Sindaco a Matera, città internazionale, ricordiamoci accanto a italiano, inglese, tedesco, pakistano, swaili e alla babele delle lingue del pianeta, anche del nostro tradizionale dialetto. E non sarebbe male che in città, a cominciare dai rioni Sassi, il dialetto torni ad essere l’emblema identitario di una cultura sedimentata che non può essere cancellata, accantonata, proprio perchè è la memoria dei nostri padri. E allora avere una toponomastica bilingue negli antichi rioni di tufo servirebbe eccome a rafforzare quel percorso di recupero e valorizzazione dei saperi del passato, che resiste nell’azione di quanti si ostinano a lavorare per le tradizioni, a riscoprire il dialetto, gestire una casa grotta, un museo della civiltà contadina a proporre menù con piatti della tradizione, lavori teatrali in vernacolo, a tenere vive cadenze e usi anche per l’intraprendente protagonista della fiction tv ”Imma Tataranni” o ad alimentare archivi fotografici, video o documentali. Tutto questo è uno spaccato di quella ‘sostenibilità” tutta materana da vivere sul campo, che nessun strumento multimediale può dare, e che va offerta al turista che ha vissuto l’esperienza da confinamento domiciliare da covid 19. Pronto a visitare a piedi o in groppa a un mulo come quelli dell’associazione Ergghiò, il cuore antico o il comprensorio rupestre della nostra città. E così la provocazione a usare il dialetto lanciata da Ergghiò, che riportiamo, di seguito, è l’occasione per lavorare a un percorso di recupero e di valorizzazione identitaria del dialetto. Nessuna reminiscenza politica da Oltrepò della seconda Repubblica, ma una necessità a lavorare per Matera recuperando e valorizzando la sua identità. I lavori ci sono e le idee anche, ricordando la bella intuizione messa in pratica dalla buonanima del maestro Emanuele Ricciardi, che insegnò agli allievi a parlare e a cantare in dialetto, fino a Giuseppe Leo Sabino con le sue storie e i detti antichi, fino ad Antonio D’Ercole e Angelo Sarra con lavori di pregio tra soprannomi, tradizioni, toponomastica,ai cantanti da Peppino Persia a Pasquale di Pede per indicare uno spazio musicale che abbraccia epoche diverse, al teatro ricordando le esperienze pionieristiche di Talia teatro riprese da altre tante compagnie che con tagli e fortune diverse non si sono dimenticate di vivere a Matera. E allaur? Per materani e forestieri accanto a via dei Lombardi ci sta bene ” U’ Lammord” e pure un Qr code per spiegare la storia di quei luoghi. Longobardi, Lombardi a Matera, a Matàr.. Giriamo le proposte al sindaco Domenico Bennardi, all’assessore comunale Tiziana D’Oppido,in primis, e a quanti hanno a cuore che il dialetto non scompaia.

Ergghio’ Matera
2 h ·
🚨🚨LIVELLO ESPERTI🚨🚨
Siamo stufi di sentirci dire che il dialetto materano è morto! 😤

Siamo stufi di sentirci dire che il dialetto materano” è come al barese, tipo pugliese, che però non siamo pugliesi ecc… ” 🤬

Siamo stufi di sentire in continuazione frasi del tipo: è il dialetto giovanile, mo si può dire addò maggi? addò stá ? ce ma ffá?… 🤮🤮🤮🤮
BASTA!!!
È ora di parlare COME NONNA TI HA FATTO! 😉😝🤣
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