Quanta maestria per suoni armoniosi che vengono dal passato. Le note classiche e cortigiane della ”ghironda” un antico strumento a corde e a bordoni dalla storia millenaria,che ha deliziato l’anima delle cattedrali medievali passando per la reggia barocca di Versailles finendo per sostenere la vita grama dei mendicanti rinascimentali, ha trovato a Matera ”capitale europea della cultura 2019” l’opportunità di unire idealmente i tanti luoghi dell’Unione che apprezzano le sonorità del passato.

E merito di questo tributo, che nel corso del 2019 ha visto a Matera l presenza ed esecuzioni di musicisti europei di vari strumenti, è dell’Associazione Ars Nova che ha organizzato con il Polo Museale della Basilicata- presso il museo archeologico ”Domenico Ridola” una lezione concerto con Marcello Bono, autore dell’unica pubblicazione sullo strumento in Italia, che da oltre 40 anni studia e utilizza la ghironda del repertorio barocco, tanto da costruirne una di gran pregio.


La serata, introdotta da Natalia Bonello presidente dell’associazione Ars Nova, ha proposto un repertorio di brani di Philibert de Lavigne e di Jacques Cristophe Naudot, eseguiti da Marcello Bono (ghironda) con l’apporto dell’Ensemble ”Le Vaghe Ninfe” con Natalie Bonello (flauto dolce e traversino) e Maria Antonietta Cancellaro (clavicembalo). Marcello Bono,parlando della storia della ghironda, fa delle considerazioni interessante che spaziano dall’evoluzione dello strumento al ruolo dei Conservatori alla cultura del passato.

‘’ La ghironda – dice l’esperto-è stato uno strumento in disuso fino a 30 anni fa, che usciva da successo del 18^ secolo in Francia. Quanto costa?. Una ghironda in grado di suonare costa 2-3000 euro ma puo’ arrivare a 12-13000 euro. Sono rigorosamente di produzione artigianale. Le fanno in Inghilterra, Francia, Germania, Italia’’.

E il repertorio,classico? ‘’Dipende- risponde- Io sono interessato alla musica barocca , a quei 50-60 anni che hanno fatto la fortuna dello strumento nella Corte di Francia, per le quali scritte circa 200 raccolte d’opera,visto che ogni raccolta sono mediamente sei sonate e mettono a disposizione 1200 cose da fare. Sono molto belle. Oggi la ghironda sta avendo un momento di grande espansione, perché stanno facendo quello che accadde con la chitarra elettrica negli anni Cinquanta, con le fasi dell’amplificazione e del cambiamento con la modifica strutturale dello strumento, per cui sta diventando tutt’altro. Le uniche cose mettono in comunicazione diretta con lo strumento del Settecento sono i movimenti che si fanno con le mani. Per il resto sono aumentate le corde, le capacità di eseguire musiche diverse perché questo è uno strumento a bordoni, per cui non si modula. Attualmente questo strumento sta s’scavalcando’ questi limiti, perché ci hanno messo degli automatismi, dei comandi che si danno con delle leve, dei pedali. E un altro strumento, Un po’ snaturato. A me piaceva lo strumento con i limiti, perché era sempre una sfida sul pelo della musica gradevole, scritta correttamente ‘’.

Uno strumento che lega tante etnie, tzigani comprese visto che l’Ungheria aveva una sua scuola. E i Conservatori? Attualmente non ci sono corsi e quindi classi. “Ci vorrebbe uno standard- dice Bono- visto che è tutto in evoluzione ‘’. Poi una curiosità la scuola svizzera ‘’Basiliensis’’ che è guidata oggi da una quarantenne, ex allieva di Marcello Bono durante un corso di ghironda negli Stati Uniti. Una soddisfazione contraccambiata… Non è la sola. In tanti ,anche dalle nostre parti, devono al libro di Marcello Bono l’aver scoperto l’antico scoperto e trasmesso la dolcezza dei suoni ad altri.