Matera 2019? Booh…Tante prese di posizione anche in Basilicata sulla riforma del ministero dei Beni Culturali che alla vigilia di ferragosto ha approvato una riforma penalizzante per il settore e per Matera nell’anno da capitale europea della cultura ancora di più. In tanti l’hanno ribattezzata porcheria, perchè di questo si tratta quando i governi a Roma come a Matera si apprestano a fare passare bocconi indigeribili, sperando che la gente sia distratta dal mare o dal tira e molla delle trattative tra i partiti per un nuovo governo, come quello che sta maturando (a quanto pare) tra M5S e Pd. E guarda caso la riforma che accorpa, tra l’altro, il Polo Museale di Basilicata alla Puglia è partito proprio con l’ex ministro Dario Franceschini(Pd) e ratificato con la gestione Alberto Bonisoli ( M5S). Tante le prese di posizione sull’argomento da quanti, finora dormienti o consenzienti magari per fare carriera, hanno condannato il decreto chiedendo al ministro (che difende il provvedimento) di fare marcia indietro. Ci prova una petizione su change.org. Firmatela e vediamo che succede con il nuovo governo. Ci aspettiamo di tutto, anche che torni un ministro del Pd partito -ricordiamo agli smemorati- che con la gestione renziana ha sfasciato l’Italia e favorito con il Rosatellum un governo paradossale e antitetico (ma che alcune cose positive le ha fatte) Lega-M5S, poi arrivato al capolinea. Commenti a iosa, tutti di taglio negativo, compreso quello del Times, con quel legittimo sospetto che si voglia portare avanti l’obiettivo delle privatizzazioni. Riportiamo anche quello, dalla sua pagina Fb, del coordinatore nazionale della Cgil Beni culturali, Claudio Meloni.

LA PETIZIONE SU CHANGE.ORG
Il 14 agosto un decreto ministeriale, arrivato ai dipendenti del MiBAC senza alcun preavviso, ha accorpato decine di Musei dalla storia centenaria in nuovi enormi istituti elefantiaci, volti a favorire la concentrazione dei flussi turistici ed economici in pochissimi luoghi, contro l’interesse dei cittadini italiani.
Il Cenacolo Vinciano accorpato alla Pinacoteca di Brera, le Gallerie dell’Accademia di Firenze accorpate agli Uffizi, i Musei Nazionali di Venezia accorpati in un unico istituto, così come tutti i Musei Nazionali del Friuli-Venezia Giulia, delle Marche e dell’Umbria: questi sono alcuni degli accorpamenti arrivati senza alcun confronto con i dipendenti ministeriali e con l’opinione pubblica, che creeranno istituti mostruosi incapaci di funzionare, annullando progetti, gettando all’aria anni di impegno e impedendo la crescita dei Musei statali, privi di una guida e trasformati in filiali di istituti più grandi. La ragione che spiega questo provvedimento, altrimenti insensato, è fornita dal decreto stesso, in cui si dichiara che la Direzione Generale Musei deve “favorire la creazione di nuove fondazioni museali”: ecco dunque il motivo di tali accorpamenti, spianare la strada alla nascita di fondazioni private che gestiscano i nostri musei statali.

Tutta questa enorme riorganizzazione, profondamente dannosa per il futuro del Patrimonio culturale pubblico italiano, è stata sancita per decreto da un governo dimissionario alla vigilia di Ferragosto: il più nascostamente possibile. Per una trasformazione che rischia di lasciare un segno perenne nella gestione del nostro Patrimonio culturale, è un atto di gravità inaudita e in nessun modo accettabile. Il processo va fermato ora!

Chiediamo al Ministro Alberto Bonisoli di pubblicare al più presto un nuovo decreto attuativo che annulli tutti gli accorpamenti previsti dal decreto di Ferragosto ed elimini dai compiti della Direzione Generale Musei quello di favorire la creazione di nuove fondazioni museali, per poi sedersi ad un tavolo con chi lavora nel suo Ministero, e costruire una riorganizzazione che offra dignità e futuro per il nostro Patrimonio culturale e i nostri Musei.


E IL COMMENTO del coordinatore nazionale Cgil Beni culturali Claudio Meloni

Claudio Meloni

La “strana” battaglia mediatica sulla riorganizzazione del Mibac.
Ne stiamo leggendo di cotte e di crude su questa riorganizzazione. In particolare alcuni articoli di stampa ed alcune agenzie.
I contenuti della riforma era noti da tempo e da tempo i giudizi erano stati dati e noi naturalmente ci richiamiamo al nostro espresso più volte in tempi non sospetti.
Ma la mossa incredibile del ministro di firmare i DM di riorganizzazione in pieno agosto e con il governo quasi dimissionario sta producendo un battage mediatico che, dal nostro punto di vista, rischia di sviare il dibattito su argomenti estranei ed in particolare ci riferiamo ad alcune prese di posizione di alcuni Direttori di Musei autonomi (Assmann e Hollberg in particolare) che attaccano a spron battuto rivendicando meriti inesistenti. E viene tirato pure in ballo il lavoro del Consiglio Superiore, che ha rilasciato un parere articolato e non un parere favorevole, rinviando ad approfondimenti successivi, sulla base dei contenuti del decreti applicativi, alla riunione del 9 settembre. Per finire anch’esso nel tritacarne di polemiche pretestuose dovute al boomerang ferragostano del ministro Bonisoli.
Non ci stiamo. Per una volta difendiamo il lavoro serio del Consiglio ed è questo il motivo per il quale ci siamo astenuti, insieme alla Uil, sul documento che oggi viene erroneamente presentato come favorevole.
Come abbiamo sempre detto questa riforma è semplicemente il coronamento e la santificazione della precedente, tutto il resto sono chiacchiere e strumentalizzazioni politiche che non ci interessano.
Perché, come scrive giustamente Vittorio Emiliani, il problema è la separazione della tutela dalla valorizzazione sulla base di un modello mercificato e chi non lo capisce, dice sempre il grande Vittorio, è un somaro