Lo abbiamo letto a rate con l’attenzione che richiede un libro sulla storia di Matera, come quello su ” Le Fortificazioni materane” scritto dall’ing. Carmine Di Lena per le edizioni Giannatelli. Un lavoro dato alle stampe dopo un lungo lavoro di paziente ricerca, supportato da documentazione tecnica e storica, che incrocia un settore peculiare dell’architettura e delle opere pubbliche ”difensive”, con i protagonisti diretti o a essi legati lungo un percorso descrittivo interessante ed entusiasmante. E’ la Matera della ” Civita” e del Castelvecchio con la cinta di porte, murature, palazzi nobiliari, percorsi protetti o aperti, che lascia i rioni Sassi – quasi come borghi- a svolgere un ruolo di trincea. E poi il cinquecentesco Castello incompiuto, voluto dal conte Giovan Carlo Tramontano per il quale l’autore ha pubblicato una interessante cronografia di date e fatti, che lo vedono protagonista fino alla morte, sullo sfondo delle lotte tra aragonesi, francesi per la conquista del Regno di Napoli. Senza dimenticare quello che accade con la Repubblica di Venezia o l’assedio dei turchi a Otranto. E interessante è la progettualità del castello sulla collina De Montigny, con un disegno più vasto e una progettualità dedicata per il corpo delle residenze che non vide mai la luce. E poi il torrione aragonese, riportato alla luce, nel 1992 durante i lavori di riqualificazione di piazza Vittorio Veneto, con una minuziosa ricostruzione dell’ex direttrice del Museo archeologico ” Domenico Ridola, Giuseppina Canosa, e poi riportata nella pubblicazione ”Dentro Le Mura”. Complimenti all’ingegner Carmine Di Lena, per la passione e la competenza, messe nel libro che avrebbe dovuto presentare il 6 marzo scorso a Palazzo Lanfranchi, alla presenza di Antonella Guida, architetto e coordinatrice del Cds in architettura dell’Unibas, e Pasquale Doria, giornalista, e autore di numerosi lavori sulla storia locale. L’emergenza da ”Coronavirus” ha consigliato, giustamente, di annullare quell’incontro, rinviato a quando ci saranno le condizioni per farlo. Nel frattempo vi consigliamo di prenotare il libro sul sito della casa editrice www.edizionigiannatelli.it in modo da avere l’occasione di leggerlo per tempo e di appprezzarne la piena fruibilità del lavoro, con una impaginazione funzionale dotata di foto e allegati. E naturalmente con i contenuti e i riferimenti a figure del passato che hanno fatto la storia di Matera. ”Le fortificazioni” sono un baluardo della memoria, che invitano a conoscerla o ad approfondirla.


LA PRESENTAZIONE PER L’INCONTRO DEL 6 MARZO SCORSO

Mura, castelli e fortificazioni hanno da sempre segnato il tempo e lasciato in eredità storie che vanno conservate e tramandate. Riscoprire queste memorie è l’obiettivo dell’ingegnere Carmine Di Lena, autore del lavoro “Le fortificazioni materane”, edito da Edizioni Giannatelli. Il libro è il più recente e puntuale aggiornamento storico per la città del segmento dell’architettura militare che si occupa delle fortificazioni, una delle massime espressioni dell’identità di una comunità. Partendo dal Castelvecchio, passando dalle mura della Civita, dalla fortezza esteriore e dal fossato, l’analisi di Di Lena si estende al castello Tramontano e alla storia degli edifici di maggior rilievo presenti a ridosso del fosso, portando a nuove scoperte sull’origine della loro ideazione, progettazione e realizzazione. Una città antica come Matera ha attraversato numerose epoche, espresse nelle testimonianze del labirinto dei Sassi, e per poter ricostruire gli avvenimenti temporali che l’hanno caratterizzata è fondamentale partire dalla ricostruzione delle mura fortificate e dei loro tracciatori ordinatori. Questo è possibile solo grazie a un’attenta e profonda analisi della documentazione storica e archivistica, essenziale per giungere alla salvaguardia e al recupero di patrimoni inestimabili come quello di Matera. Questo approfondito e necessario lavoro di ricerca trova una rappresentazione chiara ed esemplare nel lavoro di Di Lena, che pone le basi per riscrivere storie e far rivivere pezzi di città, a volte distrutti, ma in gran parte ormai completamente integrati nella città, tanto da perderne la memoria storica originaria, celata e di difficile lettura. Ed è proprio a un recupero dell’immagine naturale come storicamente originaria e a una lettura delle modificazioni operate dall’uomo per creare nuovi luoghi recuperati e valorizzati, che questo libro offre delle fondamenta solide e precise di grandissima importanza.