Dialetto chiama tradizione e il ricordo di Franco Palumbo, “Jucchij d’argint”, sulla grande ciambella dell’Immaccolata ” U’ ficcilatidd d’ l’Ammaculet” non può che far piacere a quanti hanno memoria di una persona di cuore, innamorata di Matera e di tutto quello che era legato alla civiltà contadina. La poesia di 30 anni fa, riproposta dal nipote Pierluigi Diso, porta sorrisi e sapori di un tempo ai ragazzi e alle famiglie di oggi, troppo prese dal ”logorio della vita moderna” come ripeteva lo slogan del noto ”Cynar” il liquore al carciofo pubblicizzato negli spot di Carosello da Ernesto Calindri. E bastava quella ciambella biscottata al seme di finocchio, che accompagnava la degustazione del baccalà ad annunciare il clima natalizio con l’allestimento del presepe e di altre consuetutidine gastronomiche (pettole e cartellate), religiose (canti e novene) o di sano divertimento famigliare con i giri di tombola, i giochi dell’oca e del mercante in fiera, con le carte napoletane e l’immancabile stoppa. Un passato che è nella memoria di quanti hanno vissuto con i ritmi giusti quei momenti. Resta u’ ficcilatidd con la sua storia e la sua fragranza che anche i bimbi di oggi come Giuseppe…hanno imparato a gustare

IL RICORDO DI FRANCO PALUMBO

I forni di Matera sono soliti vendere da tempo immemorabile U FICCILATIDD D’ L’AMMACULET, una grossa ciambella biscottata che nelle case della Città dei Sassi è consumata tradizionalmente la vigilia dell’8 dicembre. Ancora oggi, il 7 dicembre, in molte famiglie materane resiste l’antica consuetudine del “digiuno della Vigilia” e ci si prepara alla festa del giorno successivo e all’inizio del periodo natalizio non mangiando nulla fino a sera. A pranzo gli adulti e i ragazzi frenano l’appetito con qualche fetta di ficcilatidd inzuppato nel vino rosso. A cena, invece, si concedono un pasto completo, con le ricette della tradizione e il tarallo dell’Immacolata è accompagnato dal baccalà – che una volta era il pesce meno costoso sul mercato – fritto o in umido, con sugo di pomodoro, olive nere e capperi, preceduto da un buon piatto di vermicelli conditi con mollica di pane e acciughe o con aglio, olio e peperoncino, o ancora con il sughetto del baccalà. Questo umile banchetto, fino a qualche decennio fa si svolgeva anche nelle abitazioni dei datori di lavoro o nel retro delle botteghe operaie e artigiane, dove il capo offriva ai dipendenti pietanze cucinate da sua moglie, che egli stesso serviva ai commensali. Ricordando quando suo padre, Angelo Palumbo era invitato dal datore di lavoro a cena, Franco Palumbo (1930-2011) – tra i fondatori e presidente per diversi anni del Circolo La Scaletta di Matera, dove ha svolto un’intensa attività con particolare riguardo alle arti visive, segnalandosi come animatore delle Grandi Mostre di Scultura nei Sassi e amico di artisti famosi – ha voluto dare attenzione a questa festività e alla tradizione materana scrivendo il 7 dicembre 1989 una poesia in dialetto materano: U FICCILATIDD D’ L’AMMACULET, che così recita:
L’Ammaculet scinnev a Mater
Chl’acidd d’la nev,
cu pitticidd riss,
scev spichh’lonn
muzz’ch d’ppen.
N’ongl da ‘ncil
U vidì e rit’lò
N’stuzz d moss
Da la tribet d’la Madenn;
la moss arrivet ‘nterr
div’ntò a ficcilatidd.
L’acidd d’la nev
s’accuacuagghiò iunt
com ci foss u nid,
e si mittì a pizzich’dè
u ficcilatid
d’la Madenn Ammaculet. Pierluigi Diso