta giocando’ e anticipare mosse e movimenti, anche guardano scarti e rilanci. Questo sia che giochiate con le carte da poker che con quelle napoletane o piacentine alla ”stoppa” o al ”tressette” (Sì mettiamoci una ”S” in più”). La vita un gioco e tra biliardo, poker e stoppa e lo ”zen” la ispira, facendovi cogliere l’attimo giusto. E ”Meditate” … come direbbe Renzo Arbore.