lunedì, 4 Marzo , 2024
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Un libro? Sfogliamolo insieme…nella “città che legge”

Brave e dinamiche le quattro fondatrici dell’associazione ”Città che legge”, che hanno raccolto consensi, simpatia e tanti spunti per portare avanti un progetto -quello della promozione della lettura- destinato a diffondersi anche in ambienti che non ti aspetti: dalla paninoteca al bar dello sport, dal negozio di telefonia hi-tech al parrucchiere dove è prassi la cultura orale e commentata tutto gossip e sentito dire.

Diventa importante e fattibile ”Far vivere” i libri facendo sfogliare e leggere le pagine a quanti, testimonial ideali, per passione ed entusiasmo, sanno come passarli di mano in mano come la piccola Alessia con un libro di favole o il celeberrimo ”Piccolo principe” di Saint Exupery anzicchè l’impegnativo ”Principe” di Niccolò Macchiavelli, da affidare a un principe o una principessa del Foro, oppure  a un politico navigato che ha visto passare carriere, opportunismi e patti  di fine legislatura.

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La stessa cosa vale per tifosi e sportivi, che non vanno oltre la lettura superficiale di quotidiani e siti web o visione di tv su commenti e notizie di autoconsumo, ma che poco sanno di regole, biografie e di scritti scomodi su tutto quanto non va nel mondo pedatorio o nella dimensione nera del calcio scommesse o del doping. E magari potrebbero incuriosirsi sul significato…” Calcio o sport oppio dei popoli”, come parafrasi marxista di ”Religione, oppio dei popoli”.

Si potrebbe portare al leggio o sulle gradinate un iscritto del vecchio Pci, un notabile della vecchia DDR dove lo sport come in tutti i Paesi del blocco dei Paesi dell’Est era un formidabile veicolo di propaganda sportiva.

Un maestro in pensione, caro vecchio maestro Alberto Manzi, ma andrebbero bene anche Giobbe Covatta con la sequenza dei ”Io speriamo che me la cavo” o Gianni Ippoliti con i suoi dizionari della lingua italiana, calamiterebbe l’attenzione della vasta e poco acculturata platea dei patiti della dimensione virtuale ”2.0” che si affidano alla comunicazione afona, punteggiata, contratta, per acronimi o sgrammaticata (se preferite) per scambiarsi le ultime senza muoversi da casa, magari stando a contatti di gomito dal destinario. Che alienazione!

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E  Antonella Ciervo, Lucia Maffei, Patrizia Orofino e Antonella Padula, le quattro anime iniziali di ”Città che legge” sono state motivate a scendere in campo, con una serata -esempio in Mediateca, circa i rischi di un ”nuovo analfabetismo pseudo-colto”. E’ bastato loro considerare che il ”silenzio può travolgerci da fiumi di parole” con una sfida a ”sfatare” l’assioma ”scripta manent, minor cessat” per far sì che i libri possano diventare linfa di una nuova vita per ognuno di noi…quasi un vento nuovo che apre tutte le porte.

La scommessa è quella di entrare nei caffè, nei luoghi di incontro o di passaggio per coinvolgere e interessare quanti a malapena sfogliano il giornale nei bar (cominciando dall’oroscopo o dallo sport) o hanno una libreria in casa per darsi un tono, ma non hanno mai aperto la Divina commedia di Dante, il libro ”Cuore” di Edmondo de Amicis o, per curiosità, ”Tutto quello che non avete mai osato chiedere sul Sesso” di David Reuben che ha ispirato il noto film di Woody Allen. Libri impolverati accanto a enciclopedie dalla copertina dorata.

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Ma non generalizziamo  ci sono lettori, qualcuno di nicchia, che spaziano dalle collezioni ”Harmony” ai best seller dei premi Strega, Bancarella o del nostro Basilicata, che possono costituire lo ”zoccolo duro” per coinvolgere altri a fare altrettanto.

Che fare? La città ha eventi come il premio Energheia, il Women’s Fiction festival e una serie di incontri con l’autore portati avanti da associazioni, circolo e librerie che consentono di contattare i lettori. Ne servono di nuovi…quelli che in libreria o presso i luoghi canonici difficilmente ci vanno a meno che non ci siano incentivi o interessi particolari o personaggi noti. Servono incentivi, formule e curiosità.

Per i piccoli la saga di ”Peppa Pig”, un cartone animato che va per la maggiore, può favorire la lettura con altri strumenti espressivi: recitazione, musica, ballo magari in un prato o in una ludoteca. Per i grandicelli può essere un ”testimonial” dello sport o di un altro settore, in pista, in palestra o in paninoteca. E se si parla di dolci, cucina o bellezza donne e adepti di Narciso leggerebbero o commenterebbero libri in ristorante, pasticceria o saloni di bellezza.

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Insomma ”una città che legge” dovrebbe avere un libro in ogni luogo, dalle attività sociali a quelle economiche. Se il Comune, la Provincia, la Camera di commercio avessero una biblioteca (anche virtuale) sulla storia della città dall’economia al costume forse ci sarebbe un motivo in più per leggere.

Nei Musei e negli Archivi le biblioteche ci sono ma sono frequentate da addetti ai lavori. E le scuole,l’Università ? Senza progetti, risorse e volontà si fa poco strada.

Ricordo i  tempi di quando negli anni Settanta ero studente al liceo Scientifico. La biblioteca, gestita da una volenterosa docente, aveva appena 500.000 lire di dotazione annua per l’acquisto di libri…una inezia. Arrivavano una trentina di libri, ma riuscivamo a prenderli in prestito e ad arricchire la nostra formazione culturale. Oggi tra ipertesti e libri multimediali, destinati a restare sul web,  la lettura, nonostante gli ebook che hanno preso piede in altre realtà, sembra esserci poco spazio per la lettura cartacea.

Sono invece una risorsa, perchè favoriscono la partecipazione, perchè il confronto, lo scambio di esperienze è fruttuoso se avviene nel reale, magari dopo un volo di fantasia. Il cortometraggio proiettato nella serata in Mediateca, con qualche problema tecnico, può essere un valido esempio di quanto basti poco per amare il mondo dei libri.

“The Fantastic Flying Books of Mr. Morris Lessmore” è un cortometraggio animato che si apprezza per i significati di facile lettura…che fornisce a persone di tutte le età. Merito dello scrittore  Brandon Oldenbur se in una grigia libreria entreranno i colori della conoscenza di bambini, ma anche di adulti, animati da tanta curiosità.

Sono certo che le intraprendenti fondatrici della ” Città che legge” porteranno le buone pratiche in piazza e in altri luoghi di incontro e ritrovo, con uno zainetto di libri di tutte le forme e colori, magari salvati dalla distruzione e dall’oblio, e con un design e prosa accattivanti.

Siamo un popolo di scrittori, poeti, con pochi editori puri (vero) ma con uno spiccato senso di apprezzamento per griffe, loghi e scritte riportati su borse, vestiti, scarpe e altri elementi di arredo.

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L’esempio dato da docenti e allievi dell’Istituto superiore ”Isabella Morra’ è tra questi. Un libro è di moda se c’è la moda dei libri…leggete e indossate e la cultura dei cittadini culturali crescerà, anche con Matera 2019.

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