Storie di altri tempi quelle della clausura forzata con le giovani donne di nobili famiglie costrette, per non smembrare il patrimonio di famiglia, a entrare in Convento per quella che era la Legge del Maggiorascato. Al primogenito andavano averi e titoli, alle sorelle la dote per il convento e ai fratelli la scelta tra la carriera delle armi o quella ecclesiastica. Ma erano le donne a subire, malvolentieri, il distacco più duro dalla vita nonostante avessero sognato di andare in sposa a questo o a quell’altro aitante giovane. Ne è una conferma la storia in musica del monologo il ‘’ClaVicembalo’’, scelto dall’enciclopedico e appassionato lavoro di ricerca del Maestro Pietro Andrisani, sullo struggente dramma di Suor Candida, donna Alvina Milano. Una storia del Settecento che è nel solco di altre eroine della sofferenza del passato come la celeberrima suor Gertrude, nota come la “Monaca di Monza’’ di manzoniana memoria. Una vita dietro le grate, nel nostro caso, e con un tragico segreto nascosto nel clavicembalo e poi sepolto, per nascondere scandalo e vergogna, ai piedi di un albero all’interno del convento. Una storia che meriterebbe di essere trasposta per il piccolo e il grande schermo, ma con tutti i rischi e le libere inevitabili interpretazioni del caso. Vi consigliamo come da programma allegato di assistere al monologo in programma domenica 16 dicembre, a Palazzo Viceconte, alle ore 19.00, per la rassegna di musica cameristica ‘’Lucania Musicale’’ e poi, per gli appassionati, ad approfondire la storia dei due sventurati giovani, vittime degli interessi del tempo. E magari con una visita a Napoli, capitale del Sud, nella chiesa di Santa Maria della Sapienza, riportata nella foto e testimone di una parte della storia del tempo.

Lucania Musicale
Rassegna di musica cameristica a Palazzo Viceconte
Progetto ideato e diretto dal
Maestro Pietro Andrisani
Prodotto da Palazzo Viceconte Cultura
In collaborazione con
PERRONE associati, Matera
Associazione GUTTA ETS, Matera
Associazione Quinto Orazio Flacco, Montescaglioso
Fondazione SoutHeritage per l’arte contemporanea, Matera

Il ClaVicembalo

Monologo
da un cartaceo napoletano della fine del XVII secolo
di
Silvio e Ascanio Corona(pseudomini)

Interprete
Carla Latorre

Proemio

narrato da

Nicola Latorre e Pino Rondinone

musiche di
Giovanni Maria Trabaci e Andrea Falconieri
(Monntepeloso, 1575-Napoli, 1647) (Napoli, 1585-1656)

Matera, Palazzo Viceconte, via San Potito, 7,
16 dicembre 2018ore 19,00

Pietro Andrisani
Una monacazione forzata
nel patriziato napoletano
del secolo XVII

La storia di Donna Alvina Milano, protagonista sotto il nome di Suor Candida nel monologo “Il Clavicembalo”, è una delle tante vite di monacazioni forzate che hanno visto “l’inferno nella casa di Dio”. Esempio evidente la notiamo nell’opera monastica di suora Gertrude, la monaca di Monza, al secolo Marianna de Leyva (1575-1650), immortalata nel romanzo “I Promessi sposi” di Alessandro Manzoni.
Donna Alvina Milano, figlia dei marchesi di San Giorgio, Giovanni e Placida Franco, apparteneva ad una delle nobili e potenti famiglie iberiche-napoletane giunte da Valencia (Spagna), nel Sud Italia (1442 con Alfonso I° d’Aragona,), alla conquista del Regno di Napoli. Nel 1641, per la legge del Maggiorasco, allora vigente in tutta Europa, Donna Alvina dovette prendere, forzatamente, i voti di clausura. La cerimonia religiosa avvenne nel convento di Santa Maria della Sapienza di Napoli, lasciando in ambasce Giacomo Crispo, suo fidanzato.
La legge del Maggiorasco stabiliva che il patrimonio familiare, alla morte del padre dovesse passare tutto in eredità al primogenito. I cadetti potevano mettersi al servizio del fratello maggiore, intraprendere il mestiere delle armi, arricchirsi per proprio conto nelle fila della borghesia cittadina o scegliere la carriera ecclesiastica. Le ragazze non avevano possibilità di scelta: l’unica strada era quella dei voti con una vita in convento, dedicata quasi solo alla preghiera. Per motivi di politica patrimoniale il matrimonio veniva, quasi sempre, categoricamente escluso, in quanto la dote per il maritaggio era di gran lunga maggiore di quella da versare al convento per la monacazione di una figlia. Cosa erano 1.500 ducati di dote monacale rispetto ai 15, 20.000 che ammontava quella matrimoniale?
A volte, le monache appartenenti a importanti famiglie, venivano prelevate con la forza dalla loro vita monastica e costrette a fare da pedina di scambio nella politica matrimoniale di riappacificazione che era diventata un’usanza consolidata nell’Italia del XVII secolo, spesso, insanguinata da continue lotte e faide fra famiglie rivali.
A tale proposito ricordiamo un episodio del terzo canto del Paradiso di Dante ove Piccarda Donati, fatta uscire con la forza dal convento dell’Ordine delle Clarisse nel quale aveva scelto di rinchiudersi prendendo come sposo Cristo, fu costretta dal fratello Corso Donati, a sposare un ricco rampollo, Rossellino della Tosa, uno dei Neri più facinorosi di Firenze. La leggenda narra che lo sposo, provvidenzialmente, morì di lebbra prima che le nozze fossero consumate.
Più vicino a noi, nel 1671, per suggellare la pace in Puglia, tra le famiglie Carafa di Noja (oggi Noicattaro) e gli Acquaviva di Conversano, Suora Dorotea Acquaviva, dopo essere stata prelevata dal convento, dovette sposare Don Ridolfo Carafa. Nel 1692, Suor Caterina Carafa (1679 – 1756) figlia di Carlo Pacecco, duca di Maddaloni e di Carlotta Carafa, è costretta ad abbandonare il velo monacale del convento di Santa Chiara per sposare il cugino Domenico Carafa (1646-1710) Principe di Colubrano, vedovo di Eleonora de Cardenas (1655-1691), signora di Pisticci.
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Eventi assai popolari commisti di sacro e di profano del ‘sei e ‘settecento
napoletano, erano le cerimonie per le monacazioni del patriziato che avevano
piuttosto aria di feste nuziali anziché di riti in onore di una novella sposa di Cristo. Memorabile è rimasto il lussuoso rito per la monacazione di Donna Maria Giuseppa Villapiana avvenuta nella chiesa del convento della Trinità delle Monache (oggi Ospedale Militare), nel 1744. Dalla estesa e puntuale cronaca per la monacazione della Villapiana custodita nell’Archivio di Stato di Napoli, si riportano alcuni passi relativi alle spese per rinfreschi, colazioni, regali, servizio dei granatieri, dei religiosi, del coro e dell’orchestra dell’Arcivescovato di Napoli che bene illustrano gli ambienti della Capitale ove operava il Maestro Giacomo Sarcuni (Matera, 1690 –Napoli, 1758?).
“Coro dell’Arcivescovato: Maestro di Cappella [Giacomo Sarcuni], organista, due soprani, contralto, tenore e basso, e tre violini per la messa cantata: ducati 12; trattenimento: d. 4.50. Per affitti e fattura di coretti: d. 40. Per apparare e sparare la chiesa, a clerici e sagrestano: d. 10. Per inferta [offerta, regalia] alla Porteria e Sagrestia: d. 15. Per il regalo all’Arcivescovo di zuccotti e candelotti: d. 32. Per il mazzetto all’istesso: d. 12. Per l’altra spasa di sciroppate al medesimo: d. 12. Per la corte del medesimo e clerici straordinari: d. 28. Per il Vicario generale per mazzetto, spasa e corte: d. 10. Per il Vicario delle Monache per l’istesse cose: d. 10 All’istesso, per l’esame della Monaca: d. 4. Per Canonici e Vescovi, ad ognuno per mazzetto, corte e spasa: d. 6. Per li Granatieri, fra danaro, colazione e vino: d.4. Per 30 libbre di ciccolate per la matina della funzione: d. 12. Per 230 giarre di sorbette per l’istessa matina: d. 11. Per neve l’istessa matina: d. 1. Per affitto di sedie: d. 1. Per taglimma [frantumi di pietra tufacea] alla salita per le carrozze: d. 12. Segue la descrizione delle pietanze o portate: Gravioli, Pizza di bocche di dame, Pasticcio, Struffoli, Minestra di Laganelle larghe, Pizzette di cocozzata, Tortanetti, etc.”

CHI E’ CARLA LATORRE

Carla Latorre intraprende il suo percorso di formazione teatrale a Bologna nel 2009, frequentando un seminario diretto da Marco Sgrosso. Sempre a Bologna consegue il diploma di recitazione presso la Scuola del Teatro del Navile, diretta da Nino Campisi nel 2014 e frequenta il Laboratorio 41, centro di ricerca e formazione teatrale, diretto da Daniele Bergonzi, dove collabora anche come insegnante di teatro per bambini. Frequenta laboratori, workshop e seminari con nomi di spicco, tra cui Mamadou Dioume, Gary Brackett e Antonia Masulli Matera, Maike Clarelli e altri.
Nel 2015 entra a far parte del Laboratorio Birnam, compagnia teatrale dell’associazione Rancurarte, con cui tuttora collabora a diversi progetti.
Al cinema debutta nel 2017 con il docufilm “L’Oro di Matera”, con la regia di Riccardo Papa ed Eugenio Persico, progetto vincitore di bando della Lucana Film Commission.
A marzo 2018, con la compagnia teatrale “Tutto Esaurito”, si aggiudica il premio della rassegna RitagliAtti, organizzata dalla Uilt Basilicata, con il corto teatrale “Yin&Yang” scritto da Francesco Sciannarella.
Attualmente è in scena con lo spettacolo “Zarafina – Bianca come la libertà”, di cui è autrice e interprete. A dicembre 2018 vince il Premio Lysistrata con il monologo “Il Silenzio” di Francesco Sciannarella, nella Rassegna teatrale “Laccio rosso 2 – stop al femminicidio” di Roma.
È tra i soci fondatori della nuova associazione di promozione sociale “GUTTA”.