Scrivere in dialetto materano e farsi leggere, interpretare, dai materani veraci, dai loro figli (che ne hanno perso radici e cadenze) e meno ancora dai forestieri è un esercizio non facile, come dimostrano l’esperienza e l’opera del poeta e storico locale Franco Palumbo, che dedicò a quella passione parte della sua vita. A ricordarne quella esperienza, tenuta per tanti anni nel cassetto, è il canzoniere materano ‘’U rispir du vicinonz’’ curato da Francesco Bruni e Franco Vitelli per le edizioni La Cometa.
E già il titolo mette in luce aspetti antropologici e di disputa fonetica con il quale il compianto Franco Palumbo, già presidente del circolo culturale La Scaletta e dell’associazione Maria Santissima della Bruna, ebbe a misurarsi. La vita del vicinato dei rioni Sassi, come un respiro che aleggiava di casa in casa di famiglia in famiglia tra gioia e dolore, toglieva o troncava una vocale, quando si pronunciava una parola o un commento in dialetto. Stato d’animo e parola quasi un tutt’uno che è difficile rendere per ‘’iscritto’’. E allora la pronuncia e il respiro del vicinato, per stare al tema del libro, si dovrebbe scrivere e, quindi, leggere come si pronuncia lasciando intravedere le vocali aspirate, condensate, fuse o appena echeggiate e cosi Il respiro del vicinato andrebbe scritto ‘’ U r(i) spir du v(i) c(i)non’z.
E una conferma di questa chiave di lettura viene dalla voce (quanta emozione a risentirla) di Franco Palumbo che legge alcune delle sue poesie affidate alla memoria dei files consultabili sul sito web SoundCloud (https://soundcloud.com/giuseppe-palumbo), che permette ai musicisti di collaborare, promuovere e distribuire la loro musica.
Palumbo era molto legato alle tradizioni, parlava e capiva il dialetto e qualche volto su etimologia e pronuncia corretta avviava piacevole discussioni con persone che avevano la sua stessa passione ma un modo di diverso di trascrizione. Ricordo un simpatico siparietto in piazza Vittorio Veneto con il maestro Emanuele Ricciardi, strenuo difensore del dialetto, tanto da insegnarlo a scuola ai suoi allievi della padre Giovanni Minozzi. Di tanto in tanto pubblicava delle poesie su volantini che distribuiva in piazza, affinchè i concittadini le leggessero.
Ma ‘’ Manual Ricciord’’ (nome e cognome in dialetto) aveva inventato un originale alfabeto per comporre suoni o indicare cadenze, utilizzando segni dell’alfabeto e di punteggiatura o di trasposizione commerciale, riportate sulla tastiera della macchina per scrivere, che per i più erano di difficile interpretazione o pronuncia . La cosa destò un fraterno e amabile sorriso da parte di Franco Palumbo che rivolgendosi al maestro esclamò in dialetto: ‘’ Bbrev! Me, A Ssgn(i) rì ‘nan s(i) scr(i) v’ ass(i) ch’’ che tradotto faceva ‘’ Bravo! Ma a Signoria, non si scrive così’’.
E il maestro un po’ perplesso ma fedele alla sua scelta rispose con un semplice ‘’ ‘NgrozJ !’ ” , Grazie!”. E Franco Vitelli nella introduzione parla di un chiodo fisso di Palumbo. Era che ‘’ ritornando a conoscere il nostro dialetto (il materano) l’ideale sarebbe poter presentare la lingua delle origini attraverso i suoni, rimanendo e rimarcando le tonalità, ora aspre ora melodiose, delle vocali e delle consonanti, facilitando lo scritto a essere più accessibile a tutti’’ E Vitelli, che cita esperienze e scritti di Mauro Padula e Francesco Festa, passa in rassegna per gruppi e temi le 129 poesie di Franco Palumbo, ognuna delle quali è uno spaccato di storia e memoria cittadina che tocca anche il rapporto linguistico tra le ‘’Fiabe materane’’, scritte negli anni 2000, e ‘’ U rispir du vicinonz’’ che raccoglie le poesie tenute per tanto tempo nel cassetto. E si deve alla disponibilità e alla volontà della moglie, la signora Marcella, e dei figli Giuseppe, Angelo e Silvia se ‘’Il respiro del vicinato’’ torna a prendere vigore per ribadire che la memoria del passato non va cancellata e anzi va tramandata ai giovani.
Chissà forse era quell’impegno nella Deputazione di storia patria ,che aveva visto Franco Palumbo tra i più attivi per quel progetto ospitato nel secolo scorso al circolo La Scaletta,ad adoperarsi per la valorizzazione del dialetto (Onn affcuet la vosci, né è una testimonianza ) tanto da utilizzarlo per descrivere tradizioni ( la BBrin a Mater, Sop a n’ traìn , U ficcilatidd d’ L’ammaculete altri)i rapporti con gli amici (‘Mena n’aria d’ controra’’ per Giorgio e Raffaella Corazza’’) e artisti (‘’ A Don Rocco’’ dedicato al dottor Rocco Mazzarone, a Mario Trufelli ‘’ O piddur d’ Tricorich’’ a Luigi ‘’Ginetto’’ Guerricchio in ‘’ Ve gironn ch’ na focci d’ zappator’’, a Dinu Ademesteanu ‘’ Bastien u Scarafon’’, al maestro di vita ‘’ Ti l’i ddisci alla matarres dedicata al maestro di vita Mauro Padula,.per il matrimonio di Raffaello De Ruggieri e della moglie Maria Sinatra ‘’ Firnit u timp du mmet’’, per i 70 anni di Raffaele De Ruggieri ‘’Ve vilonn com n’ striscign’l’’ a Michele De Ruggieri ‘’Ritid Arrapiet’ e per il compleanno di Marcella con i versi che l’autore dedica alla moglie in ‘’ U Firner. E’ ce ne sono anche su Matera (la bella addormentata sul posto? Poi diventata capitale del divano che proprio non si muove come il Bos Lassu dell’arma cittadina) con la narrazione della sua storia e dell’indole dei suo abitanti in ‘’ Matera da quonn fu criet’’ del 22 agosto 1993 o “Mater nosci e Meri’’ del 20 novembre 1993.
Nell’appendice tante perle di storia locale che Franco ‘’ Ciccill d’iucchj d’argint’’ ,il soprannome della famiglia Palumbo, seppe annotare per eventi lieti e per storie personali. Francesco Bruni, nelle note al testo, riprende gli aspetti davvero interessanti sui ‘’criteri di trascrizione’’, “scrittura e lettura del dialetto’’ nel quale esamina le diverse problematiche incontrate dall’autore in 40 anni di attività poetica come l’uso della ‘’e’’ indistinta. Bruni, tra le tante considerazioni offerte citando versi, poesie e situazioni evidenzia un tema di stretta attualità relativo al mutamento dei tempi, dei costumi, del ruolo della donna e dell’uomo fino al rimescolamento linguistico. “…Diversamente da Pierro – scrive in proposito Bruni a pagina 245-, tutto proiettato su una Tursi del ricordo. Vista da lontano, Palumbo è poeta per così dire, militante (purchè non s’intenda la parola come sinonimo di partitante) e no ha paura di opporsi alla mode, provocando un attrito tra la società tradizionale, che si va disgregando, e la forza distruttiva dell’innovazione, necessaria ma spesso male indirizzata’’.
Sono tanti ancora gli spunti del Canzoniere materano, arricchito dalle illustrazioni di Guido Strazza,Assadour, Luigi Guerricchio, Giuseppe Palumbo, Mino Maccari, Alina Kalczynska e Angelo Palumbo. Senz’altro da tenere nello scaffale accanto a ricordi,aneddoti e agli utili spunti di dibattito che emergeranno venerdi’ 22 gennaio, alle 17.30, presso la Fondazione Le Monacelle nel corso della presentazione del volume ‘’ U rispir di vicinonz’’ patrocinata da Università degli Studi di Basilicata, Dipartimento delle Culture Europee e del Mediterraneo, FondazioneLe Monacelle e Centro Studi Rocco Montano. Interverranno , oltre ai curatori Francesco Bruni e Franco Vitelli, Ferdinando Mirizzi, Maria Concetta Santoro, Davide Rondoni, Nicola De Blasi. La serata sarà introdotta dalla giornalista Beatrice Volpe.
LA BIOGRAFIA DI FRANCO
Franco Palumbo (Matera 1930 – 2011), tra i fondatori e Presidente per diversi anni del Circolo La Scaletta di Matera,
ha svolto un’intensa attività con particolare riguardo alle arti visive, segnalandosi come animatore delle Grandi Mostre
di Scultura nei Sassi e amico di artisti famosi.
Attento alla dimensione culturale del turismo, ha ricoperto l’incarico di Console Regionale per la Basilicata del Touring
Club Italiano e di componente del Consiglio di Amministrazione dell’EPT. Con scritti e conversazioni in Italia e
all’estero ha molto contribuito alla conoscenza della storia della Basilicata. Si segnala la collaborazione alle riviste “Qui
Touring” e “Beni culturali e ambiente”.
Ha collaborato ai seguenti volumi: Le chiese rupestri di Matera (1966); La festa del 2 luglio a Matera (1972); Matera
immagini e documenti (1975); La murgia materana, testimonianza della cultura subalterna (1990). A conferma di
un’acuta sensibilità per i problemi educativi, ha curato, tra il 1988 e il 1990, sei quaderni per le scuole dedicati al patrimonio
storico, archeologico e artistico di Matera; e dal 200 ha pubblicato, con illustrazioni, dodici volumetti di fiabe
materane in dialetto, accompagnate da parafrasi, nonché la collana 15×15 che raccoglie sue riflessioni ed esperienze
