…”Non abbiate paura dei morti” tradotto dal dialetto materano.Né del Duce, che il 18 agosto 1936, venne in visita a Matera sull’onda delle illusioni e delle delusioni dell’Impero d’Africa, che perdemmo sul campo, e di quella degli eredi di oggi periti sul crinale della politica servile da ‘allineati e coperti’ alle logiche guerrafondaie con la stella di David e a stelle e strisce, che hanno alimentato la crisi energetica ed economica del Bel Paese. Storia che si ripete a parte, purtroppo, l’ultimo lavoro ”Pace all’anima sua” tirato fuori dal dimenticatoio dallo scrittore Francesco Sciannarella è di quelli che riscopre l’anima della Matera di un tempo. Quella delle famiglie dei vicinati dei rioni Sassi, dimenticata dagli anglicismi di oggi e dal titolo ricorrente di Capitale, che ci ricorda -ed è così- che la nostra resta una dimensione provinciale. Con tutti i limiti che la cosa comporta, tra cabala,superstizione e pratiche divinatorie all’insegna del ”Non è vero ma ci credo”, amori sofferti, liti per l’eredità (un classico per tante famiglie) e trame nazionali (il delitto Matteotti ieri
, le comari del Duce e dei Podestà) che farebbero la fortuna delle fiction di oggi ( con l’inchiesta Roma terra di Mezzo, Hydra di Milano e le fiamme di passione che accompagnano i ministri di governo). Queste e altre considerazioni ci sono venute fuori nel leggere le 258 pagine del libro, che meriterebbero una trasposizione teatrale o cinematografica. Adunata…ricordando le vicissitudini della famiglia di Franceschino D’Ercole, un corpulento padre di famiglia dei Sassi, ripagato ( si fa per dire) con ”cupr’da cecati” (botte da orbi) da suo padre Eustachio, spesso ubriaco e con una ”comare” in quel di Laterza dalla quale ebbe un figlio ”a sua immagine” , Emanuele Calluso, che fu causa di altri guai per sè e per altri.

Mazzate e rancori a parte la dipartita del padre, non rimpianta da alcuno, aveva lasciato ai posteri una scia di preoccupazioni da far tremare i polsi, per quella sua dote di indovinare la data della morte delle persone, compresa quella del figlio Franceschino…Ma il diavolo ci mise la coda, in occasione della eredità. Con un testamento dettato dal padre Eustachio al notaio Pappafico della Città dei Sassi che finirà con il seminare zizzania tra figlio e figliastro,per quella casa di via Fiorentini, che rischierà di mettere sulla strada la famiglia D’Ercole. Fratelli coltelli (e ci mancò poco) accomunati da un unico destino … con una lettera dello sciagurato genitore sulla data della loro morte che finirà nelle mani sbagliate, creando apprensione -tra incredulità e rassegnazione- nelle vite dei due, alle prese con un destino che è pronto a far cadere sulle loro teste la ”Spada di Damocle” della giustizia divina. Ed è quella, della religiosità popolare, fatta di fede e di tenacia, di coerenza, che alla fine trionferà. Un invito a non avere paura della morte e dei morti,e nemmeno delle voci dell’aldilà come quella di Antonio il marito della lungimirante e autorevole nonna Carmela, deceduto sul Carso durante la grande Guerra, che consente di far trovare sotto al mattone… una somma di danaro per aiutare Franceschino a rifarsi una vita. Perchè la Resurrezione, la pace e la vita e soprattutto l’amore arrivano anche per Carmela, la primogenita di Casa D’Ercole,simile per carattere a sua nonna con la quale si confida e riceve incitamenti ad andare avanti. A credere in quello che le detta il cuore, tanto da aspettare il suo Benito dopo che il tempo avrà aggiustato tante cose, tra lutti e delitti al ”piombo” all’ombra del Ventennio.

Già Carmela, una ragazza del passato, di quelle poche che rifiutavano prassi e logiche che fossero altri a trovarle un marito e che alla ”Fontana”, dove si recava a riempire l’acqua, scelse il suo ragazzo ”romano”, Benito. Giunto a Matera con il patrigno Emanuele Calluso, fascista ambizioso, collerico,minato dall’ulcera a causa dell’alcolismo e coinvolto nel delitto Matteotti e la madre Angelina (mica tanto), per un amore sofferto ma incoraggiato da nonna Carmela. Si ritroveranno più avanti in un capitolo del libro tutto da scrivere con una ”trasit”che le due famiglie avrebbero voluto portare fin sull’altare. Ma va bene così. Francesco Sciannarella, che ha riportato qua e là espressioni dialettali a rischio di estinzione, ha confermato ancora una volta di avere nel cuore Matera narrando l’anima di un tempo, dimenticata – purtroppo- da quanti continuano a sacrificarla nell’effimera dimensione di Matera ”Capitale”. Il libro sarà presentato, come da locandina, il 24 aprile alle 18.30 presso la Libreria Di Giulio. Dialogherà con l’autore Valentina Zattoni. La lettura di alcune pagine di ”Pace all’anima sua” è affidata ad Angela Loperfido.

