domenica, 8 Marzo , 2026
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Ricordi della Villa. Cara vecchia giostrina della famiglia Adorisio

E’ un pezzo di storia dell’infanzia e di inventiva artigiana materana che la villa comunale di Matera, un triangolo di verde tra via Tommaso Stigliani, Via Annunziatella e via Amendola, custodisce nel libro dei ricordi e di tanti bambini , tra gli anni Sessanta e gli inizi degli anni Ottanta, che si divertiva facendo un giro su una giostrina realizzata con tanta maestria da Francesco ” Iaskaridd” Adorisio e portata avanti tra entusiasmo e sacrifici con la moglie Gemina Schiuma e da una famiglia numerosa contrassegnata dalla lettera ”A”. E abbiamo tirato fuori la storia della giostrina, che abbiamo vissuto durante l’infanzia, dopo che l’Amministrazione comunale ha annunciato il progetto di riqualificazione della villa comunale che prevede la ”delocalizzazione” – salvo altre ipotesi- dell’attuale e moderna attrazione per bambini, sovradimensionata per il sito che occupa. Va precisato, comunque, che i bambini avranno il proprio spazio di giochi all’interno della villa dell’Unità d’Italia, ma la presenza della giostra richiederebbe spazi adeguati. Non sappiamo se i bimbi, del dopo 2019, potranno fruire in centro di quell’antica attrazione fatta di cavalli, auto, aerei, carrozze e di personaggi dei cartoons che con un giro alimentano fantasia e divertimento. Ma ci piacerebbe che nella Villa ci fosse un segno, non sta a noi decidere, che ricordi il pioniere dei giostrai materani. A ricordarcelo, con un pizzico di comprensibile commozione, è il figlio Aldo, ex operaio in pensione, come il fratello Agostino, e componente di una famiglia numerosa contrassegnata da tante ”A” per un debito di riconoscenza che il papà Francesco ebbe per Sant’ Antonio da Padova, la cui effige l’accompagnò e l’assistette durante l’affondamento della nave che lo trasportava in Grecia, a valle dell’Armistizio, durante il secondo conflitto mondiale. E così fu naturale chiamare , Angela (ora a Firenze), Adele ( a Milano),Antonietta (a Taranto), Anna e Alberto (che non ci sono più) e poi Michele, l’unico con le iniziali di Matera…chiamato come il nonno Michele, oltre ad Aldo e Agostino. Con otto figli, e un tempo le famiglie numerose erano una realtà , il signor Francesco Adorisio ( nato il 15 maggio 1912 e deceduto l’11 novembre 1992 ) mise a frutto quello che aveva imparato sulla Murgia. E già, come ci ha detto Aldo, il papà aveva aguzzato l’ingegno mentre pascolava le greggi sulla Murgia con il nonno Michele. Gli piaceva intagliare pezzi di legno di ulivo e ciliegio, per trarne figure antropomorfe, di animali, di utensili del quotidiano tant’è che un giorno attrasse l’attenzione del medico e archeologo materano Domenico Ridola, che gli comprò due manufatti oggi esposti nel Museo Archeologico di via Ridola. “Fu la scintilla- ricorda Aldo- che gli cambiò la prospettiva di pensare, visto che con la ”creatività” poteva portare a guadagnare di più. E così, dopo la guerra e la prigionia ad Hannover (Germania) seguita all’ armistizio del 1943 con la disfatta dell’esercito italiano in Grecia, il ritorno di Francesco Adorisio nella Città dei Sassi fu l’occasione per industriarsi e colse al volo l’esigenza dei materani di spostarsi su un mezzo poco costoso coma le bicicletta. U’ mest aprì , in piazza del Sedile, una bottega per il nolo, riparazione e vendita delle due ruote e fu concessionario di grandi marchi come Bianchi (che negli anni Cinquanta utilizzò la bottega di Francesco Adorisio per l’assistenza della squadra al Giro d’Italia) Campagnolo, Atala . Sotto di lui si formarono maestranze che poi aprirono attività in proprio in via Ascanio Persio e in via Gattini. ” Papà – ricorda Aldo- aveva realizzato in proprio una bici da corsa rafforzata, dotata di cambio manuale, con la quale raggiungeva Bari per quanto occorreva al negozio. Portava la merce e i ricambi in un grande zaino in spalla…” Pionierismo e volontà sul campo, pedalando su strada e nella vita. L’attività richiese,poi, lo spostamento in via Annunziatella e il concessionario della Bianchi propose al signor Adorisio di commercializzare anche vetture, come la popolare ”Bianchina” assicurando la formazione sul campo di un meccanico in loco per la durata di 10 mesi. Ma la cosa non entusiasmò il signor Adorisio, che restava un artigiano e quindi un creativo. E così il calo,inevitabile della domanda di biciclette, consigliò di cedere a terzi l’attività, e a scegliere la via dell’estero che il destino riportò in Germania, ad Hannover,dove era stato prigioniero. Le competenze di sabbiatore(aveva lavorato al cantiere della Banca d’Italia) gli fecero trovare lavoro anche nel settore metalmeccanico, che gli tornarono buone quando tornò in Italia negli anni Sessanta. ”Ricominciò – ricorda ancora Aldo- come venditore di giocattoli, girando i paesi con una bancarella. Ma,allo stesso tempo, promuoveva il baratto di giocattoli in cambio di manufatti del passato”. Il destino,però, era in agguato e sarebbe approdato sui giri e sui sogni di una giostrina, ideata e assemblata dal signor Francesco. La brusca svolta della vita arrivò con un incidente stradale, avvenuto nel 1964 in località Tre Ponti lungo la statale Appia, nel quale fu coinvolto mentre guidava un motocarro Ape, tamponato dal conduttore di una Alfa Romeo sprovvisto di assicurazione… Sul ”treruote” viaggiavano alcuni ragazzi della famiglia Adorisio, che se la cavarono con ammaccature lievi, ma per il capofamiglia l’incidente ridusse sensibilmente le capacità motorie, costringendo all’uso dei bastoni. ” Fu in quel periodo – ricorda ancora Aldo- che venne fuori l’idea di costruire una giostrina, dapprima in società con altra persona, e poi in toto di nostra proprietà e che papà assemblò partendo da una intuizione meccanica e fisica. Il principio di movimento degli assi di un camion, al quale era fissata una ruota, venne capovolto nel senso pieno del termine, per far muovere una pedana di forma esagonale e stretta da assi di metallo. Il gioco dei cuscinetti a sfera assicurava il movimento, azionato da bastoni in ferro spinti dall’energia delle mani…La spinta durava un bel po’ per la gioia dei bimbi e dei genitori. Ed era un po’ un assalto festoso a salire su cigni, cavalli e calessini, sulle tre ”Caravelle’ la Nina,la Pinta e la Santa Maria, su auto e moto, molti dei quali assemblati, saldati e tinteggiati da noi, e da un paio di aerei che acquistammo. Durante i giri risuonavano allegri motivi emessi da dischi a 78, 33 e 45 giri e a me toccava aver cura delle puntine del giradischi che, naturalmente, dovevo riciclare. Acquistammo anche un impianto fonico che prestammo, ricordo, anche per un comizio dell’on. Emilio Colombo. La giostrina riluceva di bandierine, colori e di lampadine, che montavano dalla prima domenica di marzo fino al 1 ottobre,che segnava l’inizio dell’anno scolastico. Veniva poi smontata fino all’ultimo pezzo, rigorosamente numerato, e custodita in un piccolo locale di piazza del Sedile. La giostrina incantò anche i bimbi di comuni del Materano e della Puglia, in occasione delle feste patronali e con due giri che si facevano con 50 lire…. Noi dormivamo sotto al telone che ricopriva la nostra piccola attrazione viaggiante. Gli anni passavano per tutti e dopo quasi 20 anni di onorata carriera papà decise che era ora di smetterla. Mi sarebbe piaciuto continuare ma non ci intendemmo e così la giostrina passò ad altri e fu attiva per un paio di anni. Non so’ dove sia finita. Forse in campagna, da qualche parte”. Tanti ricordi, comunque, e una eredità paterna che Aldo custodisce gelosamente e che intende valorizzare appieno. Si tratta dei tanti pezzi intagliati nel legno che papà Francesco ha realizzato negli anni. Manufatti singoli, ma anche rappresentati su ante di mobili dalla diversa foggia e funzione. Aldo sta preparando una mostra che sarà inaugurata nei prossimi giorni presso l’Hotel Le Monacelle. Un pezzo della memoria storica e artigianale della Città dei Sassi, che viene fuori in maniera autonoma prima del calderone di eventi per Matera 2019. Ma auspichiamo che quanti parlano a ruota di libera di demoetnoantropologia e di tradizione si guardino intorno e valorizzino le tante piccole storie, semplici e creative, di concittadini come quella di Francesco Adorisio. Una persona semplice, tenace, che 40 anni fa sarebbe voluta andare in TV a Portobello – come riporta un articolo a firma di Mario Focaccia, pubblicato all’epoca su La Gazzetta del Mezzogiorno- per far conoscere la sua arte di pastori, appresa con la discrezione e la passione dei ”ladri d’occhi”, pronti a riprendere qualsiasi mestiere. Oggi ci sono ladri di idee e progetti, ma questo è un altro discorso…

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