‘’ Fare un libro è men che niente se il libro fatto non rifà la gente’’. Una citazione di saggezza e di lungimiranza , l’aforisma di Giuseppe Giusti, riportata nel retro della preziosa copertina, decorata in oro, dell’ultimo lavoro del giornalista e appassionato di storia materana Pasquale DoriaScripta manent. Dalle parole perdute alla biblioteca ritrovata” pubblicato e curato dalle Edizioni Giannatelli.

libro scripta manent

Un lavoro di pregio per il tema trattato e le preziosità, inedite ai più, tratte dal ricco patrimonio della Biblioteca provinciale ‘’ Tommaso Stigliani’’, ancora nel limbo – purtroppo- di un futuro gestionale dalle linee appena tracciate, che sconta gli effetti nefasti della riforma sciagurata delle Province e di una nuova gestione regionale dai contenuti e dalle prospettive da definire e consolidare.

Senza idee chiare ‘’Matera capitale europea della cultura per il 2019’’ rischia di vedere diminuite le notevoli potenzialità di quella che venne definito il piccolo ‘’ Beaubourg’’ della Città dei Sassi, inaugurata il 14 maggio 1998 dal presidente del consiglio dei ministri Romano Prodi. Ricordi d’annata a parte il lavoro di Pasquale, inserito come edizione speciale nella collana Ritratti ideato da Ida e Marilina Giannatelli, è un formidabile affresco di quanto gli scaffali e le teche della vecchia biblioteca serbano ad appassionati e cultori del passato.

E per dirla con Pasquale ‘’…proponiamo un micro-saggio di termini della memoria ritrovata. Si compone di ventuno voci pubblicate secondo l’ordine alfabetico,unitamente ai contributi iconografici antichi e contemporanei, nonché alcuni scritti, con intento preciso: senza lanciafiamme che distruggono, si tratta di accendere un interesse per le pagine di un patrimonio che ha bisogno di cure particolari, perché non può rischiare di andare perduto. Non è esercizio sofisticato– aggiunge Doria- e neppure stravagante. Di più non intende appagare estemporanee curiosità, quanto mettere l’accento su un mondo, quello del libro stampato e della sua galassia nata a valle di Gutemberg, che le nuove tecnologie potranno salvare se continueranno a rimanere comuni e condivisi i tesori custoditi nelle nostre biblioteche pubbliche. Tra di loro , non ultima, la ex Biblioteca provinciale ‘’Tommaso Stigliani’’ , alla quale questa raccolta di testi e immagini è dedicata’’.

Pasquale Doria

E allora via con il frontespizio datato MDCLXXIV(1674) della ex Typographia Manolelsia di Bononiae per l’ Antidotario, il prontuario di antidoti, per contrastare vari tipi di veleni e avvelenamenti, seguito dal Bibliotafio, termine usato per indicare il particolare ‘’sepolcro’’ in cui versano inutilizzati i libri della biblioteca. Spazio anche all’antiquariato con il disegno del cembalo tipografico, con il quale si indicava in maniera ironica le tastiere adoperate per comporre un testo tipografico. E per restare in tipografia ricordiamo la preziosa opera del correttore di bozze, l’emendatore, che oggi – per risparmiare- viene sostituito nella gran parte dei casi dallo scarsamente affidabile correttore elettronico installato sui personal computer….

Per gli errori da annotare è provvidenziale l’uso della pagina bianca, denominata Frate …in ricordo, forse, dell’agguerrito ordine dei Domenicani. Ma prima di andare in stampa occorreva ‘’guardare in sfera’’ per valutare la qualità della carta guardandola in controluce. Prassi d’altri tempi, rimasta tra quanti lavorano con la pazienza e la competenza dei maestri artigiani. Antesignani dei ‘’samiszdat’’, le pubblicazioni clandestine russe, era la dicitura ‘’Impresso cosmopoli’’ per indicare le pubblicazioni clandestine stampate nel cosmo…

La prassi del ‘’nulla si butta perché tutto si trasforma era contrassegnata dal termine ‘’Laceri’’ utlizzato nelle tipografie per recuperare materiali fibrosi e di varia natura. Con il termine ‘’Menabò’’, dal milanese Menare i Buoi’ , si continua a indicare il modello per guida per l’impaginazione e cosi ‘’ avere naso’’ per controllare l’allineamento delle pagine, con i fogli un tempo cuciti a mano. Un omaggio ‘’agli uomini di coscienza’’ che conservavano carta e caratteri tipografici.

Colorito era il termine ‘’ Ponte dell’asino’’ a indicare le collane di sunti per spiegare in pillole anche ai somari materie importanti come matematica, filosofica, greco, letteratura, scienze.‘’Spazio ai sogni dei bibliofili per le opere rate indicate con il termine di ‘’ Desiderata’’. E poi “alla reticenza” con i tre puntini sospensivi, al quadro con la composizione di fregi e filetti e alla ‘’selva’’ a segnare l’accumulo di vari scritti ‘’Scripta manent’’ riserva doverosamente una parte importante alla storia della biblioteca, istituita nel 1933 da Pasquale Dragone, avvocato bitontino che vendette alla biblioteca provinciale un patrimonio di famiglia 4000 volumi, e ne divenne il primo direttore.

La prima sede della biblioteca fu in via Don Minzoni, nel dopoguerra nell’ex sede dell’ospedale civile in piazza San Giovanni. L’ho frequentata anch’io. A pianterreno era la fornitissima biblioteca per ragazzi con le enciclopedie ‘’ Conoscere’’, ‘’I Quindici’’ e tante altre pubblicazioni che molte famiglie non potevano permettersi. Attivo il servizio prestito per libri di avventure che portavamo a casa volentieri.Ai piani superiori le pubblicazioni classiche, scientifiche, le ‘’cinquecentine’’. Nel frattempo la biblioteca si arricchi di numerose donazioni o fondi di uomini di cultura o di famiglie gentilizie. Lungimirante a partire dal 1980 fu la pubblicazione del ‘’Bollettino della Biblioteca provinciale-Rivista di cultura lucana’’,seguito dalla collana dei ‘’Quaderni’’.

Il terremoto del 1980 portò al trasferimento della biblioteca al rione Cappuccini,negli ambienti che avevano ospitato l’ex Istituto ‘’ Felice Ventura’’. Un purgatorio durato cinque anni fino al definitivo trasferimento nel Palazzo dell’Annunziata. La Biblioteca, diretta oggi da Angela Rogges, è stata guidata fino al 1997 dal dottor Raffaele Lamacchia poi da Anna Maria Carbone, autrice di una lettera aperta (inserita in Scripta Manent) al ministro per i Beni culturali Dario Franceschini per sollecitare la valorizzazione delle migliaia di opere e collezioni custodite e per dare una soluzione alla biblioteca di Adriano Olivetti, donata alla collettività alla simbolica cifra di 1 euro dal giornalista Leonardo Sacco ma che non ha avuto finora alcuna soluzione.

Chissà che il lavoro di Pasquale Doria, che sarà presentato martedì 19 gennaio alle 17,30 presso il circolo Carlo Levi non serva a smuovere la situazione.

Un contributo verrà dal presidente del Centro Levi, Maria Antonietta Cancellaro, da Antonella Ciervo presidente dell’associazione ‘’ Città che Legge’’ , da Pietro Sisto docente di biblioteconomia presso l’Università di Bari e dall’autore che, di certo, ci riserverà aneddoti e spunti di riflessione e di provocazione su un patrimonio di inestimabile valore da salvare e valorizzare.

Il resto lo aggiungerete voi scoprendo tante curiosità, segni positivi, a cominciare dalla Tabula Gratulatoria, che hanno consentito l’uscita di una preziosa pubblicazione.