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Segni, versi e gratitudine nella ”Matera” in comune di Mario Luzi e Pietro Tarasco

Sintetizzato così,nel titolo, il rapporto tra l’artista materano Pietro Paolo Tarasco e il poeta fiorentino Mario Luzi, a 20 anni dalla scomparsa avvenuta nel 2005, può sembrare riduttivo perchè- pagina dopo pagina, tra opere grafiche, riflessioni, versi e testi riportati nella elegante pubblicazione delle edizioni Giannatelli – si ha l’impressione che ci sarebbe ancora tanto da aggiungere. A un rapporto che ha segnato tanti lustri di ‘amicizia’ vera tra due diverse sensibilità che nella Città dei Sassi, tra gli antichi rioni di tufo, hanno avuto sempre di che scambiarsi, narrare, descrivere in una corrispondenza ideale e fattiva destinata a continuare…Certo, perché stima reciproca, passione, riconoscere saper cogliere i ‘silenzi” e i ”segni” del passaggio dell’uomo nei luoghi di una civiltà millenaria significa avere il senso del tempo, l’esistenza e la ricerca di una spiritualità che si fanno dialogo tra individualità e comunità. Silenzio, serenità, sensibilità che mettono da parte inquietitudini ( e a Luzi, capofila dell’ermetismo del ‘900, venne attribuita la definizione di poeta dell’inquietitudine ) per esprimere al massimo quello che al lettore disattento di saggi, poesie, romanzi e opere d’arte, passa davanti come una meteora.

L’amicizia e la collaborazione, anche a distanza tra Mario Luzi, che a Matera venne in visita il 9 dicembre 1979 in occasione di una fruttuosa collaborazione (poi eclissatasi) tra Potenza e Matera per il Premio Basilicata. E Luzi fu colpito da quella situazione di abbandono (l’anno da capitale europea della cultura arrivò 40 anni dopo nel 2019), magia, di bellezza ieratica, che aveva attraversato i secoli in silenzio..Fu un ”bombardamento” di sensazioni, illuminato, dalla conoscenza del giovane artista materano Pietro Tarasco che con tanta pazienza, voglia di crescere, di confrontarsi con umiltà con altri colleghi, senz’altro più noti, ma che -come lui- avessero qualcosa di concreto e di originale da dire con bulini e acidi su lastre metalliche nelle calcografie, sgorbie per il legno per la xilografia, matite e inchiostri grassi sul pietra per le litografie ecc. Le tecniche dell’incisioni, sintetizziamo, che sono tanta parte della produzione di mezzo secolo buono di Pietro, più volte ospite di Mario sulle sponde dell’Arno e con tante amicizie tra gli artisti locali.

E ”Matera” -scrive Tarasco nel ricordo di Mario Luzi, citando anche le impressioni della giornalista lucana Carmen Lasorella- corona idealmente un percorso di amicizia con un grande uomo che loda, con i suoi sublimi versi, la mia tanto amata città. Un libro in cui i ruoli tra poeta e artista, si sono, a bene vedere e del tutto immeritatamente, rovesciati Luzi ha scritto,infatti, la poesia ispirandosi alla mia incisione, a differenza delle precedenti collaborazioni in cui sono stati i suoi versi a suggerirmi potenti e sempre nuovi stimoli creativi”.C’è tanta umiltà e riconoscenza nella affermazione di Pietro Tarasco, nel solco di quella condizione comune ad altri di non essere stato spesso ‘profeta in Patria…”, ma con tanti apprezzamenti e riconoscimenti in Italia e all’estero. Una bella storia di vita e artistica la sua, condotta con tanta voglia di imparare, crescere, confrontarsi per esprimere al meglio quello che portava e continua a portar dentro della sua, della nostra, Città dei Sassi. E’ la cultura della memoria da difendere e divulgare. Il resto lo troverete leggendo le pagine di Matera, con i versi di Mario Luzi, l’introduzione di Marco Marchi che fece conoscere l’opera di Tarasco a Luzi) e quello che Pietro ha realizzato ed esposto con maestria finora. Qualità apprezzata dall’artista fiorentino, riportate in ” Matera” al capitolo ”Pensieri di Luzi su Tarasco”, parlando di ”umili meraviglie”. Due parole, come versi, testimoni di una amicizia destinata ad essere senza tempo.

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