Dario Carmentano. materano, e’ un ragazzo di ”Piccianello” come ama ricordare agli smemorati e agli ”arrapati” delle intuizioni creative che a volo d’uccello propendono al mistero, alla ricerca e all’arte del bello. La rima, a nome ridondante, ci sta tutta per le riflessioni e le valutazioni paradossali della disarmonia cosmica, che avvolgono quanti capitano – dopo le consuete affollate inaugurazioni- a visitare una mostra al plurale per linguaggi e installazioni come “Patrimonies” , gia recensita in altro servizio https://giornalemio.it/cronaca/patrimonies-la-mostra-darte-realizzata-dalla-fondazione-southeritage/ .
Ci siamo stati di sabato per capirne un po’ di più, lontano dal copia e in colla di testi e foto che servono a fare curricula o a masturbarsi con i ”mi piace” che compaiono sui social e che lasciano il tempo che trovano. Per Dario partecipare e prepararsi a una mostra, con una sequenza di quadri che ”spaccano” e invitano a chiedersi se ” ci sta con la testa” o se ” sta attraversando una fase di ripensamento” o di ”crisi di identità”. Nulla di tutto questo. Anche se sono palesi gli effetti del periodo di confinamento domiciliare (usiamo i termini in italiano che sono efficaci) da epidemia da virus a corona covid 19, e varianti in corso d’opera, su una fascia trasversale di popolazione. Confermata dal Manuale Espressivo della libera università bempensante di arte moderna ( Lubam) che da piazza Duomo, passa da via San Potito e si blocca sulle devastazioni di riqualificazione e valorizzazione di Murgia Timone. Dario che poco prima della mezzanotte ci aveva invitato a vedere la mostra e a tirar fuori la eventuale libidinosità di quella visita, è in asse ‘disarmonico’ con quel percorso. Del resto ce lo spiega nella nota sul ” Tertium non datur” presente nelle scuderie di Palazzo Viceconte e con le dorature dalle geometrie interrotte delle applicazioni. E questo ci ha indotto a chiederci il “perchè ? e il per come?” di quella scelta. La risposta nel divenire del Mondo e nella evoluzione-involuzione del Pianeta tra inquinamento, pandemia, nuovo ordine e paradossi governativi.

Sì a ben vedere ogni quadro ”disarmonico” a prima vista corrisponde alle fibrillazioni del governo Draghi del ”tutti insieme incompatibilmente”, con gli appetiti ricorrenti di renziani,salviniani, meloniani, lettiani e via elencando, legati al fondo perduto (altro disequilibrio) di risorse del piano nazionale di ripresa e resilienza. Tutto torna. Dario, ragazzo di Piccianello, ha messo la mano, anzi tutte e due, con la individuazione di un ”terzo incluso” , quel popolo bistrattato che galleggia su una terra instabile in attesa che arrivi la quiete (per dirla con il pessimismo cosmico leopardiano) dopo la tempesta. Occorre spegnere qualche luce per apprezzare quello che non si vede. E suggeriamo di fare altrettanto con ”Patrimonies” evitando la iperluminosità degli spazi.
Proviamo a rivedere le opere di Dario con una intensità e un wattaggio più basso, a vedere la sequenza di nanetti, gnomi o elfi dorati nella penombra, a far stillare gocce di acqua d’aglianico in una vasca vista a lume di candela, e così le sculture di Ortega con quel melone giallo ”invernale” da spazio camerale che di suo è maturato dietro alla persiane marroni. Il ”La” all’accensione di luci soffuse potrebbe darlo la gestualità delle mani di un video, con voce in inglese, che è all’ingresso della mostra. Forse una titolatrice in lingua italiana potrebbe avviare la sperimentazione con un ”Acceso” e ”Spento”,in omaggio alla buonanima di Dante per il 700° compleanno. Una mostra nella mostra. O un’ altra mostra? Bah. Dario. Sei un ragazzo di Piccianello, come me e come altri. Provvedi e passaparola…

Dario Carmentano
INFORME

IL TERZO INCLUSO

Vero o non vero? Queste le due possibili letture della realtà, “Tertium non datur”, ovvero una terza interpretazione non è data, è esclusa. In filosofia e nelle scienze da sempre questa domanda è stata dibattuta e a quanto sembra in proposito sono state formulate solo varie teorie ma non si è mai giunti ad una soluzione. L’umanità dalle sue origini ricerca la verità cercando di spiegare i fenomeni della natura, della vita, delle emozioni e della morte. Le scienze e la tecnica hanno spiegato tante questioni, hanno messo in moto processi di conoscenza inimmaginabili ma resta immane la dimensione dell’inconoscibile e dell’inspiegabile.

Ma il sottaciuto, la bugia, l’indicibile, il sospetto, l’ipotesi, la congettura, la verosimiglianza, l’intuizione, l’ironia, la truffa, la paraculata, la contraddizione, il paradosso, il fraintendimento, la barzelletta, il leggere fra le righe, pur non essendo confutabili e sfuggendo alla verifica ed alla prova dei fatti, lasciano spazio ad una comprensione nascosta nel non detto: una Babele silente dopo il suo crollo in cui non si capisce più niente ed in cui rimane una possibile interpretazione alternativa. Nel non detto si nasconde una terza possibilità, una terza dimensione non intelligibile ma intuibile, comprensibile all’inconscio e ricca di creatività ed emotività. Questa terza dimensione che si frappone tra il vero ed il non vero, io la definirei “il terzo incluso”.

Cioè la possibilità di definire una realtà paradossale che ci invita ad immaginare, a figurarci ciò che non si vede, a connotare chi non è mai apparso. In verità è proprio questo terzo incluso a determinare uno spazio altro dove non è necessario dimostrare se è vero o non vero ma immaginabile anche se inconoscibile o impossibile. I miei collage e dipinti sono connotati dal non detto, o dal sottaciuto, insomma dal “terzo incluso”, a prima vista sembra tutto regolare ma a meglio osservare si riveleranno delle contraddizioni, dei paradossi, delle mancate identità, delle verosimiglianze, linee curve che si contrappongono a linee rette e spezzate, spazi e volumi che si costruiscono nella nostra mente e subito si contraddicono. Sono le piccole provocazioni del “terzo incluso”.
Pur non essendovi la linea di demarcazione dell’orizzonte, le figure si caricano della forza di gravità, sembrano avere un corpo, un proprio peso, una fisicità: poggiano direi per “Terra”. Anche questo apparire poggiate per terra, pur fluttuando nello spazio, può ingaggiare sensazioni altre e suggerire che forse è giunto il momento di fare i conti con la forza della Terra.

Dario Carmentano