HomeCulturaSimonetti ricorda ...: ‘’Ce ne fossero ispettori del lavoro come Nino Faranda’’

Simonetti ricorda …: ‘’Ce ne fossero ispettori del lavoro come Nino Faranda’’

Un progressista, che non si voltava dall’altra parte quando vedeva ingiustizie e operava senza far sconti per nessuno. E’ l’eredità di Nino Faranda, ispettore del lavoro potentino scomparso il 29 luglio del 2025, ricordato nelle riflessioni di Pietro Simonetti che, per certi versi, continua a seguirne l’esempio nel denunciare e ricordare quello che non va. Un verbale, una relazione, quella prassi di andare a fondo nel sommerso, nel solco di quello sfruttamento che porta al lavoro nero e,purtroppo, agli incidenti sul lavoro. Epoche diverse in una Basilicata che fa emergere i problemi quotidiani sui quali devono confrontarsi gli ispettori del lavoro di ieri e di oggi. Cambiano i tempi, ma uno, cento Nino Faranda farebbero comodo per contrastare l’illegalità.

IL RICORDO DI PIETRO SIMONETTI
Il 29 luglio dello scorso anno ci lasciava Nino Faranda per decenni Direttore dell’Ispettorato del lavoro in Provincia di Potenza. Desidero ricordarlo in particolare per il suo impegno, e quello dei suoi collaboratori, per la tutela del lavoro nell’incessante fase che va dagli anni sessanta ai primi anni del 2000.
Il mestiere di ispettore del lavoro non e’facile.Spazia dai luoghi di lavoro a quelli di disoccupazione.
Verificare l’attuazione dei contratti di lavoro e delle normative vigenti, affrontare le questioni degli infortuni e della sicurezza nei processi produttivi e nei servizi non e’ cosa di poco conto specialmente dopo l’introduzione delle norme introdotte negli anni settanta con lo Statuto dei lavoratori e successivamente sugli infortuni sul lavoro, le malattie professionali, il lavoro nero ed il caporalato.
Faranda e tutto l’organico ispettivo si distinse a livello meridionale per la tutela dei bracciati e della giovane classe operaia, che nasceva con le aziende chimiche e nel comparto metalmeccanico,spesso sottopagato e sfruttato.
Ricordo le vertenze nelle fabbriche di Potenza, Tito e del Melfese e nel ciclo delle costruzioni. Gli interventi ispettivi, anche sanzionatori, furono importanti e talvolta risolutivi.
Fece clamore all’inizio degli anni novanta l’attività’ ispettiva presso la Fiat Sata di Melfi a proposito della gestione dei contratti di formazione, l’uso dei vigilantes e accordo sul perimetro delle assunzioni che la Sata voleva restringere a 15 minuti di percorrenza dallo stabilimento e non a tutta la regione come deliberato dalla Commissione Regionale del Lavoro.
Nino Faranda fu convocato a Roma dal Direttore Generale che gli chiese di avere riguardo e comprensione per le posizioni dell’azienda. Faranda mantenne ferme i procedimenti e le sanzioni adottate.
Anche per quanto riguarda il caporalato in agricoltura, che allora riguardava i flussi dal Salento e Taranto verso il metapontino fu portata avanti una iniziativa congiunta Sindacati e Ispettorato che dette risultati significativi.
D’altra parte il ruolo dell’Ispettorato del lavoro, con mezzi diversi e modalità innovative continua oggi nella lotta allo sfruttamento in particolare dei migrati anche con organici e risorse limitati.
Nino Faranda era progressista, un divoratore di letteratura che non si girava dall’alta parte di fronte alle ingiustizie e alla limitazione dei diritti.
CSERES
Pietro Simonetti.

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