Nel mare magnum del web, per gran parte dispersivo come l’acqua che scorre sul marmo degli eventi di Matera 2019, ci sono anche (ma poche) pagine interessanti,di qualità, come il sito blog del giornalista e fotografo Andrea Semplici, che invitano a soffermarsi, a riflettere, su quello che nella Città dei Sassi è andato perso, nascosto o offuscato dal turismo ”mordi e fuggi” da ”economia turistica delle mani libere”. Ci riferiamo, per quanti la sentono, alla vera anima di Matera e di quella parte di abitanti, che non ha bisogno di passaporti e di altri appellativi da grafica da diporto per vivere come sa o per dire la propria. E così quel ”goliardico” e ”irriverente” gruppo di ragazzi della 1^ Repubblica, che si ritrova nel ”vicinato” delimitato da via Ridola, via Volta e la chiesa del Purgatorio e si ritrova a proprio agio nel movimento di proposta e di protesta “APPeppino”, è stato descritto, narrato, fotografato e apprezzato da Andrea. Uno spaccato dell’anima di Matera e dell’ultimo vicinato reale, con tanto di amarcord e comunicazione dialettale che resiste, fuori dalle ipocrisie, i laboratori del nulla tra virtuale, artificioso e artificiale di quanti in maniera affaristica si baloccano con il brand cartolina della Città dei Sassi. Ad Andrea l’invito a ripassare per una seconda puntata nel vicinato da APPeppino, frequentato da tanti iscritti e simpatizzanti con la tessera n.2…

LA STORIA MINIMA DAL SITO WWW.ANDREASEMPLICI.IT

Accade tutto con velocità. Vi presto attenzione perché mi capita di passeggiare per il Piano prima che la città si svegli. Matera è una città lenta. Ma non lo è la ‘Staffetta del Manifesto’. Diciamo che sono le sette e trentadue del mattino, lui arriva di buon passo da San Francesco, deve attraversare tutta via Ridola e raggiungere la Provincia. Lavora lì e io mi chiedo sempre: non erano state abolite le Province? La staffetta mi smentisce. Il suo passaggio è simile a quello di un falco. Franco, l’uomo dell’edicola, ha già messo la sua preda in bella vista. L’uomo passa, afferra il giornale, non rallenta nemmeno la sua corsa, non lascia soldi, se ne va di corsa. Il Manifesto non è per lui, ma per un collega che non passa mai davanti all’edicola, che arriva da un’altra parte, non gli va di spingersi fino al Purgatorio, ma non vuole rinunciare al Manifesto. Dovrei andare a raccontarlo a Norma, la direttrice. Mentre cammina a passo svelto per Ridola, l’uomo prova a leggere la prima pagina. Mi piace questa non-storia de due euro: assomiglia a una corsa a puntate…
E c’è Vito, il barbiere, che, ogni mattina alla stessa ora passa da qui. Non ha la velocità della Staffetta. A lui spetta una mazzetta di giornali. Sono per i bar. Così si regala una passeggiata fino alla piazza. Va a bersi un caffè e lascia i gironali. Fa chiacchiere di mattino, le ore migliori della giornata.
Franco ha 61 anni. E’ l’edicolante di via Ridola da ventinove anni. Crocevia strategico del Piano di Matera. Davanti ai suoi giornali, c’è l’ angolo prediletto di un vecchio gruppo di amici. Adesso ci sono anche le poltroncine a lato nel negozio di ottica di Vito. Al pomeriggio, siedono lì per ore e ore. Il tempo di mille chiacchiere. Una sorta di vicinato. Hanno anche un nome: sono una App, l’App Peppe. Da qui Franco può sorvegliare l’edicola e scattare, come un centometrista, se qualcuno si avvicina ai giornali.
Franco ha fatto il bersagliere e quando i suoi antichi colleghi d’arma sono venuti a Matera, ha tirato fuori nuovamente la penne di gallo cedrone e ha lasciato la moglie fra i giornali. Ha messo la sua foto piumata in bella vista nell’edicola.
Trent’anni fa, Franco era senza lavoro. Chiedeva in giro. Alla fine trovò un mediatore. Oggi lo avrebbero chiamato navigator. Uno che dava consigli, insomma. Franco avrebbe voluto aprire una tabaccheria. Per fortuna non è stato così: avrebbe avuto sulla coscienza i polmoni dei suoi concittadini. Sapeva che Carlo, il vecchio proprietario dell’edicola, voleva vedere. Ma esitava.
Franco e la sua famiglia passarono l’autunno e l’inverno a raccogliere olive. A Ferrandina. Ne ricavarono nove quintali. Passarono i mesi del freddo. Franco tornò a trattare. Pagò un bella cifra. Non se ne pente: ‘Ho lavorato molto’.
Franco ha un orto di pomodori. Nella stagione giusta, vado all’edicola come dall’ortolano. Ne conserva sempre qualcuno per me.
Un tempo aveva le chiavi delle chiese della strada. Santa Chiara, prima, poi la Purgatorio. Così al mattino presto, trovavo la chiesa aperta.
Vito, l’ottico, ricorda che comprò un 33 giri di Mina da Franco.
Franco al mattino apre anche il negozio di Vito. Per prendere secchi, acqua e cenci. E va a pulire i rottami della notte dietro all’edicola, nei gradini che scendono ai Sassi.
Vito racconta: ‘Siamo gli ultime eredi del vicinato. Abbiamo visto cambiare via Ridola sotto i nostri occhi. Oggi i nuovi negozianti stanno attenti ai soldi, non passano bene il tempo, non amano stare un po’ assieme’. In estate il gruppetto di amici diventa quasi una piccola folla.
Durante i mondiali, dietro l’edicola appare un televisore. Per vedersi le partite in strada. Solo per la finale del 1996 se ne andarono a casa di Vito e fu un uragano al gol di Grosso. Appuntamento alla prossima fine primavera, quando ci saranno gli Europei…
Hanno provato a sfrattare l’edicola da via Ridola. Si sono opposti tutti.
Al primo di novembre, fino a pochi anni fa, c’era la cena di tutti i santi. Era l’onomastico di tutti. C’era da festeggiare. Veniva anche il prete.
Al primo di agosto, è la volta della crapiata. La zuppa di legumi di Matera. Pentolone di rame e piatti per tutti.
Passa una coppia di turisti. Vanno dal gelataio poco avanti. Dicono: ‘Lo abbiamo letto su TripAdvisor’. Ci guardiamo l’un con l’altro. E pensiamo ai meravigliosi ‘passaparola’…nostalgia da ragazzi.