A rileggere le pagine di sana militanza comunista di uno dei tanti protagonisti dell’ultimo lavoro del montese Peppe LomonacoArcobaleni e chiari di Luna”, efficacemente recensito su questo blog da Costantino Dilillo https://giornalemio.it/cultura/arcobaleni-e-chiari-di-luna-il-nuovo-romanzo-di-peppe-lomonaco/ , viene immediato ricordare esperienza e passato di quanti nelle sezioni pur avendo fatto le ”scuole basse” conservavano il metodo di informarsi, formarsi e poi passare a una analisi a 360 gradi con tutte le valutazioni internazionali, per poi andare a sintesi su questo o quel problema.

E la questione morale, denunciata oltre 40 anni fa Enrico Berlinguer è rimasta la palla al piede del BelPaese che ha contribuito a far implodere i partiti della Prima Repubblica, nonostante Tangentopoli, e a favorire l’ascesa di personaggi ”sinistri e sinistrati” che hanno contribuito a far nascere partiti che non sono stati mai ”nè carne nè pesce” come il Pd e l’avvento di avventurieri di taglio renziano che al Centro e in Periferia hanno messo da parte concetti e battaglie proprie della tradizione di Sinistra come ”lavoro, legalità, diritti, partecipazione, solidarietà” finiti nel calderone del qualunquismo e del disfattismo.

Per cui è come una boccata di ”moralità e coerenza” di un Paese che vorremmo ”normale” ma di fatto non lo è, leggere la storia di Rocco da Montecalvo, metalmeccanico, che studia, fa sacrifici e trova lavoro al Nord nell’immediato dopoguerra , entrando nel Pci, e poi torna in paese attratto dalle opportunità della Valbasento, di Ferrosud e di Italcementi.

Un tour in moto, mandato ” da nessuno” e senza raccomandazioni del parlamentare o del vescovo o di altro notabile locale- che gli fanno constatare sul campo come il familismo immorale (parafrasando il sociologo statunitense Banfield) sia radicato …e ha varcato in maniera deleteria il Terzo Millennio.

Davvero esemplare il dialogo con un addetto alla portineria di uno stabilimento. ” Con questi chiari di luna che assunzione cerchi? Chi ti manda?- gli chiede il Tizio”. E Rocco risponde ” Sono venuto di mia iniziativa”. Secca la risposta : ” E questo il guaio– la replica- Ti devi far mandare da qualcuno. Qui ci sono tremila domande, con la tua saranno tremila e una . Non è questa la via per lavorare. Ti devi far mandare da qualcuno”.

E da chi? Dal primo che trovo per strada?” chiede con l’innocenza degli sprovveduti Rocco, sorprendendo il portinaio. ” Ma come– gli risponde. Non capisci? Dove vivi? Ti devi rivolgere a un politico, a un deputato. Così da solo stai girando a vuoto. Cercati un politico di quelli che contano. Ti è chiaro?

Superfluo come accade al Nord di parlare con l’ufficio personale, tanto il modulo si compila sul campo. Già, gli uffici del personale con il colloquio interlocutorio e la consueta stretta di mano con un ”Arrivederla. La richiameremo...”

Un lavoro Rocco lo trova, ma sottopagato, senza diritti o quasi. Cerca di coinvolgere gli altri, ma nessuno – per opportunità, paure- muove un dito. Fuori della porta ci sono altri che lavorerebbero per meno in quella logica del sommerso, del precariato e dello sfruttamento che continua oggi, frutto di quella flessibilità diffusa che ha portato ad attaccare lo statuto dei lavoratori e a istituzionalizzare gli ”schiavi” del lavoro free time senza regole di multinazionali e padroncini che continuano a fare il ”cattivo tempo” grazie all’accondiscendenza o al silenzio assenso di governi che lavorano a cottimo tirando a campare, mentre il Paese va a rotoli. Come sta dimostrando la vicenda del Coronavirus.

Roba da mentecatti affetti da tuttologia cronica, che allora avrebbero meritato un processo davanti ai ProbiViri in sezione con Rocco, che legge fino all’ultimo rigo ”L’Unità”, il ”Calendario del popolo”, ”Vie Nuove” ad ascoltare Radio Tirana, un disco dei Beatles o degli Stormy Six, insieme a Torquato ”Lottadiclasse”, Cruisciov, Amilcare ”Ho chi min”, Liborio ” Bandierossa”, Carmelo ”Suslov”, Vito ” Voroshilov” compagni anche di cene e canti all’insegna della goliardia e dell’impegno in trincea sui temi della politica e del sociale.

Altri tempi. Figure scomparse, ma restano la memoria e le considerazione sulla pochezza e sulla ipocrisia degli argomenti di oggi.

E viene fuori la voglia di passare il testimone della lotta ai giovani, magari ricordando la canzone ”Malarazza” di Domenico Modugno ”Mister Volare” con quel ritornello provocatorio ” Ti lamenti, ma che ti lamenti, piglia lu bastone e tira fuori li denti’‘ .

E poi ci sono i canti operai, della Resistenza, i ricordi, i ringraziamenti allo scomparso Marzio Pieri, a Giacomo Beltramimi, Renato Berra, Angelo Bianchi,Damiano D’Ambrosio, Antonia Dichio, Liborio Didio, Cristoforo Magistro, Vito Motola, Silvia Padula, Mario Paolicelli, Daniela Pavani, Luigi Perego già sindaco di Novate milanese, Claudio Vino, Primo Ferrari dell’Isec di Sesto San Giovanni.E aggiungiamo ai tanti militanti di un partito scomparso via via dopo la caduta del Muro di Berlino, liquidato senza quella ”acuta analisi” di riforma politica, ma che resterà nel cuore e nella memoria di tanti militanti rimasti ”fedeli alla linea”.

Il resto è retorica, insieme ai tanti trasformisti , svenduti e venduti finiti nella pattumiera della storia. Per cui preferiamo ricordare con un’opera identitaria e senza tempo come ”ll Quarto stato” di Giuseppe Pellizza da Volpedo quell’affresco di tatti, personaggi , di sofferenza e militanza che Peppe Lomonaco (inserito di diritto nella fiumana) con il suo ” Arcobaleni e chiari di luna”. E chissà che non rispunti il Sol dell’Avvenire…