Mala tempora currunt…e Talia Teatro con quella mente attenta e desiderosa sempre di cercare, approfondire, scavare del regista e attore materano Antonio Montemurro, non poteva che tirar fuori dell’archivio della memoria- quella vera della Basilicata e,volutamente, ignorata nell’anno di Matera capitale europea della Cultura 2019- un personaggio scomodo, rompiscatole, come Ferdinando Petruccelli della Gattina. E con un lavoro dai ritmi giustamente lenti, perchè fanno riflettere e non poco, su una figura fuori dal Coro in quella ”Sinistra” del Parlamento Unitario popolato come oggi da personaggi sinistri e sinistrati, pronti a fare il salto della quaglia con ” non chalance”… per tenere il clima sabaudo e di una piemontesizzazione del BelPaese che ha alimentato il malaffare dentro e fuori il Parlamento. Ferdinando Petruccelli della Gattina, primo giornalista europeo come lo definì Indro Montanelli, non poteva assolutamente far finta di nulla e portare i paraocchi descrivendo nel libro ” I moribondi del Palazzo Carignano” (al quale Montemurro si è ispirato) quel teatrino della politica del tempo che non ha mai calato il sipario nemmeno oggi, che siamo nella Terza (forse) Repubblica . E con una questione immorale (denunciata 40 anni fa da Enrico Berlinguer ed esplosa con Mani Pulite) finora irrisolta e che ha portato a ruberie, corruzione in tutte o quasi le formazioni politiche e dei movimenti della prima e della ultima ora: dal Centro alla periferia con le ‘scontrinopoli’, le ”sanitopoli” regionali e le ”culturopoli” architettate con tante partite di raggiro. Roba da commedia dell’arte e degli artisti della politica truffaldina. Tutto il mondo è paese…e da Torino a Roma, a Potenza a Matera la solfa è sempre la stessa, tant’è -e lo abbiamo notato scrutando i commenti del ”motivato” pubblico del Teatro nel Sasso- che il vizio di raggirare il popolo onesto o con l’anello al naso (fate voi) va avanti come se nulla fosse. Montemurro e il cast di attrici e attori ce ne ha offerto davvero un concreto campionario di malaffare, con alcuni intermezzi davvero divertenti come l’insolenza da vero rompiscatole – per una intervista senza fine-del giovane giornalista Francesco Fusco, sopportato a malapena dal parlamentare Ferdinando Petruccelli della Gattina tanto da darsi per morto…

E con il comaresco piglio di alcune nobildonne di corte, che sanno tutto della bellissima ”nicchia d’oro” ma invidiata marchesa (o contessa come scrivono altri?) Virginia Oldoini Margherita di Castiglione nel suo tour dai tavoli della politica alle camere da letto della real politik di imperatori,generali, presidenti del consiglio e via intrigando. Ma c’è spazio e tanto per la riflessione.

“Il tempo è galantuomo -ricorda il protagonista-e porta alla verità. Ma a volte non arriva in tempo”. E poi i rapporti di Petrucelli della Gattina con il rivoluzionario Proudhon, anarchico, per certi versi visionario, per un uomo nuovo, un nuovo modello di società e di vita da realizzare. E con lui Charles Darwin propugnatore della teoria evolutiva, per l’avvento di un uomo intelligente e onesto. Sulle stanze del Palazzo un tratteggio efficace, con un Parlamento contrassegnato da Destra , Centro e Sinistra e tante ”farfalline” che votano come si muove il vento. E poi la vena anticlericale sopratutto quando si parla di lacrime e sangue di impronta papale, nonostante abbia studiato in seminario. ”Non ero nato per pregare e ubbidire. “Sono contro l’alto clero-dice il giornalista di Moliterno. Quanto al basso clero, i preti, ritengo che si possano sposare …e quanto alla chiesa istituzionale” riferendosi allo slogan cavouriano di importazione francese ”Libera Chiesa in Libero Stato” ” Sono per l’abolizione della Chiesa come istituzione giuridica. Stato e Chiesa sono sullo stesso binario ma non si incontreranno mai…” Su questo abbiamo non poche perplessità visto l’intreccio di poteri che caratterizza la storia del BelPaese, come dimostrano tanti fatti di cronaca, e i giusti e continui richiami di Papa Francesco per una Chiesa con gli ultimi e impegnata sui temi del sociale e del Creato. Impietoso il giudizio che Petruccelli della Gattina ha dell’Italia che considera ” matrigna”, come continua ad accadere oggi per tanti lucani costretti a emigrare o a essere ignorati. Ma alla fine tutto passa e trapassa con la conclusione del viaggio terreno. Il dialogo finale tra Petruccelli della Gattina, interpretato da Antonio Montemurro, e dalla Morte , interpretata da Patrizia Minardi , ripropongono i temi dell’agnosticismo e del cosa ci sia nell’aldilà e se si troverà, finalmente, pace. Risposta secca dall’altra faccia della Vita : ” Nulla…solo la Morte”. Trionfo del positivismo, proprio degli uomini di cultura ed estremamente pragmatici? Resta un pizzico di rammarico per i patrioti sacrificatisi per ideali di libertà. Ma verrà un giorno in cui …. Quando? Tante domande intorno a un esempio di vita coerente, fuori dagli schemi, con il desiderio di essere ricordati per quello che si è fatto su quel treno della vita, dal quale scendono e salgono tutti. Tranne il familismo immorale, intriso di comarizi, comparizi, opportunismi, venduti e svenduti, che continua a svuotare la Basilicata delle sue energie migliori.
Le repliche di “Un politico scomodo. Ferdinando Petruccelli della Gattina” – organizzate nel cartellone natalizio dal Comune di Matera- continueranno. L’auspicio è che vengano a vederle anche politici, arrivisti, rappresentanti istituzionali di alto e basso bordo visto l’approssimarsi del grande e torbido vento delle illusorie e mediocri promesse (sempre le solite) delle elezioni amministrative. Chissà che qualcuno di loro, tra maneggioni e opportunisti, non si ravveda e decida di darsi alla sana lettura di testi illuminanti come ” I moribondi del Palazzo…”

PETRUCCELLI …DA UN CONVEGNO IN BASILICATA DEL 2004
Archivio Basilicata notizie

ACR Indro Montanelli lo ha definito “il più grande giornalista dell’800”; Luigi Russo come “il primo grande giornalista europeo”. Ferdinando Petruccelli della Gattina, invece, era “semplicemente un genio”, per dirla con quanti hanno preso parte ad un recente convegno organizzato dall’Istituto Tecnico Commerciale e per Geometri di Moliterno, intestato proprio all’intellettuale concittadino. Nato a Moliterno il 28 agosto 1815 dal medico Luigi e da Maria Antonia Piccininni, Ferdinando Petruccelli della Gattina studiò a Castelsaraceno, Spinoso e infine nel seminario di Pozzuoli. Si laureò in medicina a Napoli, nel 1836, iniziando a ad esercitare la professione sotto la guida dello zio medico. All’attività medica, però, si affiancò e ben presto si sostituì quella di letterato, giornalista e politico, nonché quella di cospiratore e di seguace delle idee mazziniane. Nel 1841 iniziò il suo percorso di romanziere e di giornalista, in virtù della pubblicazione del suo primo romanzo, «Malina da Taranto», e del giornale «Mondo vecchio e Mondo nuovo». Nel ’46 fu arrestato per la sua iscrizione alla «Giovine Italia» e l’anno dopo venne messo all’indice dalla Curia a causa del suo nuovo romanzo, pubblicato a Parigi “Ildebrando”. Nel 1848, dopo il forzato esilio moliternese, tornò a Napoli come deputato per il distretto di Melfi e fu tra i primi a insorgere contro Ferdinando II che voleva apportare modifiche alla Costituzione del Regno. Nel 1848, Petruccelli fu in Calabria a guidare i moti e per oltre un anno, ricercato dalla polizia borbonica, fu costretto a nascondersi e vagare nei paesi interni della Calabria, della Basilicata e del Cilento fin quando non riuscì ad imbarcarsi per Parigi e poi per Londra, dove incontrò Mazzini. Poi fu di nuovo a Parigi, dove continuò la sua opera di rivoluzionario, partecipando a moti e barricate, e per questi motivi fu espulso dalla capitale francese per ben tre volte. In Europa si fece conoscere come giornalista e scrittore poi, dopo la liberazione del 1860, tornò in Italia e fu eletto deputato per due volte, nei collegi di Brienza e di Teggiano. Il richiamo di Parigi e Londra fu comunque forte e frequenti i suoi ritorni, probabilmente per trovare l’ispirazione per i suoi incessanti scritti. Nel 1868, a Londra, trovò anche il matrimonio. Lasciò la capitale inglese per un periodo a Napoli ma vi ritornò definitivamente nel 1878. Dopo dieci anni fu a Parigi dove, nel 1890, morì. In rispetto di una sua volontà fu cremato e le ceneri sparse su suolo inglese. Il convegno in onore del Petruccelli della Gattina, è partito proprio dalla fine della sua vita: da quella morte giunta di 29 marzo, data in cui l’istituto moliternese ha voluto celebrare il suo nume. A rappresentare le istituzioni hanno presenziato l’assessore provinciale Rocco Carmelo Orlando, il sindaco di Moliterno Angela Latorraca e l’assessore comunale Mimmo Mastrangelo; questi ultimi in particolare per testimoniare l’idea del Comune della Val d’Agri, che intende valorizzare Petruccelli della Gattina come risorsa vera e propria, scegliendo in questa prima occasione un pubblico di ragazzi, ai quali è stato indirizzato il messaggio che prende le mosse da una mai abbastanza celebrata figura di intellettuale, di cui sono state esaltate le doti poliedriche e il suo impegno nel panorama italiano ed europeo in un’epoca considerata come la più calda della nostra storia. Nelle linee biografiche tracciate dalla studentessa Maria Speranza Spinillo, emerge il ruolo di protagonista di questi eventi che Petruccelli della Gattina ha svolto. Eventi ripercorsi e contestualizzati nel periodo storico da Vincenzo Vitolo, professore dell’istituto, che ha illustrato l’Italia nella seconda metà dell’800. Poi Gimmi Romeo, giornalista e studioso del Petruccelli, ha tracciato le linee essenziali della sua attività di politica e parlamentare, con particolare attenzione al suo impegno per l’istruzione, tema caro al contesto scolastico in cui l’evento è stato calato. Alla professoressa Maria Teresa Lapadula il compito di delineare la figura di giornalista, spesso scomodo, e di penna pungente nel panorama di grandi cambiamenti politici e sociali. Ma un posto di primo piano, il nome di Petruccelli della Gattina lo occupa anche tra i grandi della letteratura ottocentesca, in particolare grazie alla qualità di romanziere storico che lo ha fatto definire dal preside dell’Istituto di Moliterno, Antonio Coppola, appassionato e studioso dell’autore, un “genio di enorme spessore, anche se non collocabile all’interno di un movimento letterario specifico”. Coppola ha analizzato “Le memorie di Giuda”, romanzo considerato scandaloso all’epoca me che ha vissuto al convegno una rivalutazione. Il romanzo più famoso ed importante del Petruccelli della Gattina, però, è stato “I Moribondi del Palazzo Carignano”, pubblicato nel 1862 ambientato nella sede del Parlamento a Torino, appunto Palazzo Carignano. L’autore è pungente e non si limita in nomi denunce, rispettandoli piglio polemico che lo contraddistinse nella sua opera di rivoluzionario, politico, romanziere, saggista e giornalista. Nella giornata moliternese sono emersi gli aspetti di maggior rilievo storico e politico del Petruccelli, il suo essere scomodo per molti e il non farne mistero. Sono state citate frasi e pensieri, come questa in cui egli stesso scrisse di sé: “Tornando sott’altra forma alla vita, da vegetabile, in Inghilterra, sarò ben coltivato; da uomo sarò un moderno Civis Romanus in qualunque parte del mondo: da animale, sarò protetto dal Comitato che si occupa dei maltrattamenti delle bestie. In Francia, o clericale o comunardo. In Germania, e me ne dispiace, soldato e forse contro il mio paese d’una volta. In Svizzera, albergatore. Negli Stati Uniti, uomo ricco. In Italia…Non so quel che potrò essere in Italia”. Anche l’attività parlamentare è stata portata alla luce, in particolare gli interventi del 1861, tra cui l’istruzione primaria e secondaria e la conseguente soppressione del Ministero, la proclamazione di Roma capitale e l’opposizione alla formula cavouriana “Libera Chiesa in libero stato”. Nel 1862 intervenne sull’emancipazione del basso clero; sulla politica estera in favore della Gran Bretagna e con una requisitoria contro la Francia. L’anno dopo fu la volta della politica estera in favore della Polonia. Poi si giunge al 1874-75, quando in Parlamento si occupò di provvedimenti di pubblica sicurezza in Sicilia; delle opere idrauliche da fare in alcuni paesi del Mezzogiorno e di un progetto di legge circa la costituzione di una linea ferroviaria che gli era stata portata all’attenzione nel Circondariato di Sala Consilina. I titoli dei giornali dell’epoca lo definivano come la “lingua lunga del Risorgimento”, come un giornalista-carbonaro con la “penna affilata come una spada”, come “un giornalista caustico e irrequieto”. In questo c’era il carattere dell’intellettuale moliternese che ha fatto della penna l’arma con cui combattere i suoi nemici. Il seminario del 29 marzo ha riportato anche queste testimonianze ed in particolare quella apparsa sul primo numero de “Il Mondo Nuovo”, quotidiano da lui fondato e diretto dal 27 febbraio al 22 settembre 1848, e che fu il primo di una lunga serie di fogli che egli stesso ridava alle stampe dopo imposizioni di chiusura. “Nella pioggia de’ giornali, giornalini, giornalacci, giornaletti di ogni colore, di nessun sapore, di ere vecchie e di ere nuove, di convertiti e convertibili; – si legge – nella furia di liberali del 29 (gennaio), facciamo anche noi mettere il naso fuori,non so con quanto piacere di taluni, ma certo con gioia infinita di molti, questo satanetto che uscirà tutti i giorni, ovvero col suo comodo, a svelare i misteri della nostra storia passata e presente. Noi altro non desideriamo che lo compriate; e statemi beni. I tredici (Della disfida di Barletta).” Il suo paese ha oggi intenzione di sfruttare i fondi delle royalty petrolifere per creare una sorta di parco letterario in cui vengano raccolte opere e testimonianze inedite di Ferdinando Petruccelli della Gattina a cui il suo concittadino Giacomo Racioppi dedicò una epigrafe in sua memoria: ” Ed io il debito di ricordarvi che l’uomo, che qui si commemora, non ebbe né legami né simpatie di sodalizi segreti o pubblici, politici o letterari: egli volle far parte da sé, solo e sempre; questa è la nota del suo carattere: di qui la sua forza”. (gil)